“L’idillio filosofico e letterario tra Italia e Grecia” di Apostolos Apostolou

Zante

L’idillio tra l’Italia e la Grecia ha inizio già da Giovanni del Turco, (1768) quando nella sua traduzione dell’Iliade di Omero farà una lunga introduzione sulle affinità letterarie tra i due popoli. Arriva al suo impatto più stretto con Ugo Foscolo (Zante 1778 – Turnham Green, London 1827 ) [1] o Foscolo come firmava nei suoi testi greci. Testi che non erano mai completamente greci ma costituivano un miscuglio d’italiano e di greco. Questo è chiaro nelle sue lettere d’amore a Isabella Theotoki, quando le scriveva: “Cai ego se agapao poli, sebbene voi den me agapas tipotes”. Cioè “ti amo, ma tu? “, ma anche dalle lettere che mandava ai suoi amici Andrea Mustoxidi (1785 – 1860), Michele Ciciliani, Dionisio Voultso, Stiliano Vlassopoulo [2] (1748 – 1822)  i quali vivevano in Italia e avevano giocato un ruolo scientifico e sociale significativo. I suoi rapporti con i Greci erano sempre molto calorosi e spesso stimolanti.
Presento l’evento con il greco Stilianos Blassopoulos, dottore in giurisprudenza, matematico e fisico che ha scritto in Italia, sotto lo pseudonimo di Biagio Colonna, quando dopo il successo di una rappresentazione teatrale di Foscolo a Venezia intitolata “Tieste” ed il pubblico lo acclamavo dicendo “giovane greco”, alla ripetizione della sua rappresentazione, l’insuccesso era universale e il suo amico Stiliano Vlassopoulos, scherzando gli manderà una fiaschetta ossia una bottiglia vuota, la parola fiaschetta in italiano significa anche fallimento colossale mentre, come è stato scritto in tutte le altre lingue europee, significa semplicemente insuccesso ( nella lingua franca c’è una differenza fra la parola “fiasque” e la parola ” fiasco”) si arrabbia talmente da picchiare suo amico.

L’influenza di Foscolo sul poeta Dionissio Solomo ( Zante 1798 – Corfu 1857 ) e Andrea Kalvo ( Zante 1792 – Louth, Inghilterra, 1867 ) era tale da essere determinante sulla loro opera. Solomos ha scritto su Ugo Foscolo, che “la natura ha rinchiuso la sua anima immortale in un corpo di quelli che non puoi incontrare per strada senza chiedere chi è questa persona che passa“. Tuttavia i due grandi poeti erano vissuti per gran parte della loro vita in Italia, hanno scritto fino alla fine poesia in italiano e conoscevano la lingua greca quando si sono stabiliti in Grecia. Vorrei sottolineare che i grandi poeti greci D. Solomos , A. Kalvos, e K. Kavafis, non avevano il greco per lingua materna. Dionissio Solomos ha fatto gli studi ginnasiali e universitari a Cremona e a Pavia, quando in Lombardia stavano fermentando le prime idee romantiche. Scrisse in quegli anni molti versi in italiano, conformandosi più alla tradizione accademica e purista, com’era naturale data la sua età e i tempi, che alle nuove direttive. Lo stile e la metrica di questi versi in italiano sono elaboratissimi e l’artifizio è stridente. Nello stesso tempo accettava con entusiasmo la nuova ideologia che apre nuove prospettive. La nuova ideologia è il romanticismo. Per Solomos, la poesia si scrive tra romanticismo e classicismo. La forma che prevale è: (europeo / romantico / classicistico) in proporzione dello schema (Classico / Dionisiaco / Apollineo). Mentre per Kalvos (Segretario di Ugo Foscolo, una figura isolata, autodidatta, scrisse con una maniera neoclassica con un linguaggio arcaico e nella sua poesia ci sono moduli mitologici ) la poesia subisce la contribuzione delle scienze fisiche e soprattutto di una certa matematizzazione perciò anche alla fine della sua opera poetica, (con titolo Odi che ricorda le Odi di Pindaro ) Kalvos, finisce con la matematica. Su questo, J. Arthos, che ha studiato l’epoca, si è riferito alla matematizzazione e l’universo ordinato che vedevano le scienze ed aveva adottato anche la letteratura.

