“SANT’ANTONIO ABATE NELL’ARTE” di Ylenia Romerio

La nostra rivista propone oggi un articolo molto interessante di Ylenia Romerio che illustra il culto di  Sant’Antonio Abate nel giorno in cui si celebra la sua Festa e arricchisce la sua figura facendo riferimento al corredo iconografico che raffigura il Santo nella Storia. Interessante il ritratto realizzato da Maria Vittoria Potì, la nostra giovane artista che ha dato vita alla figura del Santo in modo originale e personalissimo.
Maria Vittoria Potì

Il 17 gennaio ricorrono i festeggiamenti in onore del  Santo Patrono di Novoli, in provincia di Lecce, Sant’Antonio Abate.
Molto spesso, si tende a ricordare la sua biografia e il suo vissuto religioso, da eremita, ma si tralascia molto spesso l’iconografia che accompagna la vita del Santo. Forse anche noi novolesi, non pensiamo di poter usufruire di una vasta gamma di affreschi o dipinti che raffigurino il Santo. In realtà, l’immagine di Sant’Antonio è ricorrente sin dal Medioevo in varie località italiane per poi essere dipinto, nel corso dei secoli, da artisti italiani e stranieri. L’iconografia di Sant’Antonio Abate (noto come il Grande o del Fuoco O l’Eremita o l’Anacoreta) è una delle più stratificate della storia dell’arte, evolutasi da simbolo dell’ascetismo egiziano a protettore delle tradizioni rurali.

Medioevo: Il Patriarca del Monachesimo. Le prime rappresentazioni (affreschi bizantini e romanici) mostrano un anziano austero con saio e bastone, figura centrale del monachesimo. Con la nascita dell’ordine degli Antoniani nel 1095, si consolidano attributi come il Tau (T) e la campanella, usata per raccogliere elemosine. Le raffigurazioni di Sant’Antonio Abate (251–356 d.C.) risalenti ai primi secoli sono rare e si trovano principalmente nell’area copta e bizantina, dove nacque il suo culto come padre del monachesimo.
Le opere più antiche e significative includono:
Affreschi di Baouit (VIII secolo)
Una delle immagini più antiche sopravvissute è un frammento di affresco proveniente dal Monastero di Baouit, in Egitto. In queste prime rappresentazioni, il santo appare con i tratti tipici dell’anacoreta egiziano: una lunga barba bianca e la tunica monastica, privo però dei simboli occidentali successivi (come il maiale o il campanello).

Monastero di Sant’Antonio nel Deserto (Egitto)

 Il monastero fondato sul luogo della sua sepoltura conserva cicli di affreschi di fondamentale importanza, sebbene molti siano stati rimaneggiati nel corso dei secoli.

Chiesa Vecchia: Ospita affreschi di epoca bizantina e medievale (con una fase importante datata al 1232) che mostrano il santo in trono o accanto ad altri padri del deserto come San Paolo di Tebe.
Le iscrizioni sono spesso in greco o copto, a testimonianza del culto originario.

Iconografia Rupestre e Bizantina (X-XII secolo)

In Italia, le prime tracce pittoriche si trovano spesso in contesti rupestri legati al monachesimo italo-greco: Puglia e Basilicata: Nelle chiese rupestri (come quelle di Mottola o Massafra), il santo inizia a comparire tra il X e il XII secolo in stile rigorosamente bizantino, ieratico e frontale.

ANDRIA (BT). Cripta/chiesa rupestre della Santa Croce ai Lagnoni con affresco di s. Antonio abate, XV secolo.1

 Simboli arcaici: In questa fase, l’unico attributo frequente è il bastone (spesso a forma di Tau), simbolo del sostegno degli anziani nel deserto e del sigillo di Dio.

Evoluzione dei simboli

Mentre nei primi secoli l’immagine è quella del patriarca eremita, solo dal Basso Medioevo (circa dal XIII secolo) si consolidano gli attributi popolari oggi comuni:

http://www.pugliadigitallibrary.it/item.jsp?id=809&locale=it_IT

Il maiale: Originariamente simbolo del diavolo tentatore sconfitto dal santo, divenne poi l’animale protetto dagli Antoniani. Il fuoco: Riferimento alla malattia del “fuoco di Sant’Antonio” curata dai monaci dell’ordine. Libro: Indica la sua profonda conoscenza delle Scritture.
Drago/Demoni: Le tentazioni demoniache nel deserto.

Sant’Antonio Abate, Dipinto 1350 – 1399

Affresco riquadrato con cornice a due colori e motivo geometrico. Figura maschile (S. Antonio Abate) in piedi, lunga barba bianca, posa di tre-quarti, aureola dorata, nella mano destra tiene un lungo bastone, nella sinistra un libro chiuso con piccolo campanello; in basso testa di porcellino. Quest’ultimo dipinto, effettuato su intonaco con pittura a fresco, è sito nella Chiesa di Santa Maria Nuova, a Gubbio in Umbria.
L’opera è giudicata una figura nuova nell’arte del XV secolo, per la perfetta modellatura del volto. Fu invece attribuita al pittore eugubino Guido Palmerucci, mentre il Venturi la giudicò opera più tarda. Il Todini (1989) attribuisce invece l’affresco ad un pittore eugubino affine a Mello da Gubbio, della prima metà del XIV secolo2.

