
La memoria è tesoro e custode di tutte le cose.
Cicerone
Siamo qui, ottanta anni dopo, a ricordare quella mattina del 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche portarono alla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Abbiamo commemorato, anche quest’anno un triste anniversario, mentre il tempo, inesorabilmente, spegne le voci di coloro che ancora hanno la forza di testimoniare tutto l’orrore e il dramma che hanno vissuto ai limiti dell’umana sopportazione per una cieca e spietata politica di antisemitismo, di odio razziale feroce e insano. La scomparsa sempre più evidente e inevitabile dei testimoni della Shoah fa sì che la memoria assuma la labilità di una fiammella che si sta consumando, come la vita dei sopravvissuti, colpevoli di essere ebrei, tanto che diventa sempre più importante e assume le sembianze quasi di un’ esortazione, soprattutto in questo momento storico, a rafforzare una rete di approfondimenti e incontri che mettano in guardia dal pericolo di un ritorno di fenomeni inquietanti come il razzismo, l’intolleranza, la violenza e la mancanza di solidarietà verso i più poveri e gli emarginati. Non si può ignorare questo periodo di grande difficoltà in cui vediamo vacillare tanti diritti conquistati a fatica e dove esistono ancora lager “invisibili” in zone dove si occulta una realtà che ripercorre e rigurgita di atrocità e paura. Non dobbiamo pensare che siano morte invano le vittime dell’Olocausto anche se, ancora oggi, per tanti esseri umani, sono spalancati gli abissi dell’orrore e dell’annientamento e altre gabbie disumane violentano libertà e dignità. In virtù di un genocidio che ha ferito e segnato una delle più brutte pagine della storia dell’umanità, come si possono rivivere episodi abominevoli che fanno dell’essere umano merce di scarto? Si allontanano progressivamente i principi della democrazia così faticosamente conquistata e si palesano rischi di evidenti ritorni nazionalistici che potrebbero compromettere le basi liberali che garantiscono i diritti civili e politici. Non dimentichiamo i “corsi e ricorsi storici” di vichiana memoria, secondo cui appunto determinati eventi e avvenimenti vengono ciclicamente riproposti. In altre parole, la storia si ripete sempre e la memoria aiuta a ricordare, aumentando la consapevolezza di ciò che fa male e che distrugge, stimolando il discernimento e la volontà di percorrere un cammino nella storia dell’umanità improntato al rispetto dell’altro, dei diritti umani, della libertà d’espressione e, soprattutto, della ricerca della verità.
Vorrei concludere citando Edmond Jabès “Non si racconta Auschwitz. Ogni parola lo racconta” e allora che la parola non si frantumi sulla strada della dimenticanza.
Maria Rosaria Teni
