“Dicembre” di Diego Valeri

Tristi venti scacciati dal mare
agitavano la città notturna.
Da nere gole aperte tra le case
rompevano, invisibili
ombre, con schianti ed urla;
si gettavano per le vie deserte
ferme nel bianco gelo dei fanali,
urtavano alle porte
sbarrate, s’abbrancavano alle morte
rame d’alberi dolenti,
scivolavano lungo muri lisci,
dileguavano via, serpenti,
con fischi lunghi e lenti strisci…

Ora mi sporgo all’attonita pace
della grigia mattina: tutto tace.
Teso il cielo di pallide bende.
Il gran cipresso, assorto, col suo verde
strano, nell’alta luce. Un coccio lustra
tra la terra bruna dell’orto.
Finestre senza tende, cupe,
guardano intorno. Non c’è voce umana,
grido d’uccello, rumore di vita,
nell’aria vasta e vana.
C’è solo una colomba,
tutta nitida e bionda,
che sale a passi piccoli la china
d’un tetto, su tappeti
fulvi di lana vellutata, e pare
una dolce regina
di Saba
che rimonti le silenziose scale
della sua fiaba.

Diego Valeri

tratto dalla raccolta “Poesie”, Milano, Mondadori, 1962
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ph Eleonora Mello

Diego Valeri, Poeta, nato a Piove di Sacco (Padova) il 25 gennaio 1887. Insegnò a lungo italiano e latino nei licei; studioso di letteratura francese, specie moderna, ebbe per qualche tempo l’incarico di questa disciplina nell’università di Padova; da alcuni anni è addetto alla Soprintendenza all’arte di Venezia.Si rivelò con un volume di liriche, Umana (Ferrara 1915), cui seguirono altre raccolte: Crisalide (ivi 1919); Ariele (Milano 1924); Poesie vecchie e nuove (ivi 1930); Scherzo e finale (ivi 1937). Ha scritto inoltre una favola drammatica in due atti, Soregina (Venezia 1928); alcuni libri per ragazzi, fra cui uno di versi, Il campanellino (Torino 1928); e un volume di prose liriche, Fantasie veneziane (Milano 1934). Ha tradotto, fra l’altro, Mirella del Mistral (Torino 1930) e, in modo eccellente, Madame Bovary del Flaubert (Milano 1936). Dei suoi studî di letteratura francese sono anche frutto le numerose voci scritte per l’Enciclopedia Italiana, i molti saggi pubblicati in riviste ma non ancora raccolti, e il volume Scrittori francesi, sommario storico e antologia (Milano 1937). Impressionista, visiva, sensuale d’una sensualità mobilissima fra tristezza e ironia, la poesia del Valeri è andata via via elaborando il suo crepuscolarismo iniziale e i suoi motivi demussettiani, pascoliani e soprattutto dannunziani, in un tono medio fra discorsivo e cantabile, fra prosastico e lirico; in un ritmo modesto ma aderente di canzonetta, che rinnova, nei momenti migliori, il genere della canzonetta o filastrocca crepuscolare (si pensi a un Govoni) con una grazia leggiera di anacreontica. E sono, codesti – fuori di certa sua velleità meditativa o di amplificazioni metafisiche del dato sentimentale o sensuale -, momenti di abbandono al ricordo, di vagheggiamento della bellezza muliebre, cui spesso si mescola quello della bellezza naturale, del paesaggio, sino a formare una sola nostalgia, d’un’ora del tempo o d’una stagione della vita. [ Enc. TRECCANI]

Bibl.: P. Nardi, Novecentismo, Milano, 1926; P. Pancrazi, Scritt. ital. del Novecento, Bari 1934; id., in Corr. d. sera, 11 agosto 1937. Altra bibl., in A. Galletti, Il Novecento, Milano 1935.

 

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