Lei era corpo … Sangue … Occhi che trafiggevano e quella risata che nasceva dal profondo a graffiare la vita.
ANNA MAGNANI era nata a Roma nel 1908 e sempre a Roma ci ha lasciati nel 1976. Ma non sono le mere note biografiche quelle di cui voglio occuparmi in questo articolo – le si possono trovare a volontà su Internet! – ma proverò a focalizzarmi su ciò che la rese grande ed unica come donna e come attrice.
Non sono infatti le date a fare le persone e sino ad un certo punto neppure i luoghi, ma ciò che le ha affettivamente circondate e, di contralto, le carenze affettive che sono state invece costrette a subire.
A cosa poteva essere infatti dovuta, al di là della forte personalità, quella rabbia che Anna si portava dentro. Quell’umore umbratile così cangiante? Ma anche quella risata liberatoria?
Ce lo dice lei stessa in poche frasi che devono esserle costate molto, perché Anna era diretta, non faceva sconti a nessuno, eppure era pudica nel mostrare i suoi sentimenti più intimi, soprattutto le ferite più dolorose, rintanate in una piega dell’anima. Ma far parlare direttamente lei credo sia la cosa migliore …
Prima di ascoltare la sua voce, voglio però puntualizzare due cose che l’hanno resa quella che era, con i suoi contrasti ed i suoi spigoli aguzzi, ma comunque unica … Irripetibile nella
filmografia, sia italiana che mondiale, sia nel suo essere donna.
Due capisaldi della sua vita: ROMA e IL COMPLESSO MATERNO.
Anna era nata all’ombra del Campidoglio, aveva colloquiato con le sue statue, ne aveva assorbito gli stranianti tramonti. La Lupa e L’Aquila reale – a quei tempi ancora presenti come animali vivi, assurti a simboli di Roma – avevano accompagnato i suoi sogni di bimba. E di Roma aveva respirato gli odori e gli umori, i fasti e le miserie. Il Tevere le parlava e le statue dei Cesari la salutavano. E lei divenne “Roma” e Pasolini lo comprese affidandole il ruolo di protagonista in “MAMMA ROMA”.
Severa e generosa, sboccata, diretta, ma ricca di sensibilità – anche se tentava in tutti i modi di nasconderla – forte, ma schiava del cuore e dei sentimenti. “Puro istinto”, si definiva a volte lei stessa … E per questo forse amava gli animali oltre misura, passando spesso la notte a mescolarsi, mimetizzata da un foulard, con le tante “gattare romane”.
L’altra cosa che plasmò il suo carattere fu il “complesso materno”. La madre infatti, bellissima ed irraggiungibile, si era trasferita ad Alessandria d’Egitto con il ricco marito – che non voleva però accollarsi Anna – e lì aveva avuto un’altra figlia, lasciando Anna alla cura, sia pura amorevole dei nonni. Ed anche se la nonna materna non le fece mancare assolutamente l’affetto, quella carenza affettiva in realtà non è stata mai colmata. A pesarle oltremodo anche quei documenti dove risultava “figlia di N.N.”, poiché il padre biologico non aveva mai voluto riconoscerla … Ma anche per questo, per scriverne, attingerò dalla sua viva voce.
“… Mi mancava mia madre. Forse è questa la mancanza che mi ha riempita di complessi.”
“Ho scelto questo mestiere, perché avevo voglia di essere amata, di ricevere tutto l’amore che avevo sempre mendicato. Ecco, ci risiamo, è il solito dannato complesso materno. Riuscirò mai a liberarmene?”
Parole come pietre, a pesare sull’anima.
No, Anna, nonostante tutto l’amore di un pubblico osannante ed i prestigiosi premi vinti, non se ne è mai liberata: una madre è alla base di noi stessi ed a lei quella base è mancata. Altrettanto, ma ancor peggio fu per il padre … Lui sì veramente, totalmente assente. Con il silenzio ed il disinteresse, durato tutta la vita, ha rifiutato quella figlia.
La Magnani riuscì, dopo accurate ricerche, a sapere chi fosse e, conoscendone finalmente il nome, si servì della sua pungente ironia per attutire quella ferita che avrebbe sempre sanguinato. Quel padre assente ed indifferente era un uomo di Tropea e si chiamava “Del Duce” ed Anna affermava allora, giocando su quel cognome:<Non posso dire che sono “la figlia … Del duce!>
Quando poi s’innamorava, amava appassionatamente, quasi ferinamente, ma non riusci’ mai a colmare quel vuoto esistenziale che, come un tarlo, le rodeva l’anima.
