“Poesie” di Elia Cobianchi

Una breve raccolta poetica matura e incisiva quella proposta da Elia Cobianchi, che nelle sue poesie adotta un linguaggio pulito, ma anche evocativo, usando metafore originali che danno spessore a un sentimento autentico e profondo. Il valente intreccio sintattico ben si armonizza con i versi che appaiono quanto mai aderenti a stati d’animo ed emozioni mai sopite. “Ho chiesto alla mia infanzia di tornare” è un verso di una incomparabile intensità e apre ad un lirismo intenso e descrittivo, corredato da suggestivi accostamenti di sapore lievemente nostalgico che si spande nella successiva articolazione versale. [Maria Rosaria Teni]

Fantasie
Vorremmo un corpo, un’ombra che c’insegua,
provar l’abbraccio, il tocco, la carezza,
avere carne viva, aver bellezza
d’affetti, guerreggiar e far poi tregua;
vorremmo esser baciate dalla brezza,
notar che l’alba viene e si dilegua
la notte, ma il cuscino non s’adegua
ancora al capo con naturalezza.
C’invidia il mondo, la sua sofferenza;
ma noi, noi non vedremo mai il sole
dorato sorger nuovo d’esistenza,
ferirsi le pupille ed abbronzare
la pelle; non vivremo che in parole
vuote e senz’ombra, solo da sognare.
Noi siamo sogni infranti, il triste scarto,
neonati morti appena dopo il parto.
Credevo insuperabile
l’eccezione non prevista,
la formula non spiegata
dal comune sentire.
Mi pareva sublime
il miracolo che sfalda
le prospettive umane.
Guardavo entusiasta
alla prima pagina di una rivista
come a un fatto singolare
più unico d’un altro.
Credevo fosse normale
ambire all’ originalità;
ma per vivere soltanto
nella straordinaria
improbabilità
di una nevicata estiva,
ho annullato anche la più varia,,
la più eccezionale,
la più viva
delle mie normalità.
STELLA FISSA
Di te non cè che un fantasma, un pensiero
che offusca le pupille, che plasma
ogni lettera del tuo nome;
ma fingere che tu esista è come
credere che le stelle cadano davvero
e possano farsi più vicine a quaggiù.
Ignoro che siano siderali bagliori,
infuocate apocalissi atomiche,
lontane rovine, sistemi collassati
di meccaniche irrisolte e divini errori.
Ignoro che se gli astri piovessero
sulla terra sarebbe l’inferno,
e già così è stato un gran lutto.
Ignoro che per rendere bello
come una stella il mondo pessimo
dovrei farlo esplodere, e perdere tutto.
La mia coscienza è un’incisione nella carne
dallo sterno all’ombelico, un solco
grezzo, reminiscenza d’un grembo originale
da cui fui troppo presto spartito.
S’inabissano pensieri come corvi storpi
in troppo oscure caverne.
La palpebra cede: il mio sguardo è troppo torbido
perché possa saperne qualcosa in più.
Ho chiesto alla mia infanzia di tornare,
perché ogni via era aperta, e non c’era bisogno
di mirare oltre l’arboreo culmine di un’erta.
Era qui, l’infinito:
era nell’incosciente amor materno
del parto, nell’abbaglio
dei primi risi dopo il suo
travaglio;
era nel gelso fiorito
il giorno del Battesimo;
è il quaderno
su cui tracciai
i primi scarabocchi;
era pure in quegl’occhi
innamorati esausti,
nei preoccupati fasti
di tutta una famiglia che festeggia.
Io so che tu hai notato
come aleggi sempre meno speranza.
Per questo, se l’infanzia non tornasse
e nelle rughe non dovessi ridere,
ricordami che rasserena
dopo la pioggia, e dello stridere
raccontami di nuovo dei pioppeti.
Non tutto, quasi niente c’è concesso,
ma niente no: qualcosa.
Promettimi che me lo griderai.
Ho chiesto di tornare alla mia rosa,
ma forse ho colto, adesso:
da piccolo non ubbidivo mai.
Elia Cobianchi

Mi presento: Il mio nome è Elia Cobianchi. Sono nato nel 2004 a Voghera e vivo da sempre a Pieve Porto Morone, un paesino di quasi duemila anime in provincia di Pavia, sul Po. Ho frequentato il Liceo Scientifico Alessandro Volta a Castel San Giovanni (PC) e nell’estate 2023, dopo essermi diplomato, sono entrato nel Seminario vescovile di Pavia, sentendo forte la vocazione al sacerdozio. Avendola poi verificata per un anno, ho lasciato quella strada e mi sono iscritto a Lettere all’Università di Pavia, dove attualmente svolgo il miei studi.
Scrivo dalla fine del 2019. Ho cominciato con canzoni rap, perché sono cresciuto con quel genere nelle orecchie, ottimo per esprimere il disagio adolescenziale; poi ho cominciato ad annotare pensieri vari, ma brevi, come aforismi, ispirato da relazioni pessime in cui ero intrappolato e dalle quale credevo di liberarmi così facendo. La forma poetica mi ha affascinato con la Letteratura di terza e con Dante in particolare, e confermata l’anno successivo con Virgilio. Così ho provato a incidere qualche verso: era l’autunno 2021.
Accanto alla poesia coltivo comunque anche la prosa, con tematiche varie. Ma la mia sola pubblicazione è un romanzo, Materno Testamento (SensoInverso Edizioni; 2024), che parte dall’episodio di una donna rimasta incinta dopo uno stupro.

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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