“Su Memoria Storica e Revisionismi” di Cipriano Gentilino

Papercraft Libro delle Idee Brainstorm Presentazione - 1

La Festa della Liberazione, che celebra il 25 Aprile di ogni anno la fine dalla occupazione tedesca e di venti anni di dittatura fascista, ci induce non solo a festeggiare e commemorare l’anniversario perché sia ricordo e monito sociopolitico trans-generazionale ma anche a riflettere sui concetti di storia e memoria storica nonché su quelli dei vari revisionismi. Gli studi storici condotti a una distanza di tempo che permetta allo studioso una adeguata e scientificamente cercata imparzialità hanno un rapporto significativo sia con i documenti ufficiali e gli studi precedenti sia con quella che chiamiamo memoria storica. Quest’ultima non si basa solo su semplici ricordi, vissuti e testimonianze ma è il risultato complessivo di un processo molto ampio che coinvolge l’individuo, la sua memoria e le sue relazioni nella società. Si possono dunque distinguere una memoria personale e una costituita da elementi condivisi che possiamo chiamare collettiva. E siccome l’Io è tale solo se entra in rapporto con l’altro da sé, l’identità , definita attraverso le proprie esperienze, trova un senso coesivo e un significato esistenziale nella cultura, nelle tradizioni, nella storia. L’identità individuale si rapporta intimamente con quella collettiva creando così una appartenenza, un “essere con” che è la base strutturale per un patrimonio di conoscenze e di convivenze sociali condivise dal quale, in democrazia, poi ci si può dividere in sottogruppi sociali e politici che rispettino però l’identità basilare del modus costitutivo iniziale allo scopo di evitare sconvolgimenti e sconfinamenti politici ed ideologici. Nel nostro paese è fondamentale il rispetto della costituzione e della democrazia in un contesto di libertà individuale di formazione, informazione e amministrazione della res pubblica attraverso le autonomie e le indipendenze dei poteri legislativi, esecutivi e giudiziari. Un sistema, il nostro, nato dalla liberazione e dalla resistenza, che, per garantire la libertà di tutti, si basa su un equilibrio tra i poteri che è forte se è rispettato sempre e sempre difeso dalle tendenze alla pseudo-democrazia delle democrature. E questa ultima possibilità ci fa pensare che il semplice ricordo storico e la semplice commemorazione senza una consapevolezza partecipata alla espressione politica possono diventare un lasciapassare solo formale verso un futuro non rispettoso della nostra memoria personale e collettiva. Ricordi e commorazioni dovrebbero servire infatti ad attivare e riattivare le memorie perché queste restino direttive lungo le quali costruire un futuro condiviso pur adeguato, come la storia ci insegna, a nuove esigenze e prospettive. La memoria collettiva, infatti, non è granitica e non sempre, per la sua umana frangibilità, ci preserva automaticamente dall’evitare errori del passato. Per questo andrebbe trattata con cautela e sensibilità preservandola, anche per le future generazioni, dai c.d. revisionismi ideologici e politici. A tal proposito tali revisionismi andrebbero distinti da quello storico, pur essendo quest’ultimo un concetto che suscita ancora molti dibattiti accesi e controversie. Esso riguarda la reinterpretazione critica degli eventi storici, spesso mettendo in discussione le narrazioni tradizionali e cercando di svelare nuove prospettive. Si basa cioè sulla premessa che la storia non sia un insieme di fatti immutabili, ma piuttosto una costruzione soggetta a interpretazioni e revisioni. Chi lavora da storico alla revisione si pone l’obiettivo di esaminare gli eventi storici con uno sguardo critico, cercando di comprendere meglio le cause, gli effetti e le sfumature spesso trascurate, così come cercare nuove fonti e principalmente considerare i contesti sociali, politici e culturali. Il revisionismo politico e ideologico invece prende origine o dalla necessità di controllo politico della prassi come quello c.d. marxista esercitato dalla U.R.S.S. verso le scelte socialiste democratiche europee o dalla volontà di distorcere o negare eventi storici. L’esempio più eclatante è la spudorata negazione dell’Olocausto. Ma più pericolose per la oggettività storica sono le revisioni, principalmente quelle talora inapparenti, che alla fine forniscono il supporto per una lettura diversa degli avvenimenti. Basta infatti non citare cosa di nefasto ha preceduto, se non causato, una reazione nefasta o addirittura smilitarizzare la funzione di un battaglione, così… come fosse per caso. E allora vigilanza, partecipazione e resistenza diventano funzioni essenziali per la nostra democrazia, per tutte le demos-crazie.

Cipriano Gentilino

Questa voce è stata pubblicata in Storia. Contrassegna il permalink.

Rispondi