“La mia solitudine … Una solitudine che mi ama forse di più di quanto non l’ami io, che mi si appoggia addosso, mi entra nella pelle, nell’anima”. Raccontava spesso, in confidenza, alle persone a lei più vicine.
E quella solitudine che lei, anche per il suo carattere ostico ed umorale, non riusciva ad allontanare neppure accanto agli uomini che le furono mariti o amanti, la riempì con il suo lavoro di attrice.
“Ho capito che non sono nata attrice. Avevo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza”.
E fu attrice, grandissima unica … Un’ attrice che univa l’istinto – che faceva parte della sua natura – ad una preparazione da professionista. Inoltre lei “doveva amare” “doveva penetrare, persino in modo dolente, nelle donne che interpretava nei film.
“Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne. Ho solo bisogno d’incontrarle. Devono essere vere, ecco tutto. Io voglio solo dei personaggi autentici”.
Nannarella – così la chiamavano affettuosamente i romani – non avrebbe mai accettato un ruolo che non sentiva, non amava … E tanti infatti, senza rimpianti, ne rifiutò.
Già … I suoi film. Non poi così tanti e non tutti di grande successo, ma alcuni ruoli che lei interpretò fanno parte della storia della cinematografia e nessuno sarebbe stata – o sarebbe – in grado d’interpretarli al posto suo, perché lei vi riversava se stessa ed Anna era irripetibile nella voce, nell’espressione, nella mimica, nei gesti …
L’OSCAR – che lei non andò a ritirare di persona perché aveva paura dell’aereo – lo vinse con “LA ROSA TATUATA”, girato negli Stati Uniti, ma nell’immaginario comune sono altri i ruoli che rimangono indelebili, dallo struggente monologo di “LA VOCE UMANA” di Cocteau, dove quasi sicuramente Anna racconta un suo autentico dolore per la fine dolorosa di un amore, a “BELLISSIMA”, di Luchino Visconti, dove interpreta una madre – più che mai “madre romana”, un po’ ingenua e impreparata al mondo spietato che può essere quello del cinema, ma che si trasforma in una vera tigre, mettendo a tacere e svergognando lo staff di chi ha umiliato e deriso sua figlia … Una bambina senza grandi virtù né fisiche, né interpretative, ma una creatura indifesa , e soprattutto la sua amata cucciola umana!
Ma è PINA il personaggio che l’ha resa immortale, indimenticabile, irraggiungibile …
In ROMA CITTÀ APERTA di Roberto Rossellini, quella popolana romana, procace e coraggiosa, che lei interpreta con rara maestria istintuale, non ha eguali nella storia del cinema ed in quella corsa della sequenza finale, dove lei insegue il camion di tedeschi che gli sta portando via il marito, sparisce la protagonista ed entra in scena lei: Anna! Quell’urlare senza fine il nome dell’uomo che ama e quella caduta rovinosa escono dal suo interno … Dal suo dolore privato … Dalla solitudine che l’ha perseguitata, dall’abbandono che l’ha segnata.
Gli unici suoi amori, non effimeri o comunque di durata limitata, furono gli animali – che non mentono, non tradiscono, non giudicano, non abbandonano e ti amano comunque tu sia – ed il figlio LUCA – avuto da una breve relazione con il bellissimo Massimo Serrato. Ma a quel figlio amatissimo toccò una triste sorte. Fu colpito, in età infantile, dalla poliomielite e non pote’ più camminare. Lo strazio di Anna fu enorme, ma altrettanto enorme fu l’amore di cui lo fece oggetto.
Eppure questa donna, proprio perché sanguigna, dalla gelosia corrosiva, a volte anche aggressiva e collerica, ma generosa , diretta, sincera sino alla crudeltà, amava la vita: c’era tanta, troppa vita in lei!
Quel cancro al pancreas l’aggredi’, spietato e maligno. Ma non voleva morire Anna, non si rassegnava ed a Rossellini, il marito che tanto aveva amato e che l’aveva lasciata per Ingrid Bergman, ma che le stette però vicino sino all’ultimo diceva <Robe’ nun me fa morì ” …> E lui fece del tutto, ma non riusci’ a salvarla.
Ma la vittoria della morte è stata a metà … ANNA MAGNANI non muore mai. ANNA MAGNANI è immortale!
MYRIAM AMBROSINI
