Non avevamo una palla di gomma,
quel poco che l’Italia aveva,
era destinato a fronteggiar la guerra.
Improvvisando un rotolo di stracci,
legati con la corda,
giocavamo al pallone sulla strada,
segnando i limiti della porta con sassi.
A piedi nudi, per non rovinar le scarpe,
(piccola fortuna averle ancora di pelle)
ci prendevamo a calci,
facendo rotolare verso la porta
quel fagotto strano,
scansandoci al passaggio di un camion,
di un carretto o al tintinnio leggero
di una bicicletta.
Il nostro mondo era lì in quegli anni,
a fianco della massicciata della ferrovia.
Pochi allora i treni,
e la magia prendeva al loro passaggio,
ritmato dalle fratture del binario.
Di quell’epoca dolce/amara, fra i ricordi,
ho due dita rotte dallo sbaglio,
nell’aver colpito, invece di quel fagotto,
un imprevisto sasso.
Quando il tempo cambia,
mi fanno male, ma il dolore.
si allevia un po’ nel ricordare.
Lucio Zaniboni

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