“A tamburo battente” di Maria Rosaria Teni

editorialeSta accadendo accanto a noi: ogni giorno rimbalza l’eco di tragedie infinite, di immani disgrazie che si consumano quotidianamente e che non sembrano risolversi e affievolirsi. In un crescendo di inaudita violenza, la ferocia umana si abbatte soprattutto su esseri indifesi che, più di tutti, pagano un prezzo molto alto, mentre si frantuma in mille pezzi la speranza di pace. Si invoca da più parti una tregua, che dia respiro a popolazioni avvilite e martoriate, ma sembra che “giocare alla guerra” sia ancora uno dei diletti preferiti da chi esercita un potere e perde il buonsenso. Da più parti, a tamburo battente, come nel metaforico “Villaggio Globale”, ogni giorno veniamo a conoscenza di situazioni che diventano sempre più vicine a noi e forte diventa il grado di immedesimazione che si prova nell’assistere a scene che straziano e avviliscono, in un momento storico carico di numerose notizie sconvolgenti. In questo “villaggio”, le barriere geografiche e temporali vengono abbattute e, di conseguenza, anche noi, nella nostra individualità, ci chiediamo perché ancora si combattano guerre condannate da tutti, perché debbano soccombere persone e soprattutto bambini che non hanno commesso nessuna colpa. Nella storia dell’umanità, le guerre hanno falcidiato territori e popolazioni; è nell’essere umano perseguire fini egoistici e, come ci ricorda Hobbes, la naturale uguaglianza degli uomini porta, irrimediabilmente, al conflitto. Di conseguenza, ogni uomo possiede per natura il diritto a tutto ciò che gli necessiti per mantenersi vivo e questo giustifica il concetto espresso dalla locuzione latina Homo Homini Lupus, proverbio derivato dall’Asinaria di Plauto, che vuole alludere all’egoismo umano, e assunto da Hobbes, nella sua opera De cive, per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere. Ma ogni guerra lascia macerie, ferite non solo fisiche, traumi gravi e indelebili e soprattutto i bambini restano quelli più vulnerabili; bambini che non avranno mai il ricordo di un’infanzia e adolescenza a loro misura, deturpata inevitabilmente dagli egoismi e dalla brama di potere. Quando sarà chiaro che la guerra è uno strumento di morte che i potenti utilizzano a danno delle classi sociali subalterne per soddisfare interessi particolari, allora forse si potrebbe arginare questa attitudine ai conflitti che sta distruggendo progressivamente intere popolazioni inermi. L’orrore quotidiano dovrebbe spingere ognuno di noi a non rassegnarci, a continuare a cercare delle soluzioni che siano finalmente definitive e capire anche quali siano stati gli errori per porre un freno a una carneficina ingiusta e inumana.

“Gli elmi dei vinti”

Ecco gli elmi dei vinti, abbandonati

in piedi, di traverso e capovolti.

E il giorno amaro in cui voi siete stati

vinti non è quando ve li hanno tolti,

ma fu quel primo giorno in cui ve li

siete infilati senza altri commenti,

quando vi siete messi sull’attenti

e avete cominciato a dire sì.

Bertolt Brecht

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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