
Lirica suggestiva che riprende immagini quotidiane per rappresentare con rara delicatezza, attraverso straordinarie metafore, un’anima inquieta che spasima nell’intento di penetrare nell’essenza profonda di un sentire poetico che dia ali alla propria esistenza. I versi sono fendenti diretti a cercare il senso di una vita destinata a perdersi e si articolano con pennellate di sapienza letteraria. [Maria Rosaria Teni]
Non sai quante volte la notte
ho chiesto alla luna le parole,
che in cuor provavo
e non sapevo esprimere.
Facile sollevare i remi a fine gara,
sicuro vincitore.
Tu che mi ascolti, forse non conosci
gli spasmi del navigatore,
l’occhio che tiene d’occhio,
la barca che si avvicina,
che palmo a palmo, l’acqua guadagna
e si accosta, senza dare sosta.
Tu, che mi ascolti
e segui il verso, forse non sai,
che ore e ore, io provo a scrivere
e variare,
tendendo allo strenuo l’orecchio,
in cerca della nota musicale.
Fare poesia è immergersi,
nel pozzo più profondo,
tentare di toccare il fondo,
per risalire fino al cielo.
Nell’intenzione, invero,
perché il poeta non ha ali,
e come tutti, tutti gli altri mortali,
sogna invano, di poter volare.
Ormai volgi la testa,
quando incontri i miei occhi.
Io ti sentivo vicina,
nell’ultimo fiato del giorno.
Non ha più lo stesso sorriso
la via,
l’intercalare dei tram,
alle nostre frasi d’amore,
è divenuto rumore
di ruote,che corrono,
corrono a vuoto.
Tu ora volgi la testa
e il moto dei neri capelli
si sperde,
nube legata ai ricordi.
Uno strano amore il nostro,
come il flusso del mare,
fatto di andata e ritorno,
placido e sereno,
quando ha tregua il vento,
scuro e violento
se si scatena la tempesta.
Eppure questo amore,
deprecabile come una disgrazia,
mi è caro come la prima rondine
a primavera,
l’iride che riporta l’azzurro
e il girasole
che non può fare a meno
di fissare il sole.
La sera infrange cristalli di luce;
un altro giorno
precipita nel pozzo.
Domani, isole di sgomento,
cocci d’odio,
fretta, indifferenza e noia,
ma basta un gesto,
un unico gesto d’amore,
a dare un senso
a questa nostra vita.
Lucio Zaniboni

ph Eleonora Mello
