“Il Re Selvaggio” di Enrico Biasotto

È la volta, oggi, di un giovane poeta già ospite della nostra rivista in diverse occasioni. Un tratto stilistico originale, il suo, che si contraddistingue, nello specifico in questa poesia, per il tratto altamente metaforico nel descrivere un particolare personaggio in un paese immaginario. Fa pensare ai cantastorie o alle canzoni di De Andrè quando tratteggia situazioni di lotta per sopravvivere al male. Spesso, pur non assumendo i tratti canonici della poesia, si possono manifestare le proprie idee e i propri ideali e lo stesso autore, nella chiusa, termina con un accenno di speranza che allenta la tensione di ricerca insita nell’uomo. [M.R.Teni]

Questo è il racconto di un paese lontano,

di un re selvaggio, di una belva e di un beffardo.

Di quel mago seduto sul quel trono

che la storia spaccia per buono.

Di ombre e sussurri, di assassini del buio più scuri,

di morti lacerati da corvi

e di notti i saggi lapidati come topi.

Di questi corpi i figli del male bevono,

il sale sulle ossa

in quella tomba che non è, sembra una fossa

nascosti dietro una somma per la comunione

non è l’unione che fa la forza

ma la volontà di dominare, l’avidità

il potere che dà quel trono

che l’uomo può chiedere perché ora può sedere.

Ma il re non è morto, vive nel ricordo

di chi lotta per un mondo nuovo

e di chi vive per veder arrivare quel giorno.

Le mura cadranno, terre tremeranno

nel silenzio della gente persa nell’ozio

in un vagare senza metà

alla ricerca perpetua di questa vita imperfetta

uno scopo.

Troveranno solo ciò che gli spetta.

L’ora è giunta l’annuncia la tempesta

crederanno la vittoria un miraggio

ma è per pochi la gloria se non c’hai coraggio.

Come la fenice dalle ceneri risorge

tu dal caos rinasci e riprendi a mordere

compagna fedele di questo re crudele

perso nel viaggio d’una giungla d’incanto

eccolo! il selvaggio, d’innanzi a te m’inchino

ma ora sei incatenato.

Tutto è pronto per il suo ritorno

dal basso una cortina di fumo gli si leva contro

la belva le catene spezza, non ne resta che una sola

ma quel mago è un bastardo

nella disgrazia ha trovato un abbaglio,

ora agita all’aria quel sonaglio

come unica salvezza, un incantesimo disperato.

Ma il suo operato è tutto allo sbaraglio

la fatica di un parto, il travaglio

cade a terra sangue dal naso, un ultimo imbroglio

la bestia muore.

Una mano toglie la freccia che ha trapassato il cuore

il veleno sulla punta luccica al sole

il vento si alza, la polvere si mischia al sangue

una voce squarcia il cielo

sembra un grido, un pianto veloce

di un dolore atroce nascosto dietro un velo.

Si fa buio, tutto tace, nascono i demoni

dei morti le facce non guardare

in questo bagno di sangue li senti i spettri gridare

“vendetta”

l’eco di una parola risuona sola sulla vetta

e non c’è più nessuno a cui dare una mazzetta,

in cambio della salvezza

Sotto questa luna rossa dove ogni cosa sembra maledetta

un’ombra cammina sola nella notte silenziosa

un mantello copre il volto, la faccia pensierosa.

È stanca ha vagato senza sosta con la morte tra le ossa

e si trascina i resti del deserto, vuole solo riposare

non gli è concesso

Mentre la sabbia gli ricorda le gesta che la gente scorda

Lui sorride, sembra felice

ma il destino è beffardo,

riserva ben altro… e si va chiedendo

se un giorno troverà mai ciò che sta cercando.
Enrico Biasotto

Enrico Biasotto

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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