La nostra Rivista ha più volte pubblicato contributi che riguardano la figura di Pier Paolo Pasolini, ritenendo che non sia stato sufficientemente considerato per ciò che ha rappresentato e per il suo significativo apporto in un periodo storico molto complesso e articolato. Un anticonformista che non temeva di manifestarsi e di fare scelte che, per i tempi, si sono rivelate azzardate e trasgressive, visto anche il clamore suscitato dalla sua omosessualità e da alcune sue dichiarazioni polemiche nei confronti della classe politica e della società contemporanea, per le quali, tra l’altro, è stato oggetto di una vera persecuzione con risvolti giudiziari. Un uomo che, pur con tutte le sue fragilità, è diventato grande nella sua opera di sperimentazione di tutti i generi caratterizzanti la produzione artistica del XX secolo: romanzo e novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, e non meno la poesia, che resta forse la sua produzione più intima e viscerale. A conferma di queste considerazioni, proprio quest’anno, sorprendentemente è stato indicato quale traccia per l’esame di maturità. A questo punto si inserisce la Lettera che lo scrittore Silvio Valdevit Lovriha ha voluto dedicare a Pier Paolo Passolini, in un ipotetico incontro epistolare originale e affettuoso.
Lettera a Pasolini
Prendo a prestito il titolo del libro della tua amica Dacia Maraini e allora anch’io comincio con:
«Caro Pier Paolo, Ligugnana è la frazione che citi per prima nel tuo magnifico libro d’esordio “Il sogno di una cosa” e dunque su questa borgata a te cara ti voglio intrattenere.
Intanto informarti che non sono intervenuti chissà quali cambiamenti rispetto a quando tu assiduamente la bazzicavi, ma che alcuni ci sono stati e che altri sono in corso d’opera.
C’ è un panificio ammodernato, che però fa ancora un ottimo pane; c’è un bravo dentista con tanti clienti che aspettano in coda; c’era, fino a poco tempo fa, un Bar con annessa piccola trattoria ove, specie di venerdì giorno, come sai, di mercato a S.Vito, si poteva consumare o portare a casa per asporto a prezzo modico porzioni di baccalà, i nervetti, le trippe, la frittura mista fatta al momento. Un servizio, insomma, rimasto come una volta, come ai tuoi tempi, che avresti sicuramente apprezzato e frequentato. Poi il bravo cuoco è andato anche lui in pensione e così fine dei manicaretti.
Non so se eri goloso di dolci; se nel caso, troveresti, un poco discosta, una piccola ottima pasticceria, con varie invitanti torte in bella vista.
Qualche cambiamento nella viabilità è intervenuto, ma più marginale che sostanziale. Penso che il campo sportivo sia quello di una volta, nel quale potresti tutt’ora fare le tue sgambate e dare calci al pallone come tanto ti piaceva.
Nuove, luminose, belle e molto funzionali sono le scuole elementari frequentate da bambine e bambini, anche di altre frazioni del sanvitese.
Miracolosamente, nei pressi della Chiesa, è ancora aperto il Cral dove si fanno conferenze e riunioni, cercando di tenere insieme la gente a discutere, sfidando telefonini e televisione.
Le auto in circolazione non mancano ma, per fortuna, tante sono ancora le biciclette adoprate, soprattutto dalle donne e specie di una certa età. In alcuni posti tra i vicini di casa c’è ancora l’abitudine a fermarsi a parlare del più e del meno, a salutarsi amichevolmente senza tanta fastidiosa premura.
Tutto bene allora?
Diciamo che Ligugnana se confrontata con altri luoghi si è salvata meglio e credimi, di questi tempi, non è poca cosa.
Certo gli scricchiolii ci sono, sarebbe sbagliato negarlo.
Per esempio qualche vecchia casa invece che essere solo riparata e salvata si è cominciato ad abbatterla, per elevare, farne un condominio, sfruttarne l’area, sacrificando magari l’orto, un pezzo di verde giardino. Al posto dei caldi mattoni prende purtroppo piede il gelido cemento.
Tu ti battevi perché a Orte fosse salvato un muretto, un capitello, un casale contadino, con lo stesso impegno messo per salvare una chiesa.
Questo impegno sarebbe necessario anche qua, dalle tue parti. Gente brava ancora ce n’è però la sfida è, non nascondiamocelo, ardua, ardua.
Prima di finire questa lettera ti informo che sono passato di proposito in tre luoghi che tu hai tanto amato: a S.Giovanni di Casarsa con la Loggia dove in bacheca affiggevi gli avvisi che vergavi; a Versutta dove hai vissuto con tua mamma da sfollato durante l’occupazione dei tedeschi nazisti; nella bella piazza centrale di S.Vito, col suo elegante maestoso campanile e i suoi molto pratici portici.
Ma adesso voglio finire con le stesse parole che ti ha scritto tua mamma quando eri in Africa a girare i tuoi film: “Pier Paolo, quando torni? “.»
Silvio Valdevit Lovriha

