Tanti sono i giorni bui della Storia, giorni che vedono consumarsi i peggiori crimini contro l’umanità inerme. Ormai non si contano più le tristi commemorazioni, le narrazioni cruente e disastrose che seminano vittime innocenti di massacri e genocidi. Abbiamo il dovere del ricordo che potrebbe servire da monito, anche se ormai la follia e le persecuzioni stanno invadendo a macchia d’olio sempre più territori e popolazioni. Oggi è un giorno che ricorda il grave episodio dell’Esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata e delle vicende del confine orientale, un’altra gravissima tragedia del Novecento che ha visto la mattanza perpetrata dagli jugoslavi titini contro italiani ed esponenti di altre nazionalità ritenuti nemici, nel settembre del 1943 poi nella primavera del 1945. Migliaia di soldati e di civili, vittime delle foibe, cavità carsiche dell’Istria, voragini a strapiombo di origine naturale, furono gettati, anche vivi, dopo aver subito violenze e torture, con esecuzioni sommarie. La storiografia più attendibile calcola che il numero di morti in quel tragico frangente si aggirò intorno alle 4-5.000 unità, una cifra impressionante che rimane una ferita per la storia nazionale.
Dopo l’8 settembre 1943 i tedeschi occuparono i capoluoghi di Trieste, Pola e Fiume mentre dovettero trascurare l’entroterra dell’Istria. In alcune località affluirono precipitosamente le formazioni partigiane slave e ovunque vennero restaurati poteri popolari. Nella cittadina istriana di Pisino fu creato un tribunale rivoluzionario e nel castello venne concentrata la maggior parte degli arrestati: molti furono condannati e uccisi nel corso del settembre ‘43 e altri nel mese successivo quando, durante una controffensiva tedesca, le autorità Popolari decisero di liberarsi dei pericolosi testimoni. Nella maggior parte dei casi i corpi dei fucilati vennero gettati nelle foibe e altre in mare; talvolta negli abissi vennero gettate persone ancora vive. Nella primavera del ’45 centinaia di militari della RSI, fatti prigionieri dai soldati di Tito, furono passati per le armi, migliaia di altri morirono nei campi di prigionia. A parte i casi evidenti di giustizia sommaria, sia gli arresti avvenuti sulla base di liste di proscrizione predisposte dalla polizia politica partigiana slava sia l’eliminazione, non avvengono tanto sulla base delle responsabilità personali quanto su quelle della mera appartenenza nazionale
Per conservare la memoria delle vittime delle foibe e della tragedia vissuta dagli esuli, la Repubblica italiana ha istituito, con legge 30 marzo 2004, il Giorno del Ricordo, una solennità civile che viene celebrata il 10 febbraio di ogni anno.
L’articolo 1 recita: «La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo”, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia. »
Il 10 febbraio, insieme ad altri giorni tragici che la nostra storia ci tramanda, è un altro momento storico che rappresenta il culmine della brutalità e dell’efferatezza cui l’uomo può arrivare e per questo il “Giorno del Ricordo” diventa un’occasione per far conoscere sempre più un avvenimento della nostra storia e per cercare di spiegare gli eventi che si sono succeduti in un arco di tempo che ha visto la guerra infiammare interi territori. Le vicissitudini drammatiche consumatesi ancora una volta in un periodo cupo della nostra storia ci dimostrano quanto sia importante, attraverso il ricordo, che il passato non si ripeta. Ben vengano tutte le opportunità che consentono di parlare e scrivere di ciò che è accaduto per preservare la memoria storica e fare in modo che i giovani, soprattutto, siano consapevoli dell’importanza di creare ponti di convivenza civile e democratica.
Maria Rosaria Teni

Gentile dottoressa, premesso che sono pienamente d’accordo che venga completamente trattato l’argomento tremendo delle foibe e dell’esodo sarei piu’ tranquillo se fosse anche istituita una “giornata delle nefandezze e degli orrori compiuti in precedenza dagli italiani fascisti in Istria, Slovenia e Croazia”. Storici hanno tracciato una storia completa, molto gravemente trascurata. Fascisti e nazisti fecero deportazioni, uccisioni di massa, incendi di paesi, imposero cambio dei cognomi delle persone e delle citta’ ( es. Dolina il paese dei miei materni in San Dorligo della Valle). Molto, molto di piu’ delle foibe ribadisco gravissime. Resta una differenza di fondo: le forze democratiche sono perche’ si parli senza remore delle foibe; le forze di destra invece amano stendere un velo sul regime del ventennio. Queste non possono pretendere di salire sul pulpito a predicare. Noi lo stalinismo e Putin lo condanniamo, loro sono con Trump definito fascista da Antonio Scurati, uno che le parole le misura, che di fascismo se ne intende. Il nostro ministro della distruzione vorrebbe perfino che fosse questo governo a decidere i testi di scuola, oltre che avere magistrati servili. Pare siano di una certa parte quelli che andavano a fare il safari umano nella multietnica splendida Sarajevo. Il peggio del peggio di cui si parla vergognosamente poco! Mi scusi ma a 86 anni mi bolle l’indignazione. Alla nostra meravigliosa gioventu’ dobbiamo dare, noi che abbiamo ricevuto tanto da, finora, un regime democratico. Buon giorno e cordiali saluti Silvio Valdevit Lovriha
Sig. Silvio, apprezziamo le sue precisazioni, frutto di esperienze vissute anche in prima persona, e sottolineiamo l’importanza della narrazione di ciò che è avvenuto, sotto i diversi punti di vista. Compito dello Storico è esporre i fatti cercando di riportare le diverse motivazioni e le situazioni contingenti: ben venga un sano dibattito sul confronto di comportamenti e responsabilità.