“Il pensiero democratico di Omero” di Apostolos Apostolou

Pubblichiamo l’articolo inviatoci da un nostro lettore,  Apostolos Apostolou, docente di filosofia e scrittore, che ringraziamo per la preziosa collaborazione. Ha insegnato filosofia all’Università di Scienze Sociali e Politiche, “Panteion”, ( tra le tre più antiche Università di scienze politiche in Europa), ha insegnato teoria dell’ arte in Art –Act, visiting professor all’ Università di Padova. Direttore responsabile della rivista letteraria e filosofica e di cultura umanistica “L’ Ombrello”. Scrittore e giornalista in quotidiani greci. Il contributo del Prof. Apostolou è un’opportunità di approfondimento del mondo ellenico e di ulteriore accrescimento culturale.

          Il pensiero democratico di Omero                            

   

Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un’opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo del Louvre di Parigi.

La semiotica (dal termine greco σημεῖον semeion, che significa “segno”, ( nel vocabolario greco esistono, infatti, le parole σήμα / σημείον.  Testimoniate a partire da Omero, troviamo il termine già in Omero Iliade, 6,168, Odissea, 21,231. La parola Σήμα (deriva dal sanscritto dhyama) è la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi abbiano un senso (significazione). Considerato che il segno è in generale “qualcosa che rinvia a qualcosa altro” (per i filosofi medievali “aliquid stat pro aliquo”) possiamo dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione. Nei poemi di Omero esiste una semiotica che ha un’atemporalità. Dobbiamo pensare che i poemi di Omero precedono cronologicamente la nascita della filosofia. Il suo nome, probabilmente greco, è stato oggetto sin dall’antichità di varie spiegazioni paretimologiche: i) In greco Omero probabilmente proviene da ὁ μὴ ὁρῶν (o mè oròn) “colui che non vede” (la tradizione infatti lo vuole cieco; ii) la cecità ha nell’antichità connotazione sacrale e spesso era simbolo di doti profetiche e di profonda saggezza; molti aedi erano ciechi, anche Demodoco nell’Odissea). ὅμηρος (hómeros) “l’ostaggio”, “pegno”, ma anche “il cieco” (come “persona che si accompagna a qualcuno”, da ὁμοῦ ἔρχομαι (homù èrchomai), “vado insieme”) ; iii) vi erano infatti delle piccole riunioni, definibili anche assemblee, nei gruppi di “Omerìdi” che narravano quei canti che in seguito sarebbero stati i costituenti dei poemi più famosi dell’età greca arcaica.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, L’Apoteosi di Omero

La prima cultura antropologica politica esiste nel pensiero di Omero. I poeti omerici  potrebbero essere stati l’opera di un gradissimo poeta o di un gruppo di aedi che si sarebbero tramandati oralmente e con continue modifiche una anonima saga o, più probabilmente, di un poeta che avrebbe, nell’ ottavo secolo, raccolto ed ordinato i racconti di quegli aedi. L’Iliade e l’ Odissea ci presentano un quadro della civiltà achea che sovrappone ad elementi sicuramente originari, elementi posteriori che con la civiltà achea non hanno certo nulla a che fare. Nei poemi epici di Omero si manifesta lo spirito del rischiaramento razionalistico insieme con una semiologia. La religiosità primitiva, di culto magico- tellurico, cui l’uomo è completamente legato con un senso di totale dipendenza, appare notevolmente ridotta. Non v’è dubbio che in Omero il mito antico ha perduto in forte misura la funzione religiosa vitale che aveva avuto in passato. Ma soprattutto, il pensiero di Omero è un pensiero poetico, che dà in primo posto la dinamica della semiotica.

La filosofia politica di Omero è una filosofia dell’«onomassiologia» (gr. ονομάζω= nomino, e λόγος=discorso). E nell’«onomassiologia» di Omero passano tutti i concetti politici. «Onomassiologia» è la scienza che esamina il nome e il concetto dei nomi. L’«onomassiologia» si articola in tre parti: 1) l’etimologia che spiega l’origine del nome. 2) l’omonimia che rende conto dei significati diversi. 3) la polionomia che raccoglie i sinonimi.

Il pensiero politico di Omero era un pensiero democratico. Nella storia dei nomi esiste la prima decostruzione della politica e del potere. La politica non può garantire la pace, e il fattore comune del potere secondo Omero è la manovra delle masse. Cosi nell’«onomassiologia» di Omero esiste tutta la filosofia politica. Possiamo vedere alcuni esempi:

Agelao: figlio di Damastore. Fu ucciso da Ulisse. La parola è sintetica da Age che proviene dal verbo greco antico ἄγω che significa conduco, guido, governo, educo, comando, e dal secondo sintetico della parola, dal sostantivo laos (λαός) cioè popolo. Così la parola Agelaos significa “lui che guida le folle”, o in una nozione più ampia di ermeneutica,  la manipolazione involgarente delle masse. 

