“Nikos Kazantzakis, l’esistenzialismo e la libertà: un confronto con Camus e Sartre” di Apostolos Apostolou

Libertà, responsabilità e trascendenza nel cuore del Novecento

Nel panorama del pensiero europeo del Novecento, Nikos Kazantzakis occupa una posizione singolare e, per molti versi, laterale. Spesso accostato all’esistenzialismo per affinità tematiche — la centralità della libertà, il conflitto interiore, la responsabilità individuale — lo scrittore cretese sfugge tuttavia a ogni etichetta stabile. Il confronto con figure come Jean‑Paul Sartre e Albert Camus consente di chiarire non solo ciò che accomuna Kazantzakis all’esistenzialismo, ma soprattutto ciò che lo distingue: una concezione della libertà radicale, tragica e intrisa di tensione religiosa.
A differenza dei filosofi francesi, Kazantzakis non costruisce un sistema teorico rigoroso. La sua riflessione nasce dall’esperienza, dal viaggio, dalla scrittura come atto vitale. La libertà, per lui, non è mai un concetto neutro: è una forza che lacera, che obbliga a scegliere, che espone al fallimento. È una libertà vissuta prima ancora che pensata.

Libertà come condizione umana

Per Sartre, la libertà è una condanna: l’uomo è “gettato” nel mondo senza essenza prestabilita e costretto a scegliere continuamente, senza appigli metafisici. L’assenza di Dio non libera l’uomo dal peso della responsabilità, ma lo rende totalmente responsabile di ciò che è e di ciò che fa. Ogni scelta individuale, in questa prospettiva, vale come scelta per l’intera umanità.
Camus parte da un presupposto diverso ma giunge a una conclusione affine. Il cuore della sua riflessione è l’assurdo, ovvero la frattura insanabile tra il bisogno umano di senso e il silenzio del mondo. Di fronte a questo scarto, l’uomo può scegliere la fuga — nel suicidio o nella fede — oppure la rivolta. La libertà camusiana consiste nell’abitare lucidamente l’assurdo, senza cedere a illusioni consolatorie.
Kazantzakis condivide con entrambi l’idea di una libertà priva di garanzie esterne. Anche per lui l’uomo è solo, esposto, chiamato a decidere senza certezze ultime. Tuttavia, il vuoto non è mai un punto di arrivo. La libertà non nasce dalla semplice constatazione dell’assenza di senso, ma dalla lotta incessante tra forze opposte: spirito e materia, ascesa e caduta, speranza e disperazione. L’uomo libero non si limita ad accettare il nulla: lo trasforma in terreno di combattimento.

L’“Ascetica” e l’idea di un esistenzialismo spirituale

Il testo che più chiaramente mette in dialogo Kazantzakis con l’esistenzialismo è Ascetica (Askitikì), un’opera che sfugge a ogni classificazione di genere. Qui risuona una visione dell’uomo chiamato a creare il proprio senso attraverso l’azione, senza attendere salvezze esterne. La celebre formula “Non spero nulla. Non temo nulla. Sono libero” sembra condensare l’essenza di una libertà assoluta.
Eppure, la differenza rispetto a Sartre è decisiva. In Sartre la libertà è ontologica, una condizione ineliminabile dell’essere umano. In Kazantzakis, invece, la libertà è una conquista ascetica, il risultato di un esercizio continuo di superamento di sé. Non basta scegliere: occorre consumarsi nella scelta, accettarne il prezzo, portarne il peso fino in fondo. La libertà non è data una volta per tutte, ma va riconquistata giorno dopo giorno.
In questo senso, Kazantzakis può essere letto come un esistenzialista spirituale. Non perché recuperi una religione tradizionale, ma perché rifiuta l’idea di un’esistenza appiattita sull’immanenza. L’uomo, nella sua visione, è attraversato da una tensione verticale che lo spinge costantemente oltre ciò che è.

Camus e la rivolta, Kazantzakis e l’ascesa

Il confronto con Camus è particolarmente illuminante. L’eroe camusiano — da Sisifo al dottor Rieux de La peste — accetta l’assurdo e oppone una rivolta lucida, misurata, profondamente etica. La sua grandezza consiste nel non mentire, nel rifiutare ogni giustificazione metafisica del dolore.
Kazantzakis, invece, non rinuncia mai del tutto alla tensione verso l’alto. Anche quando proclama la morte di Dio, ne conserva l’ombra come esigenza interiore. I suoi personaggi non si limitano a resistere: vogliono superare, trasfigurare, spingersi oltre il limite umano. Se Camus invita a vivere “senza appello”, Kazantzakis vive come se l’appello esistesse, pur sapendo che potrebbe non arrivare mai.
Questa differenza si riflette anche nello stile. Alla prosa sobria e controllata di Camus, Kazantzakis oppone una scrittura febbrile, visionaria, spesso eccessiva. La libertà, per lui, non è misura, ma slancio.

