L’8 marzo si celebra un po’ovunque l’evento che indichiamo, in maniera impropria a mio parere, come Festa della donna, dove il termine “festa” appare quanto mai inadeguato e riduttivo, in virtù del fatto che l’8 marzo è dedicato al ricordo dei primi tentativi di conquiste politiche, sociali, economiche del genere femminile risalenti ai primi del Novecento. Sarebbe più coerente dunque parlare di Giornata internazionale della donna, dove tutto ruota intorno alle rivendicazioni dei diritti femminili, uno su tutti quello di voto e in cui si moltiplicano gli incontri e le occasioni di confronto che riguardano le problematiche affrontate quotidianamente dalle donne, nei vari ambiti, sulle disuguaglianze di genere ancora esistenti, sui preconcetti e le discriminazioni. Erroneamente si è attribuita l’origine dell’8 marzo a una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise in un incendio, ma in realtà le motivazioni hanno radici più profonde nella storia politica mondiale, piuttosto che in un singolo, tragico avvenimento. [1]
La storia di questa Giornata della donna è assai articolata proprio perché non deriva da un singolo fatto e non può essere raccontata come un semplice giorno di commemorazione, ma piuttosto come punto d’arrivo di un percorso ricco di difficoltà che le donne hanno compiuto per cercare di ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Dall’inizio del XX secolo, la data dell’8 marzo segna una ricorrenza ad altissimo valore simbolico che negli ultimi anni, anche se banalizzata dai media e a volte ridotta a rito consumistico, resta un’occasione di ampia mobilitazione e di trasmissione di memoria tra le generazioni.[2]
Sin dai primi del Novecento, una serie di avvenimenti si sono registrati in più parti del mondo, in concomitanza con i cambiamenti sociali e politici di grande fermento negli ambienti femminili caratteristici di un nuovo secolo che hanno portato alla lotta per la rivendicazione dei diritti delle donne e all’istituzione della Giornata internazionale delle donne che non è sempre stata l’8 marzo. Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907. Durante questo congresso si discusse della questione femminile e del voto alle donne. La Giornata internazionale della donna fu celebrata per la prima volta il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito socialista americano. Erano anni, in cui l’oppressione e la disuguaglianza stavano spingendo le donne a diventare più esplicite e attive nella campagna per il cambiamento: l’anno prima, nel 1908, 15mila donne avevano marciato per New York chiedendo orari di lavoro ridotti, una paga migliore e, soprattutto, diritto di voto.
Alla Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi a Copenaghen nell’agosto 1910, venne poi deciso di istituire una giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne: la giornata venne però celebrata in date diverse, a seconda delle scelte delle singole località.
Negli anni successivi, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sono state poi organizzate molte altre giornate dedicate ai diritti delle donne. La prima guerra mondiale pose fine alle celebrazioni in tutti gli stati impegnati nel conflitto, fino all’8 marzo 1917 quando le donne di San Pietroburgo (fra l’altro allora in Russia era in vigore il calendario giuliano e pertanto non era l’8 marzo, bensì il 23 febbraio) scesero in piazza per invocare la cessazione della guerra. La celebrazione ebbe un tale successo che portò al crollo dello zarismo, passando alla storia come Rivoluzione russa di febbraio. Così quando il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste si riunì a Mosca, stabilì che l’8 marzo si celebrasse la Giornata internazionale dell’operaia.
In Italia la prima giornata della donna si è svolta nel 1922, ma il 12 marzo e non l’8. Nei decenni successivi il movimento per la rivendicazione dei diritti delle donne ha continuato ad ingrandirsi in tutto il mondo.
Nel settembre 1944 a Roma è stato istituito l’UDI, Unione Donne Italiane, e si è deciso di celebrare il successivo 8 marzo la giornata della donna nelle zone liberate dell’Italia e l’8 marzo 1945 l’UDI tenne la prima giornata della donna nelle zone liberate e l’anno successivo fu adottata come simbolo la mimosa, che fiorisce proprio i primi giorni di marzo. Ma si dovrà aspettare fino al 1972 perché in Italia l’8 marzo sia ufficializzato. Infine il 1977 è l’anno di consacrazione della Giornata internazionale della donna, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite propose l’istituzione di una giornata dedicata alla donna, rendendo l’8 marzo la data ufficiale della celebrazione. Dal 1946 è stata introdotta la mimosa come simbolo di questa giornata. [3]L’idea di adottare la mimosa come simbolo della Giornata della donna è stata della giovanissima partigiana e poi Madre Costituente, Teresa Mattei, nome di battaglia Chicchi, che, quando si decise, nel 1946, di istituire la prima Giornata della donna l’8 marzo successivo alla conquista del voto alle donne, propose di creare un simbolo, magari un fiore, che le rappresentasse. Chi consigliò le violette, come in Francia, chi l’orchidea, subito bocciata perché costosa e rara, ma Teresa suggerì: “Scegliamo la mimosa, un fiore povero, ma forte, facile da trovare nelle campagne, che rappresenta bene l’unione delle donne con tutti quei fiorellini messi insieme!“e, per convincere i più indecisi, raccontò che secondo un’antica leggenda l’albero della mimosa sarebbe nato dal sacrificio di una giovane donna dalla grande chioma d’oro, proprio come il colore delle mimose. La proposta fu accettata e quando Teresa, ormai molto anziana, ricordava la scelta di quel fiorellino giallo, diceva: “Mi commuovo quando vedo l’8 marzo le ragazze scambiarsi i fiori gialli delle mimose perché penso che non ho vissuto inutilmente”. Teresa nasce a Genova nel 1921, si trasferisce nel ’32 a Firenze dove suo padre diventa dirigente del Partito d’Azione toscano; è una ragazzina vivace e sensibile ai valori della libertà e della giustizia sociale, così, quando al liceo un docente fa l’apologia delle leggi razziali, abbandona l’aula perché non vuole assistere a “quella vergogna”; sarà espulsa da tutte le scuole per quel coraggio che dimostrerà ancora, non solo da partigiana, ma anche da costituente e giovane deputata del partito comunista che non esitò ad abbandonare, in disaccordo con la politica stalinista e la linea di Togliatti. Morì a 92 anni nel 2013 e fino all’ultimo fu impegnata nelle lotte per i diritti delle donne e dei minori. Tuttavia in Italia si deve arrivare agli anni Settanta per vedere la nascita di un vero e proprio movimento femminista. L’8 marzo 1972 in Piazza Campo de Fiori a Roma si è svolta la manifestazione della festa della donna, durante la quale le donne hanno chiesto, tra le varie cose, anche la legalizzazione dell’aborto. Il 1975 è stato definito dalle Nazioni Unite come l’Anno Internazionale delle Donne e l’8 marzo di quell’anno i movimenti femministi di tutto il mondo hanno manifestato per ricordare l’importanza dell’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne. Non dovremmo mai dimenticare quanta strada si sia percorsa e quanta ce ne sia ancora da percorrere, visto quello che ancora oggi si verifica nella nostra società, per sensibilizzare ininterrottamente sulle difficoltà di varia natura che incontra il sesso femminile, come la violenza di genere e il divario salariale rispetto agli uomini. Per questo motivo è sempre positivo rimarcare alcune date e prendere posizioni anche nella vita quotidiana, quando si verificano episodi che avviliscono e umiliano le donne.
Maria Rosaria Teni