Antinoo: figlio di Eupite. Uno dei capi dei Proci; ordì il complotto per uccidere Telemaco durante il suo ritorno dal continente e fu tra quelli che istigarono la lotta tra Ulisse (travestito da mendicante) e il mendicante Iro. Fu la prima vittima di Ulisse. Anche qui la parola Antinoo è sintetica dalla preposizione anti (αντί) che significa di fronte a, o invece, e dal sostantivo νοῦς o νόος (noûs, “nus”). Secondo la filosofia greca, la parola nus ha il significato  della  diànoia, della  ragione. Cioè il nome Αntinoos, vuole dire “pensiero”, laterale funziona come “arte” del trovare e presentare i propri argomenti, sì da convincere gli ascoltatori col suscitare precisamente la disposizione d’animo voluta e (come fu loro rimproverato) da “rendere prevalente il discorso (per sé) meno forte”. Quello che fanno i sofisti greci.

Anfinomo: Il più bello dei Proci, (pretendenti) principe di Dulichio. Prudente e assennato, mostrò cortesia verso Ulisse travestito, che cercò di convincerlo ad abbandonare la reggia. Ma l’avvertimento non venne ascoltato, e Anfinomo condivise il destino degli altri pretendenti.  La parola (o il nome) Antinomo è sintetica. Il primo sintetico anfi significa da due parti, o doppio, e il secondo νόμος, nòmos (cioè legge). Anfinomo significa quando non c’è il senso della legge, tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero, tra il padrone e il servitore: quel che opprime è la libertà, quel che affranca è la legge. Quando lo stato opprime la libertà del popolo e affranca l’impunità di cui godono gli iniziati, iniziati che governano.    

Demoptolemo (gr. Δημοπτόλεμος, lat. Demoptolemus). Il personaggio compare solo nel corso della strage finale descritta nel Libro XXII dell’Odissea. Omero lo mostra tra quelli che “si distinguevano nel valore” (XXII, 244). Su invito di Agelao, insieme ad altri scaglia la sua asta contro Odisseo. Tuttavia Atena rende inefficace il suo colpo e Odisseo lo uccide, mentre contemporaneamente è abbattuto Euriade per mano di Telemaco (XXII, 247-267). Demoptolemo proviene dalla parola Demos in greco antico δῆμος, designa il popolo, e più specificamente il governo popolare. Tra le funzioni statali del demos, era anche quella di fornire allo Stato, i membri della bulè. E il secondo sintetico ptolemos, appartiene un tipo parallelo di polemos cioè guerra. Cosi Demoptolemo significa lui che combatte la volontà del popolo.

Secondo Omero la dialettica nell’Odissea, si esprime dal pretendente di Penelope che si chiama Alcinoo, greco Ἀλκίνοος. Alcinoo, re dei Feaci a Scheria, era figlio di Nausito, fratello di Ressenore e discendente di Poseidone. Un’altra persona nella filosofia politica di Omero e il Nestore. Nestore /nèstore/ (in greco Νέστωρ) è una figura della mitologia greca ed esprime secondo Omero l’alienazione. Appare nell’Iliade e nel III libro dell’Odissea.

Molti scrivono che la posizione di Omero si rivolgeva a un pubblico aristocratico. E nei suoi poemi epici si manifesta lo spirito del rischiaramento razionalistico. E anche la religiosità primitiva, di culto magico – tellurico, cui l’uomo è completamente legato con un senso di totale dipendenza, appare notevolmente ridotta. Sicuramente non v’è dubbio che in Omero il mito antico ha perduto in forte misura la funzione religiosa vitale che aveva avuto in passato. Però possiamo vedere anche un’altra vista dei poemi di Omero, la vista della semiologia. Perché in Omero non si riflettono, come dicono molti, la concezione che del mondo ha l’aristocrazia ionica, ma una validità assiologica, e una decostruzione del potere. Esiste un pensiero anarchico, del potere che non vuole classificare gli individui in categorie.  Anche esamina i valori come presupposto della filosofia. E come ha scritto Th. Adorno “Non è stata una coincidenza fortuita se proprio da coloro che vedevano in Omero una guida costante nelle loro vite verranno al mondo le idee di libertà, di democrazia, di legge: gli uomini di Omero hanno trasmesso ai posteri una straordinaria fiducia in se stessi, forse ereditata dal loro eroico passato miceneo, che ben si esplicita nel rapporto che essi hanno intrattenuto con i loro Dei ed anche nell’aspetto che hanno loro attribuito”. In Omero si riflettono la concezione che del mondo della decostruzione, e insieme per così dire, la fase finale del mito del potere. In altre parole dobbiamo vedere sempre anche il poeta Omero e il semiologo Omero.
Apostolos Apostolou

Note:

[1] Liebenthal, De constitutione politices, cit., th. 3, pp. 2–3; Matthiae, Systema politicum, cit., «Prolegomena», 1, pp. 1–3.)

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