“Giuseppe Tartini” – “Incontri sul pentagramma” – a cura di Maria Rosaria Teni e “Pirano, Piazza Tartini” di Silvio Valdevit Lovriha

In questo spazio dedicato alla musica, alla sua storia e ai suoi protagonisti oggi vorrei parlare di Giuseppe Tartini e l’occasione mi è data da uno scritto di Silvio Valdevit Lovriha, che ha inviato un piccolo affresco di Pirano, la città in cui è nato il nostro Tartini, dal titolo “Pirano, piazza Tarini”. Ne riporto il contenuto, che anticipa il mio racconto sul violinista, celebre soprattutto per aver compiuto studi  fondamentali sulla fisica del suono e accanite ricerche che lo portarono a scoprire il cosiddetto terzo suono, una vibrazione del registro grave che si avverte quando si eseguono due note combinate simultaneamente. Tutto questo lo portò a far realizzare archetti più lunghi del consueto per le sue sperimentazioni. 
Scrive Valdevit Lovriha:«Quanto è bella la piazza principale di Pirano, cittadina marinara slovena! Anticamente era tutto un mandracchio[1], poi riempito per diventare piazza, del quale ne è rimasto solo uno spicchio con barche ancora ormeggiate. La piazza è tuttora contornata da case e palazzi stile veneziano, morbidi colori pastello, con i palazzi principali del Municipio e del Tribunale. Soprattutto con la monumentale statua raffigurante Il famoso musicista locale Giuseppe Tartini col suo violino, al quale peraltro la piazza stessa è intitolata.

Legata per secoli a Venezia, dal 1283 al 1797, Pirano nel 1945, finita la seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca, ha fatto parte della zona B del Territorio Libero di Trieste, sotto il controllo dell’esercito jugoslavo. Solo nel 1954 è passata definitivamente alla Jugoslavia e ora Slovenia. Adesso sempre meno ma, fino a qualche anno fa, camminando per le sue calli, a Pirano era facile sentire parlare italiano, spesso addirittura il vero dialetto veneziano. Dall’alto, a vigilare, c’è la chiesa di S. Giorgio con il suo campanile simile a quello di Piazza San Marco di Venezia, come a controllare che Tartini, giù nella piazza, diriga per bene l’orchestra sinfonica, impegnata ad eseguire sue composizioni. Il monumento a Tartini, portato da Venezia, venne eretto nella piazza centrale di Pirano nel 1896, per celebrare l’anniversario dei 200 anni dalla nascita in Pirano del mirabile musicista. Tartini, che è nato a Pirano nel 1692 e deceduto a Padova nel 1770, è famoso nel mondo per le sue Sonate, in particolare per quella molto caratteristica per violino in Sol minore “Il trillo del diavolo”.
La notte, quando la piazza è deserta e silente, è bello immaginare di udire solo le note del suo violino, con sottofondo il continuo mite sciabordio delle onde nei vicini scogli marini. E intanto respirare a pieni polmoni la fresca, profumata e salubre aria salmastra!».

Ho incontrato Giuseppe Tartini nel corso delle mie ricerche sulla musicista veneziana  Maddalena Laura Lombardini,  compositrice, violinista e cantante, “Figlia” degli Ospedali Veneziani, istituzioni assistenziali presenti nella Repubblica Veneta fin dal XIV secolo. Dotata di un talento straordinario è stata una delle prime compositrici a guadagnarsi il merito di protagonista nei più grandi teatri d’Europa, raffinata esecutrice e virtuosa interprete accanto a musicisti di indiscussa notorietà. È ricordata in tutto il mondo musicale per essere stata destinataria  di una famosa lettera scritta da Tartini alla giovane allieva Lombardini, primo esempio di lezione per corrispondenza  in quanto indica gli esercizi da eseguire per una perfetta esecuzione della tecnica del violino. Per i musicologi, la Lombardini è diventata importante anche in virtù di questa missiva di Tartini, il cui originale è conservato presso la Sezione di Pirano dell’Archivio Regionale di Capodistria. In essa sono esposti i principi didattici della sua scuola violinistica ed  è, in effetti, uno dei primi documenti didattici sul violino moderno, in cui si passava da una fase in cui lo strumento era usato prevalentemente in orchestra ad una di puro virtuosismo basato sulla diversa esecuzione del trillo e sulle regole della condotta dell’archetto, non trascurando di mettere in dovuto rilievo l’importanza dell’espressione e dell’esecuzione degli abbellimenti; con la raccomandazione infine di eseguire abitualmente le opere del maestro Corelli.

