L’etica, la riflessione razionale sul comportamento umano e sui valori che lo determinano, non è ancora usata nelle prime speculazioni filosofiche, concentrate soprattutto sull’ aspetto cosmologico che era utile per dare un senso differente alla natura rispetto al mito. Nel sesto secolo A.C l’etica era affidata alle divinità, a Dike ,la dea della giustizia la quale governava il mondo umano e la natura secondo un ordine da lei stabilito e dunque perfetto.
Il senso della virtù lo si poteva rintracciare nei Poemi epici e/o cosmogonici.
La domanda sul significato del comportamento umano, sebbene iniziata da Democrito, è nata nel periodo successivo allorquando Atene diviene una polis aperta al “demos” in cui i cittadini liberi e benestanti possono accedere alle cariche pubbliche e partecipare all’assemblea tenutasi nell’agora per decidere il governo della città. Le domande più frequenti riguardano il senso dello stato, delle leggi, della giustizia. A tali quesiti rispondono gli intellettuali del periodo ovverossia i Sofisti la centralità è affidata all’uomo ed alla sua capacita razionale di discernere il bene e il male, il giusto e l’ingiusto. L’uomo è in grado di creare le leggi e decidere il migliore governo della città. La critica serrata della ragione ad ogni aspetto della vita singola e collettiva conduce i Sofisti al soggettivismo relativista, alla perdita di valori oggettivi a cui cercheranno di rimediare Socrate ed il suo discepolo Platone. Socrate trascorse la sua intera esistenza nella città ateniese dove era solito interrogare i suoi concittadini, specie coloro che avevano fama di essere esperti, in particolare politici, poeti ed artisti. Al filosofo era stata affidata un compito dall’oracolo di Delphi. Cherofonte, amico di Socrate, aveva interrogato l’oracolo su chi fosse l’uomo più sapiente di Atene. La risposta del dio aveva turbato Socrate il quale si interrogò sul responso della Sibilla che aveva indicato il filosofo come l’uomo più sapiente. Da qui scaturisce la ricerca socratica, il suo interrogarsi ed interrogare I suoi concittadini sul senso della vita e sui valori fondamentali che debbono guidarla. Il dialogo socratico che a differenza di quello sofista, è breve e conciso e arriva alla definizione di ciò di cui si sta parlando, portò Socrate a scoprire che nessuno dei suoi concittadini fosse veramente sapiente, soprattutto coloro che pensavano di esserlo. Il filosofo così giunse a teorizzare la sapienza come la consapevolezza di non sapere. Ai falsi sapienti che si fondano sulle conoscenze apparenti ed illusorie Socrate insegna il metodo della confutazione e della maieutica. La vita è una continua ricerca della verità che si svolge attraverso il dialogo con l’Interlocutore. Socrate educa alla ricerca della verità dentro la propria anima per agire in funzione del bene e dunque per essere felici. Non occorrono le ricchezze, gli onori, il potere ma la filosofia deve guidare verso l’unico bene che soddisfi tutte le virtù realizzate dalla ragione. Socrate venne condannato a morte nel 399 A.C. Questo evento segno molto I suoi discepoli ed in particolare Platone che lo seguiva da giovanissimo. Platone intende costruire una polis giusta che non si macchi di crimini orrendi come la morte del maestro. Egli costruisce il suo sistema etico su una nuova visione ontologica da cui scaturisce un fondamento oggettivo ed universale del bene.
Platone capovolge il senso comune della realtà considerando il mondo empirico come ombra di quello ideale ed eterno dove vi sono gli archetipi di ogni cosa e dove ha un ruolo fondamentale l’idea del bene In sua assenza non potrebbe esserci l’idea di giustizia unica in grado di governare la polis in modo equo ed equilibrato. Ma chi conosce l’idea di giustizia? Solo i filosofi che hanno raggiunto il massimo grado di conoscenza. In questo modo solo i pochi che sono disinteressati, sono capaci di governare la città. Infatti Platone ritiene che finché i filosofi non governeranno la polis, vi sarà in essa caos ed ingiustizia.
Il successore di Platone, Aristotele, pur essendosi formato all’interno dell’accademia sin dalla giovinezza, non sarà legato ad alcun progetto politico poiché si trova ad operare in una realtà storico -politica completamente mutata ed ha una visione filosofica
[ ] Differente rispetto al maestro. Gli intenti di Aristotele sono quelli di analizzare da un punto di vista scientifico i vari aspetti del sapere. L’etica aristotelica, infatti, è uno studio minuzioso di questa disciplina di cui sviscerati i elementi fondamentali nonché gli ambiti operativi. Al centro dell’etica vi è il concetto di virtù necessario per raggiungere lo scopo ultimo della vita che è la felicità. Per Aristotele i beni materiali possono rendere più agevole l’esistenza ma non ne conferiscono il senso. L’esercizio della virtù conferisce alla vita del singolo e a quella della comunità la felicità Ma in che cosa consiste la virtù? Vi sono due tipologie di virtù: virtù etiche e dianoetiche. Le prime sono legate alla phronesis, alla saggezza e riguardano la ricerca del giusto mezzo. I nostri comportamenti non devono mai eccedere negli opposti ma cercare l’equilibrio fra il troppo ed il troppo poco.Alle virtù etiche corrisponde il concetto di giustizia.
[Aristotele affiderà alla giustizia distributiva la facoltà di conferire premi a seconda dei propri meriti; alla giustizia commutativa la possibilità di presiedere a qualsiasi forma di contratto attraverso l’uso di norme ben precise. È invece differente l’ambito di riferimento delle virtù dianoetiche legate alla conoscenza.
Fra queste l’intelligenza e la sapienza. Solo il filosofo, però, può realizzare queste virtù poiché la sua esistenza contemplativa e disinteressata lo avvicina alla perfezione della divinità.
La progressiva conquista macedone attuata da Filippo e successivamente dal figlio, Alessandro Magno, segna la fine della libertà politica delle polis che scompaiono come centri di elaborazione politica e culturale per divenire sottomesse all’impero macedone. Alessandria diventa nuovo centro culturale con la sua grande biblioteca in cui sono presenti la maggior parte dei manoscritti del sapere filosofico, scientifico greco. Si sviluppano le scienze particolari mentre la filosofia abbondona I grandi temi ontologici e metafisici per riflettere sulla dimensione esistenziale ed etica. In un momento di perdita di identità, di smarrimento la filosofia deve trovare i rimedi, il “farmaco “capace di conferire alla vita umana nuovo senso e significato. Nasce così l’etica ellenistica che suggerisce all’individuo il ritiro dalla vita pubblica perché fonte di inquietudine. L’atteggiamento saggio di chi desidera vivere perseguendo la tranquillità dell’anima deve ispirarsi all’atarassia ed apatia. Entrambe indicano assenza di passioni e di perturbazioni dell’animo. Il filosofo è colui che sa dominare le passioni, sa calcolare i piaceri, è consapevole di far parte di un unico destino che governa l’universo e gli uomini e quindi esercita la virtù coltivando gli ideali privati degli affetti e dell’amicizia.
Gabriella Petrelli

Platone e Aristotele
