
Non toglietemi il sole,
ora che strepita il treno
lugubre e nero
e il mondo ha intonato
il funebre canto.
Sì, ero anch’io come voi,
in quel tempo vicino
e lontano.
Ero solo un bambino
semplicemente vestito
di fragrante felicità.
Perso tra le braccia
di mia madre,
e nelle mani troppo grandi
di mio padre.
E scorreva il fiume gelido…
e la cenere galleggiava sull’acque
dello stagno,
nere.
Ghiacciato anche il sangue
della terra.
Non toglietemi il sole
e il suo calore,
voi che ancora sognate!
Sui binari sempre soffia
gelido l’inverno…
e soffiava
quando la lama di luce cattiva
cadde dal cielo.
E le parole furono pro-fumo.
Terrore di voci senza colpa,
senza più luna né stelle
da decantare.
Il grido della libertà
imbavagliato.
Non toglietemi il sole,
né di mia madre
il sorriso!
Oscure foreste
sorgono dalle malsane paludi dell’odio,
e crescono…
Non toglietemi il sole,
miei giustizieri.
Seduti ai bordi del silenzio,
sempre ululare sentirete
il lamento del giorno,
che più non si desta…
Allora, a piedi nudi,
percorrevo istanti
di tenera erba,
e sempre Estate mi abitava.
D’inverno…
la neve dormiva placida
sotto le mie palpebre.
Non toglietemi il sole
e ancora camminatemi dentro,
cari fantasmi
d’una perduta felicità.
Nel cuore che inutilmente
fu colmo di vita,
inultimente
fu colmo d’amore,
sempre risplenda!
Non ebbi più nome,
non ebbi più storia.
Per qualche scampolo di giorno
fui solo un numero,
che occhi aveva però
per sentire nel sangue
il brivido
dello sguardo del male.
In diverso intersecarsi di linee
camuffarono la Croce,
La profanarono,
in quei giorni di gran
fumar di camini…
E dunque chiesi al fumo:
è così che finisce la vita?
…Non toglietemi il sole!
Antonio Teni

ph Eleonora Mello
