DIVAGAZIONI LETTERARIE: “LE GEMELLE”– di Myriam Ambrosini

Erano davvero belle … Sembravano Angeli. I lunghi capelli, così biondo cenere, da parere a volte d’argento. I grandi occhi di un insolito colore, poiché dal grigio, secondo le angolazioni di luce, potevano passare al verde, per assumere a volte persino sfumature violette.
Ed erano gemelle … Così simili tra che, scherzando tra di loro, si chiedevano l’un l’altra:< Sei tu Teresa? O sei invece Vittoria?> Quei tessuti, quel sangue, quegli atomi, quegli umori identici, avevano reso due persone una sola e a Darola, il piccolo borgo dove erano nate e vivevano, la gente commentava: <Quando le gemelle respirano, sembrano in realtà un unico respiro>. E Teresa e Vittoria così si sentivano: un unico respiro per il quale non potevano neppure concepire di non essere insieme in ogni battito di ciglia … Un sospiro identico nell’Universo.
Quella eterea bellezza esteriore delle gemelle si riverberava poi anche all’interno: generose, altruiste, si sforzavano di rendersi utili ai più bisognosi e, interrompendo le loro scorribande per boschi e prati, facevano spesso compagnia a persone anziane e sole.
Nel villaggio Teresa e Vittoria erano dunque molto benvolute e la donna, si diceva centenaria, che viveva al margine del piccolo borgo, in fama “di strega”, quando le vedeva era solita dire: <Sono davvero Angeli scesi dal cielo, e presto al cielo dovranno dunque tornare.> Chi si trovava ad ascoltarla faceva allora gli scongiuri, perché le gemelle erano troppo amate … Ma per chi possiede i confini tra il cielo e la Terra un misterioso sapere diviene possibile.
In quella seconda metà dell’Ottocento in cui Teresa e Vittoria si trovavano a vivere, Darola presentava assai poche occasioni d’interesse o di svago, ma in compenso c’era a disposizione tanto spazio da attraversare, sino a perdersi tra vallate, in primavera straripanti di fiori, e boschi misteriosi, così fitti da velare a volte la luce del sole. Le gemelle amavano, spesso ad insaputa dei genitori, organizzare continue scorribande tra quelle vallate e si dedicavano a soventi immersioni tra quei boschi dal forte odore speziato.
Un giorno, durante la messa domenicale nella piccola chiesa – poco più di una cappella solitaria -, il parroco parlò del vicino Principato di Lucedio e dell’antica Abbazia, piena di leggende e misteri esoterici. Teresa e Vittoria ascoltarono rapite tutti quei racconti e decisero che un giorno, da sole, sarebbero andate in visita a quel Principato ed a quella leggendaria Abbazia, culla di oscuri misteri.
E finalmente quel giorno arrivò …
Avevano scelto una bella e tersa giornata di primavera, con un sole già intiepidito dall’imminente mese di maggio. <Andremo a fare “una merenda sull’erba” nelle piccola valletta accanto alla Chiesa> dissero ai
genitori – soprattutto al padre che le adorava, ma si sforzava di tenerle costantemente al riparo da ogni pericolo – e mostrarono felici il canestrello che si erano preparate, con la bella frittata ai formaggi, un po’ di pane raffermo e due splendide mele, rosse e succose <Ecco, papà,> dissero all’unisono < abbiamo un succulento spuntino. Ci stenderemo al sole, coglieremo un po’ di fiori e saremo di ritorno prima del tramonto del sole.> <State attente: non date confidenza a nessuno, non parlate e non intrattenetevi con nessuno.> si raccomandò il padre.
<Non temere, papà … Noi badiamo a noi stesse e siamo, l’una per l’altra, la migliore compagnia. Inoltre abbiamo 15 anni: siamo ormai due piccole donne!> E, dondolando i canestrelli con la merenda, Teresa e Vittoria si avviarono cantando verso la loro avventura.
Costeggiando la piccola Chiesa, subito al di dietro affrontarono uno stretto sentiero che portava al cimitero del borgo. Quel cimitero, già pieno di vecchie lapidi, storte e consunte, e con i nomi dei suoi antichi ospiti semi cancellati, da sempre incuteva loro molto timore, ma erano costrette ad attraversarlo per raggiungere il bosco che avrebbe poi condotto, dopo qualche manciata di chilometri, all’abbazia del Principato di Lucedio …loro agognata meta. Le due gemelle si presero per mano, mentre il cuore iniziava a battere più velocemente nei loro petti. Guardando fisso dinanzi a loro e non soffermandosi mai ad osservare lapidi, croci e quant’altro quel piccolo cimitero ospitava, avvolte nel forte odore di muschio che lì imperava, lo attraversarono in breve tempo, per poi tornare finalmente alla luce del sole ed al profumo, pieno invece di vita, dell’erba novella, delle margherite di campo, frammiste agli azzurri fiori di finocchio. Poi il bosco le accolse, stringendole nel suo abbraccio verde e silenzioso. Anche lì per le gemelle serpeggiava un po’ d’inquietudine, ma il sole ogni tanto, come un raro sorriso, filtrava tra gli alberi e faceva brillare le foglie.

