Le contraddizioni di questa società sono paradossali! Mentre da un lato si attende freneticamente la Festa degli Innamorati, annunciata con spot ammiccanti e ammalianti su canali televisivi e social, mentre si specula su acquisti che di profondo hanno soltanto il vuoto dell’inafferrabile momento, dimenticando che l’amore si nutre di attenzione e comprensione, si consumano violenze aberranti che scaturiscono da un sentimento che dell’amore si fregia, ma ne ribalta il concetto, per essere definito con un terribile neologismo entrato da poco a far parte della nostra lingua. Si tratta di un termine relativamente nuovo, che è presente nel vocabolario italiano solo a partire dal 2001. Altrettanto recente è la sua diffusione, a partire dal 2008, anno in cui Barbara Spinelli ha pubblicato un libro intitolato “Femminicidio”. Si è passati dunque dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, segnando l’ingresso di una nuova parola dapprima nel mondo della stampa e dei giornali, ed in seguito anche nella lingua comune. Prima del 2001, l’unica parola esistente di significato analogo, ma rivestita di classica forma era “uxoricidio” (dal latino uxor, “moglie”) che è l’omicidio della propria moglie e, abitualmente, si consumava sotto le coltri di mura domestiche che occultavano ogni forma di brutalità per evitare scandali o squilibri all’interno del “nido” casalingo. Si comprende, tuttavia, che la radice latina uxor circoscriveva il significato del termine all’uccisione di una donna in quanto moglie o, più in generale, all’uccisione del coniuge, dal momento che il termine veniva utilizzato anche per gli uomini. La coniatura del termine “femminicidio” ha esteso il concetto che identifica in senso più ampio l’uccisione di una donna proprio “in quanto donna”, assimilando un fenomeno che comprende una pluralità di comportamenti inqualificabili e deprecabili quali: maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa o ancora economica, perpetrati prevalentemente da uomini, (in questo caso io sarei contraria a usare questo termine) in ambito lavorativo, familiare o sociale, minacciando la libertà, la dignità e l’integrità di una donna. Tutta una serie di sopraffazioni, a volte sottili e subdole, che inizialmente non vengono recepite da donne ignare che credono e si fidano di uomini che si travestono e che possono trasformarsi in assassini. In questi giorni, in sole 24 ore, tre donne sono state brutalmente uccise, tre vite recise per mano di folli individui che, come ultimo di una serie di atti violenti, hanno posto fine a un’esistenza per bisogni inspiegabili e ingiustificabili, perché la violenza non ha una giustificazione, mai!
Mi sembra giusto parlarne, mi sembra doveroso denunciare, mi sembra opportuno cercare di frenare questa dilagante violenza che, in questo periodo di pandemia, sembra aver accresciuto la sua potenza.
Maria Rosaria Teni


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