“È rimasta laggiù, calda, la vita…” e ai versi di Cristina Campo, la poetessa che apre il mese di novembre, aggiungerei che è rimasta sospesa, la vita, questa nostra vita di giorni incerti al lume di una lampada fioca… Tanto si parla in questo momento di ogni possibile scenario che si presenta in ordine all’andamento dei contagi e delle misure da adottare per fronteggiare l’emergenza. Ancora tanto si scrive, spendendosi in congetture e interrogativi che spesso si rincorrono circolarmente finendo col tornare al punto di partenza senza soluzione. Ma quello che mi sento di dire, in questo spazio che ormai è il mio angolo di riflessioni e pensieri, è in forte sintonia con quello che ha detto Wim Wenders, riportato sulle pagine di Robinson del 31 ottobre: “in questi giorni, ormai, e come se nostri sensi fossero parzialmente Disattivati. Non è appagante vedere volti coperti dalla mascherina ed essere incapaci di capire se stanno sorridendo o no “. Il regista del film Il cielo sopra Berlino ha espresso, come sa ben fare, il mio stesso pensiero e la sensazione desolante che provo quando, nelle mie ormai rare uscite, incontro persone con i volti a metà, con gli occhi che fungono da comunicatori di emozioni a senso unico e a volte si perdono dietro un velo di lacrime sul punto di nascere, ma dignitosamente trattenute. Affidiamo la nostra incolumità a una mascherina che assorbe il nostro sorriso, lo stupore, il dolore e l’amarezza, ma contemporaneamente tutela e preserva la nostra salute fermando ogni eventuale attacco da parte di un virus insidioso che sta trasformando la vita di tanti esseri umani. Ho la strana percezione di vivere giorni sospesi, mediati da schermi, che siano quelli del PC o di un cellulare o di un televisore, attraverso cui si consuma una quotidianità dolorosa e si intravedono segni di sconfinata incertezza. Mi rendo conto di quanto sia importante cercare di aggrapparsi a sprazzi di normalità, a interessi e passioni e per questo dobbiamo fermare la nostra creatività e, soprattutto, non possiamo impedire al flusso delle emozioni di accompagnare questi giorni sospesi e di farli sentire pieni di speranza. C’è fame di vita, di respiro e di fiducia e allora, con i modesti mezzi che possediamo, eleviamoci per alimentare un barlume di sogno che ci dona sollievo; possiamo farlo con la penna del cuore che scrive su pagine grigie e le illumina di colori, superando mura asettiche dove un minuto si dilata in eterno.
Maria Rosaria Teni
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