
Arriva l’autunno, la stagione delle malinconiche riflessioni, degli inevitabili pensieri che assumono il colore ramato delle foglie destinate ad appassire. Giorni fa, sulle pagine culturali di Repubblica, mi sono imbattuta in un articolo straordinario di Stefania Parmeggiani che conteneva una poesia struggente e dolcissima di Carmen Yáñez, la moglie di Luis Sepulveda.
La maggior parte dei lettori di questa rivista avrà intuito, anche attraverso le pagine pubblicate in passato, quanta stima e ammirazione io nutra per questo scrittore, uomo di elevata personalità e di indubbio spessore umano, scomparso ad aprile di quest’anno per il terribile virus che sta dilagando ormai da mesi in tutto il mondo. Egli era anche un poeta e lo ha dimostrato mirabilmente nella sua delicatissima favola con protagonista una gabbianella, coraggiosa e pur tenera, che è entrata nel cuore di tanti lettori di ogni età e che ha insegnato principi fondamentali, improntati sulla lealtà, la solidarietà, l’amore verso l’altro e il diverso, valori che oggi forse stiamo trascurando. Tanti temi che quasi sotto forma di parabola investono la nostra quotidianità e suggeriscono di osservare una maggiore cura per l’ambiente e per gli animali. Sepulveda ha lanciato un messaggio importante fondato sull’amore disinteressato, sulla forza che possiede l’uomo di poter venire incontro a chi è difficoltà, indipendentemente da ogni derivazione razziale o sociale. Nella sua vita, tra varie vicissitudini, ha avuto accanto a sé una donna straordinaria, Carmen Yáñez, che lo ha accompagnato, assecondando anche le sue scelte e coltivando i suoi stessi ideali; una compagna di vita e una penna eccellente, come dimostra in questa poesia “Eravamo così felici e non lo sapevamo” che sarà pubblicata nel libro “Senza ritorno” in uscita il 22 ottobre per i tipi di Guanda. Una poesia che celebra la vita nella sua essenza più pura e autentica e soprattutto invita a riflettere sul concetto di felicità, parola magica che non si apprezza mai veramente perché ognuno di noi è sempre teso a inseguirla non accorgendosi di averla tra le mani. Purtroppo si realizza di aver provato la felicità quando ormai è troppo tardi e quando è scivolata tra le dita. Concludo questa mia piccola riflessione con l’invito a leggere i versi di Carmen…
Maria Rosaria Teni

