Il punto di vista – “La sopportazione del male/ I femminicidi” – di Mariantonietta Valzano

lente ingrandimento

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

Dal 1° gennaio al 3 marzo ci sono stati 60 omicidi, di cui 20 sono donne. Secondo una ricerca ONU, il 55% di tutti i femminicidi sono consumati da familiari o dal partner. La maggior parte delle donne uccise nel mondo erano nella loro casa, un luogo che dovrebbe essere sicuro, protetto dal male; invece esso penetra e ne pervade le mura fino a soffocare l’aria, fino ad uccidere. Il femminicidio nasce e matura in famiglia. Famiglie che talvolta da fuori non danno segni di squilibrio e dove la violenza,sia fisica che psicologica, si esibisce. Se ci sono dei figli maschi vengono presi a pretesto dagli assassini per una pedagogia sul “come trattare le donne”, figlia anch’essa del passato in cui l’uomo padre-padrone aveva nel concetto dei suoi privilegi e della sua superiorità, il senso della propria esistenza. Per non parlare che, a livello legislative, la dignità delle donne è relativamente recente. Solo nel 1996 si approva le legge 66 che stabilisce la violenza personale “reato contro la persona” e non “contro la morale”. Sembra strano. Tante cose sono strane. Nella nostra Costituzione è ben sancita la dignità di ogni persona a prescindere dal sesso, religione o etnia. Allora perché fino al 1996 le donne non avevano una vera e propria dignità? Perché a tutt’oggi vengono retribuite e valutate meno degli uomini? E meno male che abbiamo una donna come Presidente della Corte di Cassazione, la dottoressa Margherita Cassano e Giorgia Meloni  come Presidente del Consiglio dei Ministri! Eppure sembra non bastare mai, se ci si sofferma su quanta violenza le donne ogni giorno subiscono. Circa 20.000 ne denunciano il fatto, ma non è sufficiente. Infatti, di rado  le donne che hanno denunciato  vengono comunque uccise, anche se il reo aveva la restrizione dell’avvicinamento alla persona con il braccialetto elettronico. Ma amaramente c’è dell’altro. Casi in cui i figli, per far cessare le violenze verso la propria madre, decidono di uccidere il padre, come è successo a Makka, una ragazza di 18 anni, accusata di omicidio aggravato perchè dopo anni di violenza sulla mamma, ha ucciso il proprio padre, pagandone le conseguenza, affrontando le accuse, anche se ha dichiarato che il padre l’aveva attaccata mentre cercava di far cessare l’aggressione sulla madre e lei si è difesa con un coltello. Un altro è Alex Catoia, condannato per omicidio, stesso film. Il fratello in tribunale ha dichiarato: mai momenti felici, aggiungendo che se Alex non avesse ucciso il padre egli stesso li avrebbe uccisi tutti. Una famiglia del “mulino bianco”, come ha detto, perché all’esterno non si doveva sapere nulla. Tutto perfetto, nelle apparenze. Questi sono solo due drammi che dovrebbero far riflettere tutti. È arduo giudicare, poiché non sempre la legge tiene conto dei danni psico-fisici che questi “figli che si sacrificano” hanno dovuto subire per anni. Parlo dei figli che si “sacrificano” perchè sanno di andare incontro a conseguenze, ma non ne possono più. Oggi come oggi la nostra società civile del terzo millennio, intriso di tanta tecnologia da far vacillare l’intelligenza umana a confronto di quella artificiale, non ha nel suo consesso ancora maturato ciò che è basilare: la parità di genere e il rispetto.
Le vane giustificazioni sul fatto che gli uomini debbano sostenere un confronto culturale ed emancipante con le donne, non tiene più. Perchè allora tanti uomini non commettono né violenze e né omicidi verso le donne? Perchè non sono malati, nel senso che quel “male” non li ha intrisi, sono liberi, hanno trovato nella convivenza e nella collaborazione con le donne un’opportunità di crescita e di forza per costruire e consolidare la loro identità. Questa è la “normalità”, la giusta equazione del genere umano.
Questo è il punto da cui partire e arrivare per le generazioni odierne e future. Anche perché, oltre ai femminicidi, basta ai figli “sacrificati” per salvare la propria vita e quella delle madri, fratelli e sorelle.
Ci vuole civiltà, rispetto e tanta intelligenza umana, quella del cuore.

Mariantonietta Valzano

Avatar di Sconosciuto

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
Questa voce è stata pubblicata in Il PUNTO DI VISTA – di Mariantonietta Valzano. Contrassegna il permalink.

Rispondi