
Grazie alla narrazione proposta dal nostro autore, è possibile conoscere e attraversare simbolicamente i luoghi della “Fontana di Venchiaredo” di cui parla Ippolito Nievo nel suo libro “Le confessioni di un italiano”. È il racconto di un incontro e di una scoperta di luoghi che hanno una bellezza piena di fascino che tenta di resistere al tempo.
Stamattina son voluto tornare in Comune di Sesto al Reghena; non per rivisitare la sua bella Abbazia benedettina romanica-bizantina, con affreschi della scuola di Giotto, ma con il desiderio di percorrere i luoghi della “Fontana di Venchiaredo” della quale parla Ippolito Nievo nel suo libro “Le confessioni di un italiano”.
Nievo soggiornò nel vicino Comune di Cordovado e visitò il sito di Venchiaredo prima del 1850 per poi appunto scriverne nel suo libro principale, attraverso queste righe: “Affermo che alla fontana di Venchiaredo si venga più che fare all’amore che per abbeverarsi; e del resto si beve più vino che acqua….Una volta sola osai profanare colla mano il vergine cristallo della sua linfa. La caccia mi ci aveva menato, rotto dalla fatica e bruciato dalla sete ; di più la mia fiaschetta del vin bianco non voleva più piangere. Se ci tornassi ora forse ne berrei a larghi sorsi come per ringiovanirmi…”.
Su una pietra è inciso: “Cantò l’incanto di questa oasi di pace”.
Peraltro della “Fontana di Venchiaredo” ne scrisse anche un altro importante personaggio di queste terre e cioè lo stesso Pier Paolo Pasolini. ( Sotto si riporta il suo sonetto del 24 agosto 1945 proprio intitolato “Limpida fontana di Venchiaredo”)
È stata un’emozione, dunque, trovare la rotonda fontana decantata dal Nievo, immersa nel piccolo boschetto, giù sotto alcuni scalini, con il limpido rigagnolo d’acqua che continua a uscire per scendere a valle! Silenzio completo, soltanto il lieve mormorio dell’acqua. È l’opposto della celebre fontana di Trevi: qui niente maestosità marmorea, nessuna ressa di gente che getta monetine.
C’è solo un signore anziano, suppongo del posto, seduto su una delle panche di pietra, con il suo buon cane che non si allontana più di tanto. Gli rivolgo un saluto e gli dico che è un peccato che il luogo non sia tenuto meglio, più curato.
Togliendosi di bocca la pipa mi risponde pacificamente: «Cosa vuole? Dicono che non ci sono soldi per queste manutenzioni. Avessero i tedeschi questi pregevoli e antichi ricordi letterari!!! Loro sì che valorizzano ogni piccolo reperto storico del loro territorio. Noi che ne siamo pieni, invece…..».
È’ bello fare due passi, le copiose colorate foglie autunnali cadute formano un tappeto soffice, delicato, qualche fotografia per portarmi via angoli di quest’oasi, poca cosa, ma davvero spiritualmente tanto!
Silvio Valdevit Lovriha