Zorba e la critica all’intellettualismo moderno

In Zorba il Greco si può leggere una critica implicita all’intellettualismo esistenzialista. Alexis Zorba incarna una libertà che non nasce dal pensiero astratto, ma dal coinvolgimento totale nella vita. Zorba danza, ama, soffre, sbaglia, ma non rinnega mai l’intensità dell’esperienza.
Rispetto all’uomo sartriano, spesso paralizzato dalla coscienza della propria responsabilità, Zorba appare scandalosamente libero. Ma non si tratta di una libertà irresponsabile o ingenua. Zorba conosce il dolore, la perdita, la morte; semplicemente rifiuta che queste esperienze paralizzino il desiderio di vivere.
Nel dialogo tra il narratore-intellettuale e Zorba si riflette un conflitto centrale del Novecento: quello tra pensiero e vita. Kazantzakis sembra suggerire che una libertà puramente riflessiva, separata dal corpo e dal rischio, sia destinata a restare incompiuta.

 Libertà e religione: rifiuto, eresia o lotta?

Il nodo più profondo che separa Kazantzakis dall’esistenzialismo ateo riguarda il rapporto con la religione. Sartre esclude Dio come ipotesi filosoficamente irrilevante; Camus lo considera un salto illegittimo oltre l’assurdo. Kazantzakis, al contrario, non smette mai di confrontarsi con il divino.
Ne L’ultima tentazione di Cristo, Gesù è rappresentato come un uomo lacerato dal dubbio, combattuto tra la chiamata divina e il desiderio di una vita semplice. Qui la libertà non coincide con l’obbedienza cieca, ma con la responsabilità della scelta. Il Cristo di Kazantzakis è libero perché sceglie consapevolmente il sacrificio, dopo aver sperimentato fino in fondo la tentazione di evitarlo.
Questa visione gli costò l’accusa di eresia e l’ostracismo della Chiesa ortodossa, ma rivela il cuore del suo pensiero: la fede, se esiste, non elimina il conflitto, lo intensifica. La libertà religiosa non è adesione a un dogma, ma attraversamento del dubbio.

Libertà, storia e responsabilità

Come Sartre, Kazantzakis insiste sul legame inscindibile tra libertà e responsabilità. Tuttavia, mentre per l’esistenzialismo francese la responsabilità è soprattutto etica e politica, per Kazantzakis assume anche una dimensione cosmica. Ogni gesto umano partecipa alla lotta universale tra ascesa e disgregazione.
Questo spiega il suo interesse per figure storiche e spirituali — da Francesco d’Assisi a Lenin — viste come uomini divorati dalla propria missione. In questi ritratti, la libertà non coincide con la felicità individuale, ma con la fedeltà a un compito interiore che trascende il singolo. 

Un esistenzialista eretico

Alla luce di questo confronto, Kazantzakis può essere definito un esistenzialista atipico, o meglio, un esistenzialista eretico. Condivide con Sartre e Camus la centralità dell’uomo e della scelta, ma rifiuta tanto il nichilismo quanto il puro immanentismo.
La sua libertà non è né serenamente assurda né puramente razionale: è una libertà che lotta, soffre, crede senza garanzie. In un secolo segnato dal crollo delle certezze, Kazantzakis propone una via più scomoda ma forse più radicale: non eliminare la domanda di senso, bensì trasformarla in energia vitale.
In definitiva, mentre l’esistenzialismo insegna a vivere senza Dio, Kazantzakis insegna a combattere con Dio — e, proprio per questo, a essere liberi.

Le radici filosofiche: Nietzsche e Bergson

Per comprendere fino in fondo la specificità della libertà kazantzakiana è necessario risalire alle sue fonti filosofiche principali. Prima ancora dell’incontro con l’esistenzialismo, Kazantzakis si forma sul pensiero di Friedrich Nietzsche e di Henri Bergson, due autori che segnano in modo decisivo la sua visione del mondo.
Da Nietzsche, Kazantzakis eredita l’idea di una morale come creazione, non come obbedienza. Il rifiuto dei valori dati, la centralità della volontà, la necessità di superare continuamente se stessi sono elementi che attraversano tutta la sua opera. Tuttavia, a differenza del filosofo tedesco, Kazantzakis non approda mai a un vitalismo puro: la sua ascesa non è mai priva di dolore, né liberata dalla dimensione tragica.
Da Bergson, incontrato durante il soggiorno parigino, deriva invece la concezione della vita come slancio creativo (élan vital). La libertà non è immobilità, ma movimento; non è equilibrio, ma tensione. Questa idea dinamica dell’esistenza si ritrova nella continua oscillazione, tipicamente kazantzakiana, tra caduta e risalita, materia e spirito.