SECONDA PARTE

Teresa e Vittoria si aspettavano di trovarsi dinanzi una imponente Abbazia, ma ciò che invece incontrarono era soltanto una Chiesa di dimensioni modeste e con una strana pianta ottagonale, un curioso porticato antistante ed una cupola che si ergeva sopra gli alberi. Immersa in una selva erbosa, pareva già preda di piante rampicanti ed altre erbe invasive.
<Ma è piccola … Isolata … Malmessa.> esclamò Teresa, in tono deluso.
<E non c’è nessuno! Possibile che un’Abbazia così famosa non sia visitata da nessuno e nessuno se ne prende cura?> sottolineò Vittoria.
<Già, sembra in stato di abbandono.> aggiunse sconsolata Teresa.
Poi videro qualcosa muoversi … Come un’ombra che, provenendo dalla selva, si avvicinava pian piano al porticato, per imboccare poi l’entrata della Chiesa.
<Un monaco … È un monaco!> esclamò Vittoria.
<Seguiamolo …> Propose Teresa e facciamo a lui qualche domanda.
Cautamente le due gemelle entrarono nell’edificio e rimasero assai sorprese nel constatare che all’interno la Chiesa appariva invece in ordine, pulita e con i fiori freschi ad abbellire l’altare. Anche lo spazio sembrava essersi come dilatato, rispetto invece all’esiguità della struttura esterna.
Il monaco era seduto davanti ad una tastiera musicale ed in alto, rinchiuse in una capiente nicchia, s’intravedevano le canne di un organo.
<Padre …> mormorò Teresa.
<Padre …> ripeté Vittoria a voce più alta.
Il monaco, che era giovane e molto bello, parve accorgersi soltanto allora delle gemelle e, voltatosi, regalò loro un ampio sorriso.
<Padre …> e fu di nuovo Vittoria a prendere l’iniziativa <Dove ci troviamo? Che luogo è questo? E questa Chiesa?>
<Non lo sapete?> chiese il giovane monaco, all’apparenza meravigliato. <No, non lo sappiamo.> risposero all’unisono le gemelle.
<Questa è la famosa Chiesa della “Madonna delle vigne”> spiegò il monaco, mantenendo sempre quel sorriso stampato sul volto.
<Ha detto “famosa” Padre, perché?> rimarcò Vittoria.
Il monaco, invece di rispondere, si alzò dallo scranno dove era seduto, facendo segno alle gemelle di seguirlo. Giunto di fronte ad una parete, la indicò poi con un dito. D’improvviso la parete parve come illuminarsi e Teresa e Vittoria poterono ammirare un singolare affresco che la animava sino al soffitto: dal candore dell’ intonaco sembravano fuoriuscire delle maestose canne di organo e, come in sovraimpressione, vi galleggiavano dinanzi le note di uno spartito musicale.
Vittoria, incuriosita, si avvicinò allora ancora di più alla parete e con un dito sfiorò quelle note, ma si ritrasse subito come se fosse stata scottata.
<Si muovono …> disse infatti <Sono vive!>
Il sorriso del monaco aumentò …
<Vi piacerebbe che suonassi questo spartito?> domandò poi, sfiorando a sua volta le note. E, prima che le ragazze formulassero una risposta, raggiunse di nuovo lo scranno, posizionato dinanzi alla tastiera, e tornò a sedersi. Una mano già sfiorava i tasti, quando il monaco parve avere come un attimo l’indecisione e, voltandosi poi verso Teresa e Vittoria, affermò: < Voi siete come lo spartito dell’affresco … Palindrome. Ed io vi aspettavo da tanto!>
<Palindrome?> Chiesero, di nuovo in una sola voce, le gemelle.
<Non vi siete accorte che le note si possono leggere sia da destra che da sinistra? E similmente possono essere suonate sia da destra che da sinistra … Palindrome dunque, come voi, speculari, sia pur diverse.>
<Il suono allora è lo stesso? Il verso d’esecuzione non cambia la musica …>
<Oh sì che la cambia … Eccome se la cambia!> Esclamò il monaco, dandosi una forte manata sulle ginocchia, come a voler ribadire quel concetto.
Le gemelle erano stupite, poi Teresa, come se ricordasse qualcosa, disse: <Padre, avete detto che ci aspettavate da tanto …>
<Già che significa? Che vuol dire?> s’intromise Vittoria.
<Perché la perfezione dell’armonia di questo spartito è nel suonarlo in contemporanea sia da sinistra che da destra. Il cielo e la Terra allora si uniranno, il bene ed il male si mescoleranno, gli Angeli ed i Demoni danzeranno insieme e si spalancheranno le più misteriose porte sull’ignoto. Ma soltanto due gemelle identiche come voi, Teresa e Vittoria, possono farlo …>
<Ma noi non sappiamo suonare!> E di nuovo parve che fosse una sola voce a rispondere.
<Qui, in questo luogo, tutto è possibile … E per ringraziarvi del miracolo che compirete, potete esprimere un desiderio, che verrà senza tema realizzato.>
Teresa e Vittoria si guardarono ed ognuna di loro entrò facilmente nell’animo dell’altra.
<Insieme … Vogliamo stare “sempre e per sempre” insieme> dissero poi in quell’unico respiro che le univa.
<Nella vita e nella morte?> rimarcò il monaco.
<Nella vita e nella morte!> ribadirono le gemelle.
Quattro mani sfiorarono tasti di una tastiera fatta improvvisamente di filamenti d’oro e d’argento e, come il monaco aveva detto, Angeli e demoni danzarono.

