Dalla comparsa dell’uomo sulla terra ai giorni nostri, la pietra, il cosidetto terzo mondo nella scala del creato, ha sempre accompagnato la sua vita. Nelle spaccature delle montagne i primi abitatori del globo terrestre hanno trovato rifugio dalle intemperie; con la pietra hanno preparato la difesa dall’attacco degli animali e nella caccia si sono procacciati fonti di vita. Dalle pietre fuse al calore delle fiamme hanno avuto i metalli e su loro hanno cercato di dare inizio al racconto della loro vita, è nata così la storia.
A questo mondo che si assoggetta alla volontà umana senza opporre altra resistenza che la consistenza naturale l’uomo deve le meraviglie delle piramidi, della grande muraglia cinese, dei templi, delle pagode e di sculture mirabili frutto dell’arte umana.
Si potrebbe continuare per pagine a enucleare i meriti di queste creature, definite inanimate, ma che un’anima assumono da noi trasmesse in misteriosa empatia creativa.
Non è però questo ora il mio intendimento, essendomi assunto come argomento “le pietre dure”, da suddividere in categorie: preziose, semipreziose e semplicemente artistiche.

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Iniziamo parlando del diamante, in greco “adamas” che significa indomabile ed è il più duro dei minerali. È formato da un reticolo cristallino di atomi di carbonio che seguono le linee di un ottaedro. È anche fragile per le sfaldature che lo costituiscono. Il diamante può assumere colorazione nera o gialla, una lucentezza brillante più o meno dipendente da possibili inclusioni visibili a microscopio. Purezza, colore e taglio determinano il valore.
Le maggiori miniere da cui si estrae si trovano in Russia e nel Sudafrica.
In questi ultimi tempi si è arrivati alla produzione di diamanti in laboratorio, con formula perfettamente uguale a quella delle pietre naturali.
Si prevede che in futuro queste produzioni che richiedono processi costosi per la loro realizzazione, col passare del tempo e riduzione di costi di laboratorio, costituiranno un grave contraccolpo al valore dei diamanti, in campo mondiale.
Passiamo alle altre pietre preziose e troviamo gli smeraldi, varietà di berillo di un verde intenso per la presenza di cromo. Anche gli smeraldi possono essere di origine estrattiva o di produzione in laboratorio.
Al di là della bellezza e lucentezza di queste pietre pare che diano a chi le porta serenità e la fama in questo senso è ammantata da leggenda.
Di pari valore è il rubino che è una varietà monocristallina di ossido di alluminio, minerale conosciuto col nome di corindone che è uno dei primi minerali formatosi dalla condensazione della Nebulosa solare.
Anche in questo caso può essere prodotta in laboratorio.
Il valore dipende dalla purezza e dal colore che viene considerato massimo paragonato a quello del sangue di piccione. Le miniere si trovano in Sri Lanka, Cina, Madagascar e Tanzania, ma i più preziosi per lucentezza e colore in Birmania.
Parenti dei rubini in quanto varietà dello stesso minerale (il corindone) sono gli zàffiri (o zaffìri) che sono blu per inclusioni di ferro e titanio.
Altrettanto pregevole delle pietre precedenti è l’acquamarina, varietà del minerale berillo che cristallizza con sistema esagonale. Il colore dipende dalla presenza di titanio e ferro.
Non vogliamo dimenticare, se pur di minore pregio, il topazio (costituito da silicati di alluminio e fluoro) e l’ametista, quarzo particolare di colorazione violacea, a volte associato a roccia di origine vulcanica.
Le pietre preziose si misurano in carati, corrispondenti a 0,20 grammi.
Ogni pietra nel campo gemmologico è legata a proprietà anche terapeutiche e influssi benefici, comunque di buoni auspicio.
Ornamento che nella vita umana, dalle origini ai giorni nostri è considerato di prestigio per il valore, ma anche come apportatore di eleganza e signorilità a chi lo indossa.
Lucio Zaniboni

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