Liliana Segre:
“Per me il Giorno della Memoria è 365 giorni l’anno.”
Pienamente condivisibile il pensiero della senatrice Segre che, nel corso della sua vita, ha testimoniato strenuamente l’orrore vissuto sulla propria pelle e su quella dei perseguitati dalla ferocia di un odio insano e disumano. Certamente, per quanto ci riguarda, la pagina della nostra rivista sarà sempre aperta per raccogliere scritti e articoli di approfondimento su una pagina di Storia che deve essere ricordata, sempre, tutti i giorni. Le radici dell’antisemitismo hanno generato un clima sociale e umano che ha gravato su tutta l’Europa durante gli anni dei regimi nazifascisti, avvelenati dalla pubblica e generalizzata discriminazione verso gli ebrei e verso tutte quelle comunità che questi totalitarismi consideravano disprezzabili “minoranze”, senza alcun diritto, neppure quello di esistere.L’antisemitismo servì pertanto da base a quei movimenti e a quei partiti di destra che, alla fine del secolo XIX, iniziarono ad avere un peso non trascurabile in Germania e in Austria e Ungheria. Negli anni del nazismo, Hitler fece dell’antisemitismo uno dei fondamenti della sua dottrina razzista fino al punto di considerare l’elemento ebraico il principio di ogni male. Ai suoi occhi un popolo si definiva attraverso lo “spazio vitale” che era stato in grado di conquistare e gli ebrei, in quanto non possedevano uno spazio proprio erano pertanto un “non- popolo”, un elemento parassitario che metteva radici in seno ad altri popoli finendo per denazionalizzarli, imbastardirli, far loro perdere i caratteri specifici che avevano avuto in dono dalla natura. Gli ebrei erano pertanto gli avversari delle leggi di natura, coloro che avevano impedito al superiore popolo ariano di realizzare il proprio destino storico. La soluzione era ovvia: a questo punto bisognava restituire la grandezza alla Germania e questo si poteva fare soltanto sbarazzandola dagli ebrei. Per una corretta, anche se breve ricostruzione storica, è necessario considerare parzialmente diverso il caso dell’Italia che, al pari di altri paesi, metteva in pratica un antisemitismo limitato a settori relativamente minoritari della popolazione, tenendo conto sempre della superiorità e della supremazia dei popoli ariani e queste aberranti concezioni saranno poi tradotte in precisi regolamenti imposti in tutti i paesi sottomessi alla Germania nazista o che hanno con essa rapporti di alleanza. Conosciamo ormai il drammatico evolversi di questa deplorevole intolleranza che negli anni del nazismo si è manifestata come un vero e proprio obiettivo politico, perseguito e attuato attraverso la promulgazione di leggi razziali e l’istituzione di “campi di lavoro” – in realtà luoghi di sterminio e di tortura – dove sono stati deportati, non solo gli ebrei, ma tutti gli oppositori dei regimi tortalitari. Iniziata in Germania già nel 1933 e seguita poi dall’Italia nel 1938, culminerà, come raccontato dalla Storia,durante il secondo conflitto mondiale nella cosiddetta “soluzione finale”, un piano sistematico di sterminio totale ( Shoah, in ebraico) di tutti gli ebrei dei territori occupati dai tedeschi tra il 1939 e il 1945.
La speranza è che la memoria conservi questo momento doloroso, anche quando i sopravvissuti non potranno più dare la loro testimonianza e allora sarà dovere e compito dei nostri figli e nipoti preservare questa memoria proprio per scongiurare nuove persecuzioni e discriminazioni tra esseri umani.
Maria Rosaria Teni