Joseph_Tartini-Carolus_Calcinoto

Giuseppe Tartini, come si è detto innanzi, nacque a Pirano, in Istria (ora Piran, Slovenia) l’8 aprile 1692; il padre Giovanni Antonio, di origini fiorentine, era a capo delle saline. Giuseppe fu destinato dai genitori alla vita ecclesiastica e a tal fine fu educato dapprima nella sua città natale e poi nella vicina Capodistria (ora Koper, sempre in Slovenia), presso le «scuole pie»: oltre allo studio della retorica e delle materie umanistiche, vi ricevette anche i primi rudimenti musicali. Nel 1708 lasciò l’Istria, dove non sarebbe più tornato, tuttavia conservò per tutta la vita una viva memoria delle peculiarità del folklore musicale locale. Si iscrisse a legge presso l’Università di Padova, ma dedicò la maggior parte del tempo a esercitarsi alla scherma, raggiungendo una tale abilità che, secondo i resoconti dell’epoca, pochi avrebbero potuto competere con lui.[2]. Qualche mese dopo la morte del padre, Tartini si ribellò all’intenzione dei genitori di consacrarlo alla vita ecclesiastica e il 29 luglio 1710 sposò Elisabetta Premazore, una ragazza di modeste origini di due anni più vecchia di lui. Costretto a lasciare Padova, si rifugiò presso il convento di S. Francesco ad Assisi, dove godette della protezione del padre superiore, Giovanni Battista Torre, pure originario di Pirano. Qui Tartini rimase per tre anni, dedicandosi con grande determinazione allo studio del violino. Con la morte di padre Torri, Tartini perse il suo protettore e fu costretto a guadagnarsi da vivere come violinista. Sappiamo dal suo Trattato di musica che nel 1714 lavorava nell’orchestra del teatro dell’opera di Ancona; stando alle sue affermazioni, a quell’epoca scoprì  il «terzo suono», un fenomeno acustico che avrebbe svolto un ruolo fondamentale tanto nel suo sistema teorico, quanto nella sua tecnica compositiva ed esecutiva. Era a Venezia agli inizi del 1721, dove aveva come allievo Gerolamo Ascanio Giustiniani, il futuro traduttore dei salmi per Benedetto Marcello e dedicatario delle Sonate per violino op. 1 di Tartini, pubblicate nel 1734 ad Amsterdam. Grazie al padre di Gerolamo Ascanio, nel 1721 Tartini fu ingaggiato come «primo violino e capo di concerto» presso la Basilica di S. Antonio a Padova (nota come Basilica del Santo), mantenendo comunque la libertà di suonare a suo piacimento nell’ambito di accademie musicali e rappresentazioni operistiche. Nel 1723 fu chiamato a Praga per l’incoronazione dell’imperatore di Boemia Carlo VI, dove vi rimase per ben tre anni con il suo amico Antonio Vandini, violoncellista al servizio del conte Ferdinand Francesco Kinsky. È in questa città che Quantz lo sentì, e ne parlò in questi termini: «Tartini è un violinista di prim’ordine, ricava dei suoni molto belli dal suo strumento, le sue dita e il suo archetto gli obbediscono egualmente bene, esegue i passaggi più difficili senza pena, fa con perfezione e con tutte le dita, trilli e anche doppi trilli e suona molto nel registro acuto, ma la sua esecuzione non ha niente di toccante, il suo gusto non è nobile e spesso è del tutto contrario alla buona maniera.» Nel 1728 fondò a Padova la Scuola delle Nazioni, una scuola di violino nella quale Tartini potè formare molti allievi provenienti da tutta Europa e che in seguito divennero famosi violinisti: lo si chiamava il maestro delle nazioni e la sua scuola fornì grandi musicisti a Francia, Inghilterra, Germania e Italia. Pagin, ad esempio, si recò espressamente a Padova per formarsi sotto la sua direzione. Fra i suoi allievi, si annoverano Pietro Nardini, Pasquale Bini, Paolo Alberghi, Domenico Ferrari, Domenico Dall’Oglio, Joseph Touchemoulin, Carminati, Maddalena Lombardini, Lahoussaye e Capuzzi. Oltre tali nomi, deve essere ricordato, fuori dalla scuola strettamente violinistica, il più famoso dei suoi allievi, il compositore Antonio Salieri, che da Tartini prese lezioni durante i suoi anni giovanili a Venezia. Nel 1740 Tartini ebbe un ictus che gli paralizzò in parte il braccio sinistro e compromise la sua capacità di suonare. Contatti frequenti con l’ambiente intellettuale di Padova lo indussero a cambiare la sua concezione della musica: da una costruzione puramente astratta di suoni passò a considerarla un linguaggio espressivo, capace di muovere gli affetti dell’ascoltatore.[3] Con il passare del tempo, Tartini si dedicò sempre meno all’attività esecutiva e compositiva, concentrando le sue energie nell’insegnamento e nella speculazione teorica, cercando di dare la massima divulgazione ai principi del suo sistema musicale e del suo pensiero nel campo dell’armonia attraverso i vari carteggi e gli scambi epistolari che sono conservati soprattutto tra le carte dell’Archivio di Pirano. Per Tartini  la musica è oggetto di speculazione e di indagine conoscitiva dei fenomeni. L’attenzione di Tartini si focalizza sulle questioni acustiche e sui fondamenti delle leggi dell’armonia. Nel 1750 aveva completato la stesura del Trattato di musica secondo la vera scienza dell’armonia, che circolò negli ambienti intellettuali per essere valutato e discusso e che riscosse numerose critiche soprattutto per il suo linguaggio oscuro, cosa che spinse Tartini a dimostrare le proprie idee attraverso uno stile più comprensibile, come fece nel suo secondo trattato, De’ principi dell’armonia musicale contenuta nel diatonico genere, finito nel 1764 e pubblicato nel 1767. Oltre a queste due opere, scrisse diversi brevi testi teorici, destinati principalmente a difendere le proprie convinzioni contro gli attacchi provenienti da matematici italiani e da teorici musicali stranieri. Il suo ultimo trattato di ampie dimensioni, Dell’armonia musicale fondata sul cerchio, rimase inedito fino al Novecento. Tartini morì a Padova il 26 febbraio 1770.
Un aneddoto è legato alla più famosa composizione di Tartini, conosciuta  con il nome del Trillo del diavolo (sonata g5 in sol minore) scritta  presumibilmente nel 1713, ma definita, in base anche a diverse analisi stilistiche, entro una datazione successiva al 1749 ca. Si può anche ipotizzare che Tartini continuò, come d’abitudine, a correggere il componimento e che quello giunto a noi sia appunto frutto di correzioni e migliorie.Mentre Tartini dormiva gli apparve in sogno il demonio. Il diavolo era disposto a esaudire ogni suo desiderio, Tartini allora gli chiese di suonare il violino. La musica che si sprigionò fu così sorprendentemente affascinante che Tartini appena sveglio provò a trascrivere la melodia. Il risultato non arrivò agli alti livelli del sogno, ma divenne comunque la composizione più celebre di Giuseppe Tartini, . Questo sogno ci viene tramandato dalle cronache dell’astronomo Joseph Jérôme de Lalande che incontrò Tartini a Padova nel 1765.  [ Maria Rosaria Teni]

