Il punto di vista – “Il lavoro” di Mariantonietta Valzano

lente ingrandimento

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, lo recita la Costituzione, lo sancisce la legge, ma cos’è oggi, nel terzo millennio, il lavoro? Quanto vale? E come viene tutelato?
Questi sono gli interrogativi che ogni giorno, quando si hanno notizie di tragedie sul lavoro, ci vengono in mente. Il lavoro nasce con l’uomo, più o meno, se consideriamo che la necessità di nutrirsi ha portato anche i primi esemplari della specie a mettere energia per procurarsi il cibo. Tali energie sono le stesse che nei millenni sono state spese per lo stesso scopo, anche se con diverse modalità, da cacciatori passando per agricoltori, operai, artigiani fino ai nuovi lavori nel campo tecnologico e super-tecnologico. Non ho dimenticato i lavori “sociali” come quelli per la cura delle persone o quelli intellettuali che hanno permesso all’Umanità di progredire fino ad oggi, ma tali sono anche quelli per difendere o governare e coordinare questa moltitudine in divenire, sempre e solo LAVORO oltre che missione, servizio, passione. Ma nello specifico è difficile trovare nel passato lavori che abbiano avuto una tale carica di passione e vocazione se non in piccolissima parte tra artisti, inventori e talvolta altri come costruttori o sanitari in genere, perchè come ha ben spiegato Alessandro Barbero in una delle sue conferenze, il lavoro era degli schiavi, prima in epoca antica, e dei servi dopo nel Medioevo. Per avere dei lavoratori salariati in qualche modo bisogna arrivare alla seconda metà dell’800. Oggi il lavoro è molto variegato. Ci sono lavoratori autonomi imprenditori, piccoli o grandi che siano, dipendenti e quelli che non si sa cosa siano, quelli che lavorano senza una busta paga e sono sfruttati nei campi a raccogliere pomodori sotto il sole cocente oppure a mettere su “mattone mattone”, in bilico tra il vuoto e la terra. Questi vengono sottopagati con salari che vanno da 2 a 5 € l’ora per giornate lavorative interminabili. È il mercato del lavoro globalizzato, figlio non della utopia “lavoreremo di meno e saremo più ricchi” ma del contrario. Si stima che i nuovi poveri, cioè quelli che hanno un lavoro povero, siano in crescita soprattutto nelle grandi città. Oggi viviamo il controsenso della svalutazione del lavoro. Cioè dopo aver acquisito nella seconda metà del ‘900 diritti e doveri congrui ad una retribuzione salariale che conferiva un orario lavorativo pari al potere di acquisto effettivo per non cadere nella soglia dell’indigenza, oggi abbiamo raggiunto una grande flessibilità nella stima dell’ora lavorativa che appunto per molti è al di sotto di quel livello minimo di sussistenza. Perché?
Perché non sto di nuovo a rammentare la teoria economica neo e ultra liberista di cui ho parlato ampiamente in articoli precedenti, oggi il valore di un’ora di lavoro varia da chi la effettua e chi la paga, ci sono poche tutele e pochi diritti. È caduto il significato di “professionalità” sacrificato ad una sorta di intercambio tra pedine che fanno le stesse cose, a minor costo, senza curarsi né di sicurezza né di qualità. La dimostrazione è stata la selvaggia delocalizzazione e il depauperamento sul nostro territorio di aziende e fabbriche che prima erano il tessuto sociale dell’Italia (non elenco nomi, basta andare in rete o ascoltare TG per rendersi conto di quanti hanno ormai cambiato la loro natura italiana con altro).
Oltretutto aumenta il mercato globalizzato: non si è esportato ciò che noi avevamo in termini di qualità, diritti-doveri, e valore del lavoro, ma abbiamo importato e costruito fuori manovalanza a basso costo, senza regole, dove a tutt’oggi nonostante tante organizzazioni umanitarie c’è, esiste e prolifera il lavoro sfruttato come schiavitù e il lavoro minorile.
Quindi concludendo questo triste e angosciato punto di vista, a fronte di alcune piccole sacche di lavoro “umano” che resiste e dimostra la sua validità, abbiamo un enorme serbatoio di lavoro mal pagato, non etico come direbbe qualche illustre illuminato imprenditore. Un lavoro che non è più l’espressione del genio umano nel quale le persone possono da un lato realizzarsi e dall’altro contribuire al progresso civile-culturale del nostro tempo, ma si sta regredendo ad una sorta di necessità primaria la sussistenza dove si “vive solo per lavorare” e mangiare “quel tozzo di pane” che per alcuni…molti…troppi diventa sempre più duro e più nero fino ad essere talmente raro a causa di tutta l’ingordigia umana che c’è in circolazione.

Mariantonietta Valzano

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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