L’Italia del 2024, l’Italia del G7, l’Italia dei grattacieli avveniristici nella Milano di Porta Nuova e City Life, che profilano una città estremamente dinamica ed efficiente, l’Italia delle tavole imbandite di prodotti dop e doc, l’Italia che sta per disintegrare la sofferta e tormentata unità, l’Italia di oggi annovera ancora episodi di una brutalità e disumanità che lasciano un’indignazione e uno sconcerto difficili da esprimere. Morire sui campi arsi dal sole, in un deserto da anime assetate, non solo per la calura soffocante, ma per mancanza di umanità. Morire perché si fa un lavoro al massacro e perché non esiste dignità per i poveri della terra. Ma lo sdegno è ancora più forte se anche la morte è oggetto di scherno e di umiliazione. Alla stregua di bestie, e già è inammissibile tollerare le nefandezze dei mattatoi, un uomo, smembrato, dilaniato e gettato tra i rifiuti. Fermiamoci per un momento a riflettere su quello che è successo. La notizia passa attraverso i canali TV, radio, carta stampata, mentre noi facciamo colazione nelle nostre dimore confortevoli e rinfrescate da condizionatori spinti al massimo. Ascoltiamo; per un attimo siamo colti da una vertigine di rabbia, ci lasciamo avvolgere da una stizza che poi, man mano, si acquieta, mentre la vita scorre e gli impegni ci portano a pensare ad altro… Ma cosa c’è di più importante della vita umana calpestata senza alcun ritegno in un perseverare nelle violazioni dei diritti umani fondamentali, della dignità, della sicurezza di chi lavora in condizioni ai limiti dell’umana sopportazione? Sfruttamento, umiliazioni, violenza: questo è quello che avviene nei campi dove tanti uomini e donne, nella maggior parte immigrati che sognavano una vita migliore in quell’Italia fascinosa e allettante, ogni giorno lavorano anche fino a 14 ore per una misera paga che a stento riesce a sfamarli. La morte di Satnam Singh, bracciante indiano, non è altro che l’epitome, purtroppo, di una serie di morti che ogni giorno restano nelle campagne del Centro-Sud. Satnam è stato abbandonato ancora più crudelmente e, forse, si sarebbe potuto salvare, ma la crudeltà di alcuni esseri umani non conosce vergogna. L’agghiacciante dinamica di questa morte resta scolpita nelle nostre coscienze e io, oggi, non posso restare indifferente e mi chiedo sempre più amareggiata: “Dove stiamo andando? Cosa stiamo diventando noi, uomini del terzo millennio?”. Mi affido a Terzani per concludere e per continuare a riflettere.
Tutto quel che vedevo mi pareva perverso: una società in cui non si rispetta niente e nessuno, ma in cui tutti credono di essere liberi e di avere diritto a tutto, per finire soli e tristi.
(Tiziano Terzani)

Stimatissima dott.ssa M.R.Teni, questo il mio modesto commento all’odierno editoriale. Sono un lettore interessato agli articoli di fondo che esprimono il pensiero dei politici che contano e dei giornalisti di spessore. Quello che scrivono, per esempio, De Bortoli e Giannini cerco di non perdermelo. Il suo editoriale di oggi, e non é una novità, lo colloco al livelllo degli articoli migliori di questi eccezionali giornalisti, progressisti, niente affatto banalmente servili nei confronti del potere. Ecco: il potere è responsabile di quanto di atroce accade, sotto il cocente sole nei campi, nelle fabbriche e cantieri, nel Mediterraneo grande cimitero. È indubbio che ci sono responsabilità imprenditoriali personali, ma quando si spartiscono condoni in continuazione si dà il messaggio “liberi tutti” di fare quello che si vuole. Pier Paolo Pasolini prevedeva questo sfarinamento, i danni del prevalere dall’avere sull’essere. Penso ci possa salvare solo l’acculturamento e lei con quello che scrive e con la sua rivista dal bel titolo “Cultura Oltre” dà un fecondo contributo, ne sia gran fiera. Non è una battaglia facile ma ce la possiamo fare. Complimenti e cordialissimi saluti
Silvio Valdevit Lovriha