“Per così poco, ricevuto tanto” di Silvio Valdevit Lovriha

L’autore, in questo brano narrato in prima persona e frutto di un’esperienza realmente vissuta, porta all’attenzione un argomento che fa riferimento alla condizione delle persone anziane che, spesso, per varie necessità, si trovano ricoverate presso strutture assistenziali e vivono momenti di sofferenza e di disagio. Un racconto ben strutturato, incentrato su un dialogo che conduce, inevitabilmente, a delle riflessioni importanti e dimostra ancora una volta quanta sia precaria l’esistenza, quanto sia fragile l’essere umano che vive un’età che volge al tramonto. [ Maria Rosaria Teni]

 Giorni fa era un pomeriggio afoso e mi dirigevo verso l’uscita della casa di riposo allorché mi sentii rivolgere un gentile: “Buon giorno”.
Buon giorno – risposi sorpreso.
Mi dice: “Anche lei è di qua, scusi se la disturbo”.
Sono venuto a trovare un mio amico che è caduto, che è stato operato e deve fare un ciclo di terapie per riabilitarsi.
“Io invece sono qui fissa, avvilita, piena di malinconia, senza nessuna compagnia per parlare, dire due parole”.
Intanto più la guardavo e più mi dicevo: “Ma guarda che bella donna, ma proprio bella, sicuramente la più bella qui dentro, in questa casa per anziani”.
“Che gentile che è lei che mi ascolta, questo mi fa bene”.
Fa piacere anche a me scambiare due parole. È da tanto che è qui? Di dov’è? Chi la viene a trovare?
“È da un bel po’. Sono di un paese vicino, da Sesto. Ho due figlie, tutte due maritate e con bambini. Ma abitano distanti, in due posti diversi, vengono qualche volta, quando possono”.
E suo marito?
“Che porcheria di uomo. Sono stata tanto, tanto sfortunata” e intanto un nodo alla gola, quasi a piangere, gli occhi umidi dietro un bel paio di occhiali da vista che proprio le donavano.
“È morto, faceva l’autista con le corriere, era senza nessun rispetto, mi umiliava di continuo. Io invece facevo la sarta, mi piaceva questo lavoro. Che vita grama che mi è toccata. E adesso son qua, mi sento abbandonata, chiusa dentro”.
Ma durante il giorno, se vuole, può andar fuori, potete uscire?
“Gli altri sì. Io no, non posso andar fuori da sola, devo essere con qualcuno, non mi lasciano, ho qualche disturbo di testa, la memoria. Posso con mia figlia, ma abita lontano. Aspetti se mi viene in mente…, verso Gorizia, non può venire sempre”
Forse con personale della struttura –  le chiedo.
“Qualche volta andiamo a piedi fino al centro del paese, ma capita raramente, il personale è contato. Spero tanto di andar via presto da questo posto”.
Si intenerisce nel dirmi che sua figlia sta facendo le carte per il suo trasferimento, per averla più vicina e andarla così a trovare più spesso. Si confonde parlando del giudice che deve decidere, mettere il timbro definitivo sulla pratica, che sua figlia gli ha detto di aver pazienza, che si risolverà tutto molto presto.
“Mi creda gentile signore che ha avuto questa bontà di ascoltarmi, sono sfinita, non ne posso più, ho bisogno di compagnia. É vero, non sono più giovane, ho settanta anni, ma non sono ancora del tutto vecchia, non le sembra? Vorrei vivere almeno gli ultimi anni un poco serena”.
Che brutta cosa: intanto che parlava mi è passato per la testa il pensiero che la pratica in corso era una scusa  per tenerla buona, farla sopportare, farla intanto sperare. Insomma un inganno.
Spero tanto di sbagliarmi, che sia vero il discorso della pratica, che il tutto vada in porto, per il bene di questa povera donna così semplice ma dal comportamento signorile, fragile come una foglia trasportata dal vento.
E infine annoto la sua voglia ancora di parlare ma l’essere costretta a guardare di continuo il piccolo orologio che aveva al polso e che inesorabilmente indicava che erano quasi le sei e mezza, l’ora che viene servita la cena.  Vedo e capisco che è molto dispiaciuta di dover purtroppo smettere, ma che davvero è tanto preoccupata di tardare, di venire magari rimproverata dal personale di servizio. Ci mancherebbe anche questo! Che tormento anche questa piccola preoccupazione, che pena vedere una ricorrente sofferenza.
Così s’è allontanata, andata.
Un dialogo occasionale. Uno spaccato di questa nostra intricata umanità. Sofferenze di persone che ci sono, che ci lambiscono, sulle quali ci fa bene meditare per restare esseri umani.
Traggo per me questa conclusione: per avere solo ascoltato, quanto ho ricevuto inpiù  di quel poco che ho dato!

                    Silvio Valdevit Lovriha

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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