Il punto di vista – “Tra memorie e rabbia” – di Mariantonietta Valzano

Scrivo questo pezzo il 17.01.2026

Il Giorno della Memoria quest’anno è un giorno senza memoria. A mio modesto parere se ci fosse memoria non ci sarebbero più guerre, ma neanche dittature, da dove di solito fioriscono guerre. Dico “di solito” poiché di fatto è che in “regimi” democratici ultimamente si partoriscono conflitti feroci, più o meno espliciti o ammantati di valori di pace e libertà.
Vorrei sapere quanta pace ha ottenuto Hamas dopo la carneficina del 7 ottobre; quanta ne ha ricevuta Israele e ne riceverà dopo il genocidio che ha perpetrato a Gaza, quanta pace nel Sael, in Ucraina dove realmente due popolazioni che hanno la stessa radice da quattro anni si stanno confrontando in una guerra, per difendersi o per attaccare e non si hanno grandi notizie circa la fine.

Non é tutto, perché in questi giorni c’è un’altra repressione massacrante in Iran in nome di non si capisce cosa se non il potere e i soldi. Repressione che sembra quasi fare il paio con quella a Minneapolis dove si usano metodi molto discutibili per sedare le proteste, giuste e sacrosante in un paese civile e democratico (ovviamente al netto degli episodi di devastazione degli infiltrati o simili che come precipuo scopo hanno il fallimento della protesta stessa).

Papa Francesco aveva ragione “guerra mondiale a pezzi”.

 In tutto questo caos, in tutta questa mancanza di fratellanza, di condivisione e di futuro, che valore ha ricordare l’Olocausto degli Ebrei della Seconda Guerra Mondiale? Che significato ha ricordare quanto dolore ha provocato il regime nazista in un mondo che vira verso i fascismi di vario tipo o democrature, che fanno finta di dare potere al popolo mentre si persegue sempre la stessa cosa: la ricchezza e il potere di pochi attraverso l’attuazione di una sfacciata e quanto meno inutile plutocrazia (inutile perché sappiamo che le plutocrazie non hanno mai portato prosperità né benessere solo altri conflitti).

Il dramma si vede non solo in ambiti circoscritti nazionali, ma a livello mondiale. L’Iran è uno dei maggiori esportatori di petrolio, quindi un grande giro di affari e di danaro, grandi proventi. Tuttavia, sta attraversando gravi e ineluttabili difficoltà economiche, ovviamente a danno dei ceti più fragili e meno potetti, oltre che per i commercianti, veri pilastri dell’economia iraniana. Questo accade perché i maggiori proventi non vanno a beneficio di tutti ma di pochi autocrati che accumulano ricchezze, difendendosi con milizie che finanziano accuratamente. Ricordiamo cosa accadde in Germania nella metà degli anni 30 dello scorso secolo? L’ascesa di Hitler e la formazione delle SS; in Italia della marcia su Roma di Mussolini nel ’22 e stesso copione con le brigate delle camicie nere; in Russia dopo la rivoluzione del ’17 e l’assestamento dei bolscevichi al potere il KGB e la polizia hanno portato epurazioni radicali. Possiamo ricordare anche il franchismo in Spagna fino al 1987 oppure Pinochet in Cile. In tutte queste situazioni le ricchezze e i privilegi si sono sempre accentrati in una stretta cerchia oligarchica di comando. Alla popolazione veniva data una minima parte, per la mera sopravvivenza e a beneficio di tanta propaganda.

I risultati? Ecco forse dovremmo ricordare i risultati: dolore, fame, morte. Sotto diverse forme e diverse attuazioni ma questo è un dato di fatto.

Ma noi “ricordiamo”?

