La precarietà ci appartiene nella misura in cui, noi esseri umani, ci confrontiamo con l’eternità e ne usciamo consapevoli di essere fragili e in balia di un tempo infinito eppure inclemente nella sua finitezza umana. Una lirica, quella di Myriam Ambrosini, che nella sua essenziale articolazione, incide sulla pelle cicatrici indelebili di forte realismo. Nella sua struttura austera e asciutta, dispiega una vibrante provvisorietà che si arrende dinanzi alle barriere dell’ineluttabile “limite”, metaforica “siepe” oltre cui non si può andare. [Maria Rosaria Teni]
Siamo fragile
materia,
sussurri
nel vento,
vapore
sugli oceani;
un corpuscolo
del tempo.
Figli
del Creato
non padroni.
Siamo
IL LIMITE
che non riconosciamo.
Myriam Ambrosini
Myriam Ambrosini – curatrice della rubrica DIVAGAZIONI LETTERARIE
