“Vivere dopo il tumore al seno” Massimo Vergine
Il tumore al seno per una donna è una ferita silenziosa che ha radici profonde e invisibile che fanno male ed è la prima volta che si affronta il tema del “dopo”, quando tutti pretendono che si debba stare bene per forza e invece è tanto difficile, difficile da capire e da affrontare. Nell’opera accanto alle testimonianze e al percorso professionale e personale dell’autore, che nella sua essenza testimoniano la sensibilità oltre che l’attenzione e la sua professionalità, ci sono suggerimenti da intraprendere per ricominciare a vivere con dignità.
La femminilità di una donna passa necessariamente per il suo corpo, anche se non è limitato a questa dimensione, la morfologia fisica e fisiologica ne caratterizzano la vita e l’approccio a sé stesse. È sempre molto difficile far capire che una malattia che si deve sostenere, con obbligo e senza possibilità di evitare i vari step curativi, cambia la percezione che si ha di sé stessi e della vita, ovviamente a seconda della gravità e della pervasività della malattia in questione.
Il tumore al seno per una donna è uno degli eventi più impattanti che si è obbligati a vivere, affrontando tutte le fasi con il timore e la speranza di arrivare alla fine e ricominciare a vivere senza l’incubo dell’”ospite” non voluto ma capitato. In aggiunta si deve prendere coscienza che il dopo non sarà più come il prima, l’immagine riflessa allo specchio restituisce qualcosa che non era annoverato nella coscienza pregressa e si deve fare i conti non solo con il cambiamento formale ma sostanziale di un modo di vivere la sessualità, la socializzazione, la relazionalità con sé e con gli altri in modo differente.
Si finisce il percorso di cura e si guardano gli esiti dei vari esami che attestano la guarigione ma non è la stessa cosa per la guarigione dell’anima: ed è da qui che parte il percorso proposto dal Prof. Massimo Vergine, dal dopo che è pieno di incognite e pervaso da un senso di dovere a sentirsi e stare per forza bene. Durante il percorso della malattia si è forti, magari con l’aiuto di chi sta vicino ma nel dopo non ci sono a tutt’oggi delle indicazioni e dei percorsi che dal punto di vista olistico possa permettere di continuare a vivere alle donne con un approccio efficace, permettendo loro di riscoprirsi donne di trovarsi in nuove abitudini e nuovi tragitti verso futuro che non dimentica la difficoltà ma non ne amplifica la portata.
Il libro scritto dal Prof. Vergine raccoglie anche riflessione e dubbi proprio di pazienti che hanno dovuto tornare alla consuetudine e che hanno dovuto prendere coscienza della fragilità e del segno lasciato dal cancro che non è un dono ma può diventare una possibilità di un nuovo inizio, dove le priorità vanno rivalutate e ripianificate in relazione proprio a ciò che si è vissuto. Non si deve nascondere la propria fragilità né reprimere il dubbio e le paure perché la ferita si può curare solo conoscendola.
“Curare vuol dire restare” è l’essenza il filo conduttore di questo libro che denota la sensibilità oltre che la professionalità del Prof. Vergine, che anche nella sua veste di formatore è impegnato con le nuove generazioni di medici a proporre sempre un approccio globale alla persona- paziente, dove la tecnica nella sua perfezione deve essere integrata all’accoglienza e alla consapevolezza che quando si opera “ si mette le mani nella vita di una persona “.
Questo libro non è solo per chi ha dovuto affrontare un percorso di malattia ma anche per chi sta accanto a una persona che deve affrontare la malattia e per il lettore comune che vuol leggere e conoscere una realtà che comunque è molto diffusa circa il 30% delle neoplasie femminili sono costituite dal tumore al seno, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute.
L’opera è scritta in modo scorrevole e semplice che comunque cattura l’attenzione del lettore che il Prof Massimo Vergine, Direttore dell’Unità Operativa della Chirurgia Mammella presso il Policlinico Umberto I di Roma e Presidente dell’Associazione Filo Teso, con estrema delicatezza propone dimostrando che essere medico non è solo un esercizio di stile ma una vocazione essenziale che comprende la crescita e anche il cambiamento personale, nell’ottica che si ha sempre tra le mani la vita delle persone che si incontrano più di altri.
Mariantonietta Valzano
