Poesie “vegetali” le definisce il poeta Federico Lugli, ospite della nostra rivista con tre liriche intessute con precisione pittorica, che asseconda un palpito interiore che anela a immergersi nel palpito universale della natura. Egli compone un affresco poetico dal lessico delicato eppure incisivo (“questa resurrezione e ancora l’estasi infante / e la mia carne rampicante splende verde”), e la struttura libera favorisce un ritmo contemplativo che intreccia tempo e materia, evocando un orizzonte che si rivela (“Le nostre scarne radici s’intrecciano,/fraterno l’orizzonte ci è davanti.”). La poesia non solo descrive, ma eleva e trasporta il lettore sulle ali di una riflesione universale. [ Maria Rosaria Teni]
E ancora, sì, quel viola si diffonde,
al tatto intenerisce il primo verde, ancora
si riversano i racemi, s’imbevono di luce,
s’elevano, una speranza s’àncora a quella
fragilità senza limite, sorprese entrambe
d’esistere, e ancora mutano le forme e incantano,
diademi d’aria i fiori fluttuano e liberata
la gioia è alta in volo, ancora pullula il glicine –
foglie e viola e carne – ancora un visibilio arde,
il suo profumo esplode, ci sommerge
questa resurrezione e ancora l’estasi infante
e la mia carne rampicante splende verde
e dove va dove la porta il canto a lampi
ancora tempestando i sì viola SÌ ovunque SÌ!
Questa vite disseccata si torce,
incisa con violenza nel tramonto;
ma in un torpore oscuro mormora
lo slancio verde della linfa:
nel sogno l’alba lontana
s’avvicina. Accanto a lei
piego la testa, chiudo gli occhi, –
abbandonato a quel fantasticare.
Le nostre scarne radici s’intrecciano,
fraterno l’orizzonte ci è davanti.
I suoi rami, le mie braccia
ecco si tendono… Sono io, io ora e qui
che m’avviticchio a questa vita.
Accanto al fosso ecco apparire
alla curva di sempre, vecchio nodoso e dolce
il mio ciliegio: finalmente in fiore.
Non durerà il prodigio, bianco più di queste
nuvole, che dall’alto lo modellano allo sguardo;
ma entrambi siamo sotto il cielo, tremiamo insieme…
Quell’esistenza, perché ora m’assale
eterea e senza età nel suo volersi sposa?
Non è che il movimento interno alla stagione,
natura cieca, indifferenza a gioie e pene
in equilibrio verso il niente! Perché
mi corri incontro, ti fai così reale?
Stavolta non toccherò le rughe della scorza
come una fronte amara di pensieri per saperti
qui, non illudermi davanti a un’ombra.
Il tuo fiorire quieto con il tempo,
confitto in questa zolla sembra, sì,
dare un senso anche al nostro spaesamento.
Oggi ha forza quel tuo fiorire in fuga.
Oggi s’iscrive nella storia dell’eternità.

ph Alessandra Margiotta
Federico Lugli abita a Carpi (MO), è nato il 3/6/1977 e insegna greco e latino al liceo. Scrive poesie da quando era bambino, anche se non ha mai pubblicato nulla.