
Incontriamo oggi per la nostra rubrica “Incontri sul pentagramma”, il musicista russo del periodo tardo-romantico, forse tra i più conosciuti ed eseguiti in tutto il mondo: Pëtr Il’ič Čajkovskij, nato a Votkinsk il 7 maggio 1840 e morto precocemente a San Pietroburgo nel 1893.(1) Le sue composizioni spaziano attraverso tutti i generi musicali, includendo sinfonie, opere, concerti, musica da camera, musica sacra e, unico tra i suoi contemporanei, musiche per balletti. Infatti è noto soprattutto per i suoi tre balletti: Il Lago dei Cigni, La bella addormentata e Lo Schiaccianoci, unitamente alla sesta sinfonia ‘Patetica’ ed al Concerto per pianoforte e orchestra n°1. Culturalmente distante dai compositori russi del suo tempo e in contrasto con lo storico Gruppo dei Cinque d’ispirazione nazionalista, Ciajkovskij rivelò nella sua musica uno spirito cosmopolita, studiando tutta la vita la musica dell’Europa occidentale ed amando unire le caratteristiche della musica tradizionale russa alla prassi musicale classica. Massimo Mila, musicologo e studioso ancora oggi tra i più completi, ha dedicato ampie ricerche alla vita e all’opera di Pëtr Il’ič Čajkovskij, esplorando anche aspetti meno conosciuti della vita privata del compositore. Mila, noto per le sue analisi approfondite e spesso critiche, ha contribuito significativamente alla comprensione della figura di Čajkovskij, mettendo in luce la complessità del suo carattere e le difficoltà che ha dovuto affrontare, come ad esempio la sua omosessualità, tema su cui ha espresso posizioni molto chiare. Infatti, nonostante il successo popolare, Ciajkovskij ha sofferto di crisi depressive già in gioventù, dopo la morte della madre, il naufragio delle relazioni interpersonali poi e l’inaccettabilità appunto per la società dell’epoca della sua omosessualità (2), tutte circostanze ineluttabili che hanno contribuito ad aggravare il suo stato psichico. La morte è ufficialmente attribuita al colera, ma le sue cause sono ancora dibattute; è stato anche ipotizzato il suicidio, per contagio volontario con la malattia o mediante altra forma di avvelenamento.
Visse in un particolare momento storico, e in un particolare ambiente, che dalla sua stessa decadenza trasse le forze per inserirsi nell’Europa moderna, togliendosi da quel Medioevo asiatico che era l’impero degli Zar. Proprio in quel momento e in quell’ambiente Ciajkovskij ha trovato in sè la forza di produrre quanto interiormente lo travagliava, dando vita a composizioni così affascinanti che ancora oggi, a distanza di tempo, sono testimonianza di uno spirito che credeva profondamente nel valore della comunicazione musicale come mezzo di comprensione umana. Tutta la sua vita si snoda sul profondo contrasto tra il successo delle sue composizioni ed il pessimismo interiore dovuto al terrore per il pubblico, ai sensi di colpa per le tendenze omosessuali, alla delusione del matrimonio naufragato dopo poche settimane con Antonina Ivanovna Miliukova che lo porta sull’orlo del suicidio ed all’improvvisa rottura da parte della sua confidente e mecenate Nadezda von Meck nel 1890. Nella sua musica, tuttavia, si è espresso con una potenzialità straordinaria, tanto da riuscire a far emergere la sua grande sensibilità, creando dei brani in cui ha trasposto la sua natura malinconica, venata da un pessimismo esistenziale che lo portava ad abbandonarsi a frequenti osservazioni sul mistero della vita, come si legge dai suoi diari e lettere: «Nella mia mente c’è il buio e non potrebbe essere altrimenti di fronte alle domande insolubili per la debole ragione, come la morte, lo scopo e il significato della vita, la sua eternità o caducità».(3) Čajkovskij ha composto tantissime opere, soprattutto diverse Marce sinfoniche, in varie circostanze quasi sempre su commissione, per celebrare importanti avvenimenti del suo tempo. Tale è la Marcia Slava, scritta nel 1876 per un concerto di beneficenza a favore dei soldati feriti durante la guerra serbo-turca. In omaggio allo spirito del momento non solo fa circolare nella sua musica uno spirito nazionale e battagliero, ma introduce temi presi direttamente dal repertorio militaresco. Ma il Ciajkovskij che prediligo in assoluto, è l’autore delle sinfonie. Ne compose sei, ognuna delle quali rappresenta una tappa significativa nella sua crescita artistica. Caratterizzate da una straordinaria intensità emotiva e da una capacità unica di narrare sentimenti profondi attraverso la musica, si susseguono in un crescendo di maturità compositiva che culmina nell’ultima, la Sesta. Nelle prime tre, meno conosciute rispetto alle successive, si apprezza già la sua abilità melodica e orchestrale, con temi che richiamano spesso la tradizione popolare russa. Con la Sinfonia n. 4, si affaccia una maggiore maturità, esplorando i conflitti interiori e le emozioni drammatiche. La Sinfonia n. 5 prosegue questa linea, affrontando temi come il destino e la speranza con una struttura grandiosa e intensamente lirica. La Sinfonia n. 6 è un capolavoro assoluto che si distingue per la sua struggente profondità emotiva, culminando in un movimento finale di preziosa intensità, che sembra quasi presagire la morte del compositore. Anche se Čajkovskij aveva iniziato a lavorare a una settima sinfonia, questa rimase incompiuta. Vorrei proporre l’ascolto della Sinfonia n.6 in Si minore, op. 74, l’ultima delle sue opere che potrebbe far pensare che rappresenti il suo testamento spirituale, nato dai suoi intimi turbamenti. La sua ultima straordinaria partitura ed anche la più pessimistica è conosciuta con il titolo di “Patetica”, probabilmete suggerito dal fratello del compositore, Modest, e il lavoro venne eseguito nel 1893, purtroppo senza particolare successo. Nove giorni dopo Čajkovskij morì, all’età di 53 anni. Nell’ultimo movimento della Patetica, emerge un “Adagio lamentoso. Andante ” al posto del classico “Tempo vivace” che la tradizione indica a conclusione della forma della sinfonia, un “Requiem” che conclude la sua tribolata esistenza e dove l’assenza di qualsiasi sviluppo possibile per i temi è emblematica di una condizione spirituale senza più prospettive. Caikovskij aveva composto una sinfonia che rivela al di là di ogni dubbio il percorso, sino alla morte, di un’anima tormentata.
Maria Rosaria Teni

Emozione. Come davanti a una tela del Tiziano, del Giorgione, del Cima da Conegliano. Un gran bel dono, grazie
Silvio V.L.
Grazie!