
Scorrono in un crescendo doloroso immagini di guerra e disperazione e il poeta, partecipe e commosso, ricorda l’immane ferita della Storia che ha sterminato esseri umani inermi e senza colpe. Un ritratto crudo e struggente della condizione umana, sottoposta alle ragioni belliche che calpestano ogni diritto e ogni etica. La lirica si snoda attraverso un ritmo che conduce il lettore nel cuore della tragedia umana e l’adozione di allitterazioni e iterazioni sottolinea la ferocia e la disperazione della guerra e l’urgenza di porre un limite alla ferocia e alla violenza. [Maria Rosaria Teni]
Che disastro, solo macerie,
lacrime, dolori, infinite miserie!
Di più a patire è la povera gente
rimasta di colpo senza niente,
dover cercar rifugio e scappare
ignari in qual lontano luogo andare.
Non è bastato l’insegnamento
dell’Olocausto, tragedia del novecento!
Però si sappia quello che ci aspetta:
o vien la pace e si finisce di bombardare
o inevitabile verrà lei, la guerra nucleare.
Silvio Valdevit Lovriha

Silvio Valdevit Lovriha è nato a Trieste il 31.12.1939 e risiede a San Vito al Tagliamento in provincia di Pordenone. Pensionato, con 3 pronipoti e altri 2 in arrivo si diletta a scrivere raccontini e poesie, talune apprezzate da critici letterari.