Libertà e politica: tra impegno e disillusione

Anche sul piano politico Kazantzakis mantiene una posizione ambigua e irregolare, difficilmente riconducibile alle categorie dell’esistenzialismo militante. Come Sartre, egli sente l’urgenza dell’impegno e guarda con interesse ai grandi movimenti collettivi del suo tempo, incluso il comunismo. Tuttavia, non riesce mai ad aderirvi completamente.
Nei suoi viaggi in Unione Sovietica, Kazantzakis è affascinato dall’energia rivoluzionaria, ma al tempo stesso inquietato dalla riduzione dell’individuo a ingranaggio della Storia. La libertà, per lui, non può essere sacrificata a nessuna necessità storica, nemmeno in nome di un futuro migliore. In questo senso, si distacca sia dall’ottimismo rivoluzionario sia dal disincanto radicale.
La sua posizione ricorda piuttosto quella di un testimone tragico: l’uomo è chiamato ad agire, pur sapendo che ogni costruzione storica è provvisoria e destinata a fallire. L’impegno non garantisce la salvezza, ma resta l’unica risposta dignitosa alla condizione umana.

Scrittura e libertà: uno stile come atto etico

La concezione della libertà in Kazantzakis non riguarda solo i contenuti, ma si riflette anche nella forma della sua scrittura. Romanzi, saggi, poemi epici, diari di viaggio: la varietà dei generi testimonia un rifiuto delle costrizioni letterarie non meno radicale di quello filosofico.
La lingua di Kazantzakis è intensa, fisica, spesso eccessiva. Lontana dalla misura classica e dalla sobrietà esistenzialista francese, essa tende all’accumulo, alla visione, all’invocazione. Scrivere, per Kazantzakis, è un atto di libertà totale, che mette in gioco l’intero essere dello scrittore.
In questo senso, la sua opera può essere letta come una lunga confessione laica, in cui ogni libro rappresenta una tappa di un cammino mai concluso. La libertà non è solo ciò di cui si scrive, ma il modo stesso di scrivere.

Attualità di Kazantzakis

Nel XXI secolo, il confronto tra Kazantzakis e l’esistenzialismo acquista una nuova rilevanza. In un’epoca segnata da crisi globali, disorientamento identitario e ritorni di fondamentalismi religiosi e ideologici, la sua idea di libertà come lotta permanente appare sorprendentemente attuale.
Kazantzakis rifiuta tanto il cinismo quanto il fanatismo. Non offre certezze, ma nemmeno si rifugia nell’indifferenza. La sua libertà è inquieta, esigente, incompatibile con ogni forma di passività. In questo senso, parla a un presente in cui la libertà rischia di essere ridotta a diritto formale o a scelta di consumo.

Conclusione: la libertà come cammino senza garanzie

Portare Kazantzakis a confronto con Sartre e Camus significa, in definitiva, interrogare tre risposte diverse alla stessa crisi: la fine delle certezze metafisiche. Sartre affida tutto alla responsabilità dell’uomo; Camus alla lucidità della rivolta; Kazantzakis alla tensione inesausta verso un oltre mai garantito.
La sua proposta è forse la più rischiosa: vivere senza certezze, ma senza rinunciare alla verticalità; accettare il dubbio, ma non spegnere il desiderio di senso. La libertà, in questa prospettiva, non è uno stato di quiete, ma un cammino faticoso, spesso doloroso, che non promette salvezza.
È proprio questa mancanza di garanzie a rendere la libertà kazantzakiana profondamente moderna. In un mondo che chiede risposte rapide e rassicuranti, Kazantzakis invita a restare nel conflitto. E suggerisce che, forse, è proprio lì — nel punto di massima tensione tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare — che la libertà trova la sua forma più autentica.

Apostolos Apostolou
Professore di filosofia

 

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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1 risposta a “Nikos Kazantzakis, l’esistenzialismo e la libertà: un confronto con Camus e Sartre” di Apostolos Apostolou

  1. Avatar di vengodalmare vengodalmare scrive:

    Interessante, grazie.

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