
Un giorno fatale mi abita!
Mi cammina dentro
da levante a ponente.
Ma ritorna ancora la
dolcezza della primavera!
Pur sui sentieri battuti
da logori calzari…
E sentiremo quel vagabondare indicibile
di carovane di profumi
per lontar di campi.
E chi tacitamente
entrerà nel sogno dell’usignolo,
sarà nel miracolo
di un trillo…
Nell’incanto di una melodia
che il cielo fa piovere sulle povere
vite.
A piedi nudi si andrà:
attraversando fervide pianure,
lisce come la pelle dei ricordi.
E le care canzoni come finestre
s’apriranno su valli felici dove,
placido sonnecchia
il nostro azzurro fiume
che sogna di noi…
Andremo su,
fino in cima,
dove danzatrice solitaria
del silenzio è la neve.
Lassù ascolterò i passi del vento,
che scompiglia i capelli
delle nuvole,
e che soffierà ad attizzare il fuoco
dell’iride tua,
di luce mai sazia!
Poi, la sera,
suadente come una dea,
blu come lo scintillio di un mare,
mi avvolgerà nel suo abbraccio di madre
per condurmi sino alla promessa di
un bianco, puro orizzonte.
Per stemperare la nostalgia
di un volo dell’anima…
Per scontornarmi dal
paesaggio dell’oggi
e finire il mio canto
in un lenzuolo di nebbia,
dove dolce sarà dileguare,
dove dolce sarà il disciogliersi
nella rugiada dei tuoi occhi
di fanciullo,
o chiaro mattino!
Antonio Teni

Sull’Attersee – Gustav Klimt – 1900
