La narrazione di questo romanzo inizia con l’apparizione di un fantasma. È presente nei sogni della protagonista, nella Mitologia famigliare, nei meandri della sua maternità. È il fantasma della bisavola chiusa nel manicomio di Messina all’età di trentasette anni dopo aver perso la terza figlia con una caduta accidentale. Venera è il nome fittizio che viene dato all’antenata di cui viene raccontato il dolore nelle diverse vicissitudini che l’hanno portata alla follia.E’ necessario che l’io narrante indaghi sul passato di Venera perché questo non continui a serpeggiare ed ad affacciarsi nel presente,riflettendosi sulla vita quotidiana della protagonista. Liberarsi dalla follia significa fare i conti con essa,dare le parole a Venera perché possa esprimersi al di là della mitologia famigliare e al di là dei faldoni burocratici. Venera viene rivissuta sul proprio corpo e sulla propria anima fino a ritrovare l’essenza della sua esistenza di donna e di madre e così finalmente riconciliarsi e riappropriarsi del passato.
La letteratura volge uno sguardo diverso alla realtà, le dona nuovi significati ,la riscatta da un dolore a volte muto e frastornante,le dà le parole per dire ciò che non è mai detto e giace impolverato nei silenzi di un luogo che più non ci appartiene.
Quest’opera scava nei meandri della nostra anima,facendoci intravedere nella opaca quotidianità la profondità dei sentimenti e di emozioni dimenticate come un vecchio oggetto abbandonato all’incuria del tempo.
Gabriella Petrelli
