
(La dea Flora,Luca Giordano 1697 circa)
Flora è la divinità italica della primavera, della floricoltura, dei giovani e protettrice con Giunone Lucina delle partorienti. Il suo nome deriva dal latino flos, floris (“fiore”). Lo scrittore latino Marco Marrone, affermava che la dea Flora fu introdotta a Roma dal re Tito Tazio e aveva fatto costruire un saccello in Campidoglio, il saccello era una piccola area recintata priva di copertura, che si trovava attorno all’altare, di norma era dedicato a una divinità minore. Flora era la personificazione delle forze nuove della natura, quindi della primavera e veniva spesso chiamata affettivamente Mater. Di solito veniva raffigurata come una donna giovane con una corona di fiori che le adornava la testa, avvolta in una lunga tunica ed un mantello pieno di fiori che la dea lanciava intorno a sé.
Scrivere della dea Flora è naturale che venga in mente il sonetto e la primavera di Vivaldi:
- Allegro (in Mi maggiore)
Giunt’è la Primavera e festosetti
La Salutan gl’Augei con lieto canto,
E i fonti allo Spirar de’ Zeffiretti
Con dolce mormorio Scorrono intanto
Vengon’ coprendo l’aer di nero amanto
E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl’Augelletti
Tornan di nuovo al lor canoro incanto:
- Largo e pianissimo sempre (in Do diesis minore)
E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme ‘l Caprar col fido can’ à lato.
III. Allegro pastorale (in Mi maggiore)
Di pastoral Zampogna al suon festante
Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato
Di primavera all’apparir brillante.
Buon Ascolto!
https://youtu.be/3LiztfE1X7E?si=QHqndseXwcD45TUC
Maria Rosaria Perrone