EPILOGO

Le gemelle, come d’incanto, si ritrovarono fuori dalla Chiesa che, nuovamente, appariva malmessa, preda dei rampicanti ed in stato di abbandono.
Vittoria fu la prima a riscuotersi:< Ci ha chiamato per nome, sorella. Come faceva il monaco a conoscere i nostri nomi?>
Teresa rimase un attimo in silenzio e si limitò a fare spallucce.
< Andiamo via da qui …> Sussurrò poi, guardandosi intorno stranita. La notte era scesa infatti prematuramente su di loro.
“Ma quanto saremo rimaste dentro quella chiesa?” Si chiesero entrambe con il pensiero, ma non dissero nulla e, prendendosi per mano, raggiunsero il bosco. Lì il buio ed i richiami inquietanti degli animali notturni le raggiunsero. Attraversandolo, tutto parve loro in qualche modo diverso e, senza più un riferimento preciso, finirono per perdersi. Stranamente calme, ma esauste, si sdraiarono sotto il grosso tronco di un albero e si addormentarono, stringendosi l’una contro l’altra.
Così le ritrovarono due giorni dopo il padre, accompagnato da alcuni abitanti del villaggio, che si erano uniti alla ricerca delle gemelle scomparse Parevano addormentate … Belle e composte. Nessun animale selvatico le aveva sfiorate e non mostravano alcun segno di violenza.
Inspiegabili i motivi della loro morte.
Le trasportarono su identiche barelle che, entrando nel villaggio, furono presto ricoperte dai tanti fiori che la gente lanciava su di loro.
L’eterea bellezza e persino un sano colorito non le abbandonò durante la funzione religiosa e tutte le esequie. Tra i fiori che le circondavano pareva giungere anche un loro segreto profumo.
Ora riposano vicine, insieme, ricordate in due lapidi identiche: TERESA e VITTORIA – 1868.
Ma chi si è trovato a passare di lì, tra la fine del tramonto e l’arrivo del buio, giura di aver sentito vibrare le note dolcissime di un organo e come un denso unico respiro, quasi un magico sospiro dello stesso infinito, smuovere l’edera che, estendendosi, simile ad un abbraccio, da una parte all’altra, ricopre le due lapidi.

MYRIAM AMBROSINI

*NOTE:
La Chiesa, ora sconsacrata, della Madonna delle Vigne, dove su di una parete è dipinto un affresco che riproduce le canne di un organo ed un pentagramma – detto Lo spartito del Diavolo – si trova tutt’ora nel Principato di Lucedio, nel Comune di Trino (Vercelli)
Nel piccolo Cimitero abbandonato di Darola, ci sono davvero due lapidi ravvicinate, identiche tra di loro, con incisi i nomi di Teresa e Vittoria Ronco – gemelle – nate e morte a 15 anni nello stesso giorno, mese ed anno (1868)
** Il racconto è comunque opera di fantasia.

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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