Ricordiamo non solo Auschwitz e le camere a gas dove sei milioni di ebrei sono morti, ricordiamo anche tutto il resto di cui la memoria non rammenta o non vuole rammentare. Non dovrebbe essere solo un “ricordiamo” ma soprattutto dovrebbe essere un “abbiamo imparato” a non produrre odio, guardando il passato per costruire il futuro dove la strada non sia un aggredire e sottomettere, ma una via d’incontro e di confronto.

Ma abbiamo realmente compreso il nostro passato? É stato metabolizzato il morbo dell’odio di razza? Siamo riusciti a capirne le motivazioni? Ne abbiamo prodotti di anticorpi?

In programmazione in tv, in questo fine gennaio ci sono due film. C’è un film “La zona di interesse” che tratta della vita della famiglia di Rudolf Hoss, l’ufficiale delle SS che è al comando del campo di concentramento di Auschwitz dopo aver prestato servizio anche a Dachau. Hoss è l’ideatore delle camere a gas, della scientificità dello sterminio, della sua efficienza. Nel film si narra la tranquillità della sua vita di famiglia che volutamente vuol ignorare ciò che avviene nel lager: vivono tutti in una bolla costruita su menzogne e mezze verità che a furia di essere raccontate diventano i mattoni della loro realtà. Ma ovviamente non è realtà e questa alla fine entra lentamente ma prorompente nell’orrore che può produrre l’Uomo quando dimentica chi è, fino all’epilogo a Norimberga. Un esempio di cosa è capace l’Uomo quando nella sua pedissequa efficienza tratta gli altri esseri umani come nulla, non solo come non umani, ma come nulla di cui non si percepisce l’esistenza. E quindi uno sterminio scientifico, perché programmato, efficiente perché molto organizzato e funzionante, totale perché va a sradicare una intera razza umana.

Un altro film è il “Morbo K”, la storia di Giovanni Borromeo, primario dell’ospedale romano Fatebenefratelli che, per salvare la vita egli ebrei del Ghetto (a 400 metri dall’ospedale), si inventa questo fantomatico reparto di malattie infettive dove si curano i malati di un morbo violento e sconosciuto: il Morbo K.  In questo reparto vennero salvati dopo l’8 settembre numerosi fuggitivi, partigiani e fascisti dissidenti, che sia i frati, gestori dell’ospedale, che i medici dettero asilo e aiuto per salvarli dalla ferocia disumana del nazismo vorace di vite. Un esempio diametralmente opposto alla disumanizzante vita di Rudolf Hoss, Goering, Himler, Kappler e potrei continuare fino a piè pagina ma il concetto è che al male infinito si è contrapposto un bene infinito, un bene empatico che nella sua umanità riesce a percepire l’esistenza dell’altro come una essenza vivente e palpitante.

Ma tornando al “Ricordiamo” forse per chi non vuole comprendere che anche la nostra realtà è fatta di verità e giustificazioni che si racconta per tranquillizzare, bisognerebbe rispondere a una semplice domanda: quanta rabbia e quanto odio viene prodotto da chi non vuole ricordare?

Altresì va denotato che c’è chi il tragico olocausto lo ha fatto diventare pretesto e giustificazione a massacri di massa altrettanto aberranti e disumanizzanti, a Gaza questo accade. Ma non c’è un male che giustifichi un altro male. Il dolore e il crimine sono solo questo, dolore e crimine, non viene alleviata la sua portata se è stato subìto, perché esso non ne giustifica l’averlo commesso. Quindi quanta rabbia in questo periodo nasce dalla memoria?

Ecco io penso che non dovrebbe germinare né rabbia né odio ma il compatimento ( dal latino cum patior patire insieme, soffrire insieme, soffrire del dolore dell’altro) di un dramma immane dal quale tutti ci dobbiamo salvare.

Speriamo…un giorno che al posto della memoria vi sia il giorno della gioia della Pace perché la memoria è stata superata dall’aver imparato e siamo andati oltre.

In tutto questo Alberto Trentini è tornato a casa, finalmente una buona notizia.

Mariantonietta Valzano

 

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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