Giuseppe Ungaretti ha composto questa poesia nel 1925 e fa parte della sezione La fine di Crono di Sentimento del tempo, la sua seconda importante raccolta di poesie che, pubblicata per la prima volta nel 1933, venne pubblicata con varianti e correzioni nel 1936 e nel 1943. Il tema principale della raccolta che contiene D’agosto è la percezione dello scorrere del tempo e il poeta, nella riflessione sulla condizione degli esseri umani, cerca di cogliere il senso del vivere dinanzi a una situazione di oppressione in cui l’estate rappresenta un momento di smarrimento e il caldo e l’affollamento impediscono di riflettere e di liberare le proprie emozioni. Attinge per antonomasia alla divinità greca Erebo che rappresenta la personificazione dell’oscurità ed è anche usato per indicare gli Inferi.
Avido lutto ronzante nei vivi,
Monotono altomare,
Ma senza solitudine,
Repressi squilli da prostrate messi,
Estate,
Sino ad orbite ombrate spolpi selci,
Risvegli ceneri nei colossei…
Quale Erebo t’urlò?
Giuseppe Ungaretti

ph Eleonora Mello