2 https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500178195-3

Nella zona appenninica al confine tra le diocesi di Foligno e di Spoleto, in località Rasiglia, sorge il santuario di S. Maria delle Grazie, costruito nel 1450 sul greto del fosso Terminara. Sulla parete sinistra, in prossimità della controfacciata, si trova un grande dipinto murale che raffigura sant’Antonio Abate tra scene della sua vita. Il dipinto è datato 1467 e firmato da Cristoforo di Iacopo da Foligno3.

Il bastone da pellegrino termina spesso (come nel dipinto di Matthias Grünewald per l’altare di Issenheim) con una croce a forma di tau che gli Antoniani portavano cucita sul loro abito (thauma in greco antico significa stupore, meraviglia di fronte al prodigio).

Matthias Grünewald, Altare di Issenheim per l’ospedale degli Antoniani4.

 

 

 

 

3 https://www.keytoumbria.com/Foligno/Cristoforo_di_Jacopo.html

4 https://www.kunstkopie.de/a/gruenewald-mathias-mathis/der-hl-antonius-abad-seit.html

In numerosi dipinti l’immagine di Sant’Antonio è associata a quella di altri santi, in contemplazione spesso di una scena sacra. Ricordiamo ad esempio la suggestiva tavola del Pisanello (ca.1440-50) conservata alla National Gallery di Londra, che raffigura una visione della Madonna col Bambino che appare a un rude e barbuto sant’Antonio, con accanto un mansueto cinghiale accovacciato, e a un san Giorgio elegantemente vestito.

 Pisanello, Madonna tra i santi Antonio Abate e Giorgio, 1445 circa. Tempera su tavola, 47 x 29 cm. National Gallery di Londra5.

Ma l’Abate Antonio, per la storia dell’arte, è soprattutto il santo delle tentazioni demoniache.

Martin Schongauer, Le Tentazioni di Sant’Antonio, incisione, 1490

5 https://www.santantonioabate.afom.it/gran-bretagna-londra-national-gallery-madonna-con-i-ss-antonio-abate-e- giorgio-di-pisanello-1445-ca/

6 Martin Schongauer, The Temptation of St Anthony, engraving Archived 2015-03-12 at the Wayback Machine at the British Museum

Sassetta, Sant’Antonio bastonato dai diavoli Siena, Pinacoteca nazionale7

David Teniers il Giovane, Le tentazioni di Sant’Antonio, Museo del Prado8.

7 https://www.pinacotecanazionalesiena.it/

8 https://app.fta.art/it/artwork/54842944a0a14b30b2431c84500b276ceacdc92e

Brueghel, Museo Nacional de Escultura, “Le tentazioni di s. Antonio Abate”, 1600 circa. SPAGNA – VALLADOLID

9 https://www.santantonioabate.afom.it/spagna-valladolid-museo-nacional-de-escultura-le-tentazioni-di-s-antonio- abate-di-j-brueghel-il-vecchio-1600-circa/

Francisco de Zurbaràn, Sant’Antonio Abate,Galleria degli Uffizi, FIRENZE10.

10 https://www.santantonioabate.afom.it/firenze-galleria-degli-uffizi-santantonio-abate-di-f-de-zurbaran/

Molto particolare la versione che ne dà Salvator Rosa nel ‘600, soprattutto per l’aspetto atipico del demone.

Salvator de Rosa, Le Tentazioni di Sant’Antonio Abate, dipinto a olio su tela (125,5×93,3 cm) , 1645 circa e conservato nella Galleria Palatina a Firenze11.

Il tema delle Tentazioni di Sant’Antonio interpretato con una modalità differente a seconda del contesto artistico e culturale, si ritrova anche nell’opera di Paul Cézanne con la sua Tentazione (circa 1875) della Collezione “E. G. Bührle” (Svizzera); e relativamente al XX secolo vanno menzionate le interpretazioni date a questo tema – con scoperta attenzione alla lezione psicoanalitica- da pittori quali Max Ernst e Salvador Dalí, entrambe eseguite nel 1946.

In questo breve escursus artistico, ho voluto dare risalto alla biografia di Sant’Antonio Abate.
Egli diventato ben presto orfano, sentì la vocazione di seguire le orme di Nostro Signore, abbandonò tutto per lasciare i poveri. Cercò la perfezione cristiana, su esortazione evangelica, attraverso il deserto, dove pregava e meditava.
Sant’Antonio sarebbe stato aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano per portargli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise.

11 https://www.santantonioabate.afom.it/sanremo-im-frazione-coldiroli-museo-di-villa-luca-le-tentazioni-di- santantonio-di-s-rosa-1645/

Antonio allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, “guarigioni” e “liberazioni dal demonio”. Visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide.
Nell ambito dell’arte sacra, la vita del santo e l’ideale della sua vita monastica, sono centrali nelle rappresentazioni iconografiche. Un grande impulso fu dato dall’’ordine degli Ospedalieri Antoniani che ne sancirono l’iconografia.
Iconografia antoniana nacque per devozione (medioevo), proseguì per esaltazione stilistica come per molti altri dipinti (Rinascimento) e mi piace pensare che ancora in ognuno di noi Sant’Antonio Abate non sia solo il Santo di una festa attesa in molti paesi d’Italia, che si ricorda solo per il “porcello” o per il “fuoco” esaltato in tutte le sue rappresentazioni; ma che sia il Santo eremita che con il silenzio e la preghiera possa entrare nei nostri cuori e arderli d’amore verso il prossimo.

Ylenia Romerio

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