Evidentemente, vale la pena di vedere cosa succedeva in Italia con il Romanticismo. Il Romanticismo in Italia si esprime nella lotta contro tutti i modelli e tutti i canoni dell’estetica classicistica. Nelle opere d’arte di letteratura, di poesia, l’infinito si esprime come finito; la bellezza è stata suggestione dell’infinito, l’induzione estetica era quindi conoscenza dell’Assoluto. (Ricordiamo Leopardi nel “Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica”). Ma il problema maggiore che il Romanticismo lasciò aperto era rappresentato dalla sfera dei rapporti tra l’arte e le attività umane.

 Anche in filosofia il greco Petros Brailas Armenis (1812- 1884) che ha studiato filosofia in Francia e in Italia, è stato influenzato da Antonio Serbati Rosmini (Trento, 1797- Stresa, Navarra 1855) e proprio dai libri di Rosmini, “Nuovo Saggio sull’ origine delle idee” e “Origine dell’ idea dell’ essere”.[3]

Giuseppe Ungaretti

L’incontro letterario tra i due popoli si avvera ad Alessandria  d’Egitto, quando Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto 1888 – Milano 1970) incontra il grande poeta greco Kostantino Kavafis, (Costantinopoli, 1863 – Alessandria d’Egitto, 1933) e l’influenza di Giuseppe Ungaretti è un fato per Kavafis. Ed è lui che lo introdurrà in Italia, avendolo conosciuto nella loro città di nascita comune, Alessandria, come lo aveva conosciuto Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria di Egitto 1876 – Bellagio, Como 1944) il quale racconta anche come lo ha incontrato, dicendo di averlo riconosciuto in un caffè visto che fino ad allora e ne aveva soltanto sentito parlare. “Come l’ho riconosciuto – dirà egli stesso – ho visto una figura molto elegante, che però aveva una deviazione dall’universo”. Poco dopo, Eugenio Montale (Genova 1896- Milano 1981) tradurrà “Aspettando i Barbari” e inizierà una conversazione fantastica con lui.

K. Kavafis

In un primo tempo K. Kavafis compose i suoi versi in una lingua epurata, ma dopo il 1903 si rivolse al parlato arricchito di forme dialettali di Costantinopoli e di parole tratte dalla tradizione classica. Il decadentismo di Kavafis non imita la grande poesia europea di quegli anni, ma si ispira al mondo ellenistico pagano- cristiano, che nella sua città natale (cioè Costantinopoli) celebrava gli ultimi trionfi, per mistificare o sublimare insopprimibili emozioni personali. Un altro poeta greco con cultura italiana, è Iorgos Sarandaris (Pireo 1909- Atene 1941) che ha studiato in Italia per molti anni Filosofia e Giurisprudenza; natura tormentata da preoccupazioni metafisiche (fu tra i primi a studiare l’esistenzialismo in Grecia) e  che è stato influenzato dalla cultura italiana della sua epoca proprio da Ungaretti durante lungi anni dell’infanzia e sicuramente dall’ esistenzialismo italiano e dal simbolismo francese. È l’epoca durante la quale in Italia prevalgono nuove correnti di filosofia e di letteratura. Durante gli ultimi anni, anche se esistono molte possibilità, le influenze sono poche visto che le cattedre della lingua neo-ellenica (di greco moderno) nelle università Italiane ed i reparti di letteratura italiana nelle due università di Grecia (Università di Atene, e Università di Salonicco) s’interessano soltanto al compimento ingenuo di corsi insignificanti.

 Apostolos Apostolou

Professore di Filosofia e Critico letterario.

 

[1] Ugo Foscolo figlio di Andrea Foscolo un chirurgo veneziano e della greca Diamantina Spathis. Dopo la morte della parte raggiunse con la famiglia a Venezia  1792
[2] Mario Pontali ,Foscolo e il greco  moderno, Roma , 1964. G. A. Traversi, Di un amore di Ugo Foscolo, Milano, 1883.
[3] Petros Brailas Armenis era assolutamente d’ accordo, quando Rosmini scriveva: ” L’ idea dell’infinito non può essere nell’ idea dell’essere, perché l’idea dell’ essere che abbiamo primitivamente  è quella del io, e l’ io  è  finito. Altro è dire che l’idea dell’ infinito viene di necessità nella nostra mente, ed altro dire che essa  è  innata ed è nell’ idea dell’ essere. E’ nella nostra mente lo nega [ … ] ma non è nell’idea dell’essere perché questa idea non sia apparente primitivamente [ … ] ripetiamolo ancora che è nel nostro io, il quale è finito.
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