“Natale per chi?” di Maria Rosaria Teni

Ancora un altro inverno arriva, con le tramontane che spazzano le nuvole e le notti gelide che tormentano chi dorme all’addiaccio sotto coperte improvvisate. Ancora un altro Natale, la prodigiosa festa che segna una pausa magica nella vita di tutti i giorni, frenetici e uguali, che si rincorrono inesorabilmente nello scorrere di stagioni. Una pausa che vuole essere uno stacco dalle preoccupazioni, tanto che spesso si sente dire a proposito di appuntamenti e impegni poco graditi: «Se ne parla dopo Natale!» Eh sì, perché prima di questa festa non si deve pensare a nulla se non ad organizzare cenoni e sorprese e trascorrere in serenità una festa che riunisce le famiglie e rievoca i ricordi. Tutti angelicati da un’aura di soavità, percorriamo in rassegna le migliori vetrine e pensiamo solo a come allietare quei giorni speciali in cui la bontà e la dolcezza abbondano come lo zucchero a velo sul pandoro. Il Natale è di tutti, è ormai certo, ma in fondo non è per tutti ed è questo un pensiero che mi scuote e mi fa capire che in fondo la magia del Natale è solo un’illusione. Mancanze pesanti, assenze che restano vive nel cuore di chi non si accontenta di sfavillanti luci di un albero o di un presepe per ignorare tutto quello che avviene intorno a noi. Natale è la festa della Luce, della Speranza perché nella Nascita del Bambino si rinnova la promessa di futuro, ma per quanta umanità c’è ancora questa Fede nel domani e soprattutto nel miracolo che possa avverarsi il desiderio di un mondo migliore? Desideri che si ritrovano nelle letterine di altri tempi, quando il rituale del cenone natalizio terminava con la scoperta della bustina che conteneva la tradizionale letterina di Natale sotto il piatto di papà. Oggi, che non si usa nemmeno scrivere a mano, non si gode più la sorpresa di una letterina glitterata perché con gli sms, le gift, gli auguri sono più immediati e anche i buoni propositi sono stati superati dalle animazioni preconfezionate. La società oggi corre alla ricerca di nuovi stimoli, seguendo mode e ideali sempre più attuali, cercando riferimenti in una televisione ancora più svuotata di contenuti di qualità verso una modernità seducente e travolgente. Sembra tanto lontano, pensarlo in questi giorni, il Natale di un tempo, l’irenica compostezza di una ricorrenza mistica capace di suscitare solo buoni sentimenti e un senso di pace che, allo stato attuale, sembra essere una possibilità sempre più lontana. Lo sterminio di Gaza ha sconvolto l’umanità, le guerre che si combattono nel mondo diventano sempre più numerose e le tragedie si moltiplicano esacerbando le condizioni di vita che sono sempre più disumane. Uno sguardo alle fasce più svantaggiate fa emergere anche il problema della povertà che rimbalza ancora più forte di fronte alla miriade delle succulente proposte culinarie che vengono ripetutamente propinate sia in TV che nei volantini pubblicitari. Anche questo è un momento in cui bisognerebbe guardare con più rispetto verso chi non ha più la possibilità di riempire un carrello della spesa. Se nel 2023 la condizione di povertà assoluta ha riguardato il 9,7 % della popolazione, circa 5,7 milioni di persone, nel 2024 la quota è salita ulteriormente, raggiungendo il 9,8 %, con differenze notevoli tra varie categorie di popolazione, riguardo alla composizione dei nuclei familiari (famiglie con stranieri) e alle diverse aree geografiche. Questi sono dati tangibili che rispecchiano le condizioni di famiglie che il Natale possono solo immaginarlo. Tante riflessioni si accompagnano a questo periodo di festa con maggiore virulenza proprio perché ancora di più si notano le diseguaglianze: chi ha tanto e chi ha niente. Per una questione etica e umana, e per come penso io, invece a tutti dovrebbe essere garantito di avere ciò che è giusto, non solo perché a Natale si può, ma perché a Natale si deve essere persone consapevoli del senso di fratellanza e di condivisione. Vorrei concludere con una delle prime narrazioni del Natale in letteratura, che risale al poeta Jacopone da Todi, celebre compositore di laudi duecentesche che appartiene alla tradizione religiosa. Nella Lauda LXXXIX, proposta qui in forma ridotta, composta in volgare umbro in periodo tardo Duecento/primo Trecento, risalta la riflessione sul mistero del Natale e l’importanza delle parole Amore e Carità, come attributi fondamentali di Dio. Nel mistero del Natale, il poeta coglie la discesa di Cristo sulla terra, ma al contempo vi coglie l’ombra del presagio della croce e la prospettiva della Risurrezione. A partire dagli albori della letteratura italiana, è già evidente che la nascita di Cristo abbia segnato un momento significativo nella condizione umana, ma nel contempo, dimostra come sia cambiata la celebrazione del Natale nel corso degli anni e quali nuovi valori e significati l’umanità abbia attribuito a questa festività.

Il poeta dell’amor divino nella sua lauda Amor de caritade fu tra i primi a esprimere il sentimento del Natale, inteso come il momento epifanico della nascita di Gesù:

En Cristo è nata nova creatura,

    spogliato l vecchio om, fatto novello;

    ma tanto l’amor monta con ardura,

    lo cor par che se fenda con coltello;

    mente con senno tolle tal calura,

    Cristo me trae tutto, tanto è bello!

    Abbracciome con ello per amor sì claro:

    “Amor, cui anto bramo, famme morir d’amore!

 

Per te, amor consumome languendo,

e vo stridendo per te abbracciare;

quando te parti, sì moio vivendo,

sospiro e piango per te retrovare;

e, retornando, el cor se va stendendo,

ch’en te se possa tutto trasformare;

donqua, più non tardare, amor, or me sovvene,

ligato sì me tene, consumame lo core!

 

Resguarda, dolce amor, la pena mia!

Tanto calore non posso patire:

l’amor m’ha preso, non so do’ me sia,

che faccio o dico non posso sentire;

como stordito sì vo per la via,

spesso trangoscio per forte languire;

non so co sofferire possa tale tormento,

e però me sento, che m’ha secco lo core.

 

Cor m’e furato: non posso vedere

che deggia fare, o che spesso faccia;

e chi me vede, dice vol sapere

amor senza atto se a te, Cristo piaccia.

Se non te piace, che posso valere?

De tal mesura la mente m’allaccia

l’amor che sì m’abbraccia, tolleme lo parlare,

volere ed operare, perdo tutto sentore.

Jacopone da Todi

 

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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