Oggi vorrei interrogarmi, e interrogare chi mi legge, su un tema che mi sta particolarmente a cuore: “Perché si scrive Poesia e qual è oggi il suo ruolo nella società?”. A partire dalla nostra storia, i testi poetici sono presenti già nella Grecia antica, nel mondo latino, nella letteratura trobadorica e poi in quella della tradizione medievale, e via via procedendo. Un mondo fatto di rime, assonanze, figure retoriche e schemi metrici esiste da millenni e ha fatto sì che la poesia sia stata vista anche come una forma di comunicazione con la quale si sono manifestati momenti di vita vissuti. D’altro canto, avvicinarsi alla Poesia significa poter comunicare emozioni, trasmettere ricordi, muoversi su quel terreno di confine tra immaginazione e realtà che spesso consente di esprimere i pensieri più veri, più autentici e diviene così fondamentale anche per la formazione della nostra stessa identità, per la nostra crescita come individui e come cittadini. La straordinarietà di chi fa Poesia è proprio la capacità di scavo nella parola per trarre da essa tutto il suo significato e per dare vita a nuovi significati. Basta guardarsi attorno e ci accorgiamo di quanto la precarietà della nostra vita dovrebbe far riflettere sul significato delle nostre emozioni e forse penetrare nel significato intrinseco di quello che ci circonda. C’è nell’aria odore di morte, rottami e fantasmi di case, dove non nascono fiori in un deserto di disperato silenzio. A volte, però, per un inusitato refolo di vita, tra le pietre imbrattate di sangue, sbocciano parole, versi che hanno la forza di confortare l’anima assetata d’amore. Perché la Poesia affiora anche dove non la si potrebbe immaginare, diventando quella carezza che lieve ti sfiora e ti dà i brividi per farti sentire la vita, quella vita che ancora pulsa nelle vene e non si arrende. Ed è lì che diventa sostegno, che fa rivivere un barlume di speranza, che cattura un briciolo d’amore. Con la Poesia si può sognare: la pace, un mondo senza guerra e senza barriere, dove gli uomini hanno tutti lo stesso colore e sono illuminati dal medesimo sole. Con la Poesia si può inventare: una distesa di prati puntellati di fiori e non di trappole mortali. Con la Poesia si può sperare: un futuro dove tutte le armi siano solo un brutto ricordo. Perché si sente il bisogno di scrivere e perché la Poesia? Penso subito alla libertà perché, per me, la Poesia rappresenta una forma espressiva tra le più alte e libere, tra le più viscerali e pure; perché anche nell’inferno di Auschwitz la Poesia si è elevata a lenire i lamenti. Nel confronto con la nostra società, dove prevalgono subdoli tentativi di manipolazione e di omologazione, la Poesia conserva uno spazio vitale, dove ognuno può essere libero da ogni repressione. E non solo: con la Poesia si può denunciare, esortare, confortare, incoraggiare, farsi sentire e sentire l’altro in un abbraccio metaforico di ritrovata umanità. “La Poesia salverà il mondo” scriveva Whitman e ancora oggi l’attualità di questa frase è impressionante! Mi viene in mente ancora ciò che scrive George Eliot nel suo “Middlemarch”: “Il significato che noi attribuiamo alle parole dipende dai nostri sentimenti” e ancora “Essere poeta significa possedere un’anima così pronta a comprendere che nessuna sfumatura di qualità le sfugge, e così pronta a sentire, che quella comprensione non è che una mano che suona con varietà finemente ordinata sulle corde del sentimento – un’anima il cui sapere si trasforma istantaneamente in sentimento e il sentimento in un baleno torna a essere un nuovo organo del sapere”. Nella nostra quotidianità, dovremmo riflettere meglio su tutto quello che fa parte della nostra esistenza, considerando con maggiore attenzione l’importanza che assume la Poesia, vista come una sorta di àncora a cui aggrapparsi, a cui attingere per ritrovare la forza di andare al di là della materialità. La Poesia che salva, che libera, che diventa vessillo di rinascita perché rinnova il proprio mondo interiore e lo eleva. [Maria Rosaria Teni]
Poesia
È come a un uomo battuto dal vento,
accecato di neve – intorno pinge
un inferno polare la città-
l’aprirsi, lungo il muro, d’una porta.
Entra. Ritrova la bontà non morta,
una dolcezza di un caldo angolo. Un nome
posa dimenticato, un bacio sopra
ilari volti che più non vedeva
che oscuri in sogni minacciosi.
Torna
egli alla strada, anche la strada è un’altra.
Il tempo al bello si è rimesso, i ghiacci
spezzano mani operose, il celeste
rispunta in cielo e nel suo cuore. E pensa
che ogni estremo di mali un bene annuncia.
Umberto Saba

La poesia è nutrimento dell’ Anima
È vero, proprio così 🌹