Vorrei proporre l’ascolto ​del II movimentoAllegro della Sonata in Sol minore per violino e basso continuo. «Il trillo del diavolo»

[1] Con antica voce italiana, comune tra i marinai, si chiamava così uno specchio d’acqua piccolo e chiuso, riservato in alcuni porti a stazione di lance, di chiatte, di barche e, in genere, di bastimenti minuti, nel quale essi erano quindi radunati come in mandra, e in maniera da ingombrare il minore spazio possibile, senza intralciare le manovre e gli attracchi delle navi maggiori. (Treccani)
[2] Pierluigi Petrobelli, Tartini, le sue idee e il suo tempo. Lucca, LIM, 1992.
[3] Tartini. Il tempo e le opere. A cura di Maria Nevilla Massaro e Andrea Bombi, Bologna, Il Mulino, 1994.

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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2 risposte a “Giuseppe Tartini” – “Incontri sul pentagramma” – a cura di Maria Rosaria Teni e “Pirano, Piazza Tartini” di Silvio Valdevit Lovriha

  1. Avatar di valdevitsilvio valdevitsilvio scrive:

    Che dire? Sconcertante. Poche mie righe incastonate dentro una dissertazione culturale di livello altissimo rarissimo. Che meraviglia le informazioni dettagliate sulla persona Tartini e sulle sue scoperte in ordine alle potenzialità del violino e tanto altro. Le confesso che il brano musicale speravo ci fosse ma non lo ritenevo tecnicamente fattibile. Quanto il tutto mi abbia fatto enorme piacere lo può ben immaginare. Auguri di ogni bene e grazie in fi ni te, cioè eterne. Buona sera Silvio

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