
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
L’anno è iniziato, ancora con le pagine scritte da un mondo intriso di tante piccole guerre. Piccole perché circoscritte in territori definiti, grandi perché i loro effetti sono riverberati in ogni dove: aumento costi energia, generi alimentari, traffico navale interrotto nel Mar Rosso e conseguente aumento dei costi per tutto ciò che afferisce ai vari prodotti d’importazione (siano essi tecnologici, meccanici, tessili o manufatturieri). In questo giro di giostra l’economia mondiale è sempre più ostaggio di fluttuazioni finanziarie che risentono dell’umore e delle mire degli investitori.
In questa triste lista di conflitti si innestano i flussi migratori, sempre più pressanti dovuti non solo alle guerre in corso, ma anche ai cambiamenti climatici. Ci sono zone tropicali che si sono estese, aumentando in maniera esponenziale la siccità e la conseguente impossibilità di coltivare. Nonostante i vari accordi internazionali, gli effetti dello spostamento delle persone, che poi arrivano in modo irregolare in Italia o in altri stati, poiché non possono avere i documenti, si vedono anche nelle nostre città, dove le file della povertà sono in continuo aumento. Per non parlare di tutti quelli che muoiono prima di arrivare.
Già questo è un quadro desolante che il nostro Presidente Mattarella ha magistralmente descritto nel suo discorso di fine anno. E proprio dal suo discorso che l’Italia deve ripartire. Dai giovani che forse debbono essere più coinvolti nella vita politica del nostro Paese. È inutile stare a lamentarsi che l’Italia è un Paese di vecchi, se ai nostri giovani non diamo la possibilità di far parte attivamente e proficuamente della vita e del tessuto socio-economico dell’Italia .
E poi abbiamo sempre più pressante la fuga delle nostre giovani professionalità all’estero.
Lo Stato investe circa 25 mila euro per la formazione universitaria di un medico e altrettanti 128 mila per la specializzazione. Al 1° giugno 2023 il costo totale della formazione del personale medico e infermieristico si è aggirato intorno ai 50 milioni di euro (fonti UNID PROFESSIONAL), ma quanti di loro alla fine del percorso formativo esercitano poi in Italia? Quanti sono assunti negli ospedali dove ci sono tantissimi malati? I pronto soccorso che scoppiano? I medici di base che sono troppo pochi?
Quindi il Sistema Sanitario Nazionale, che era il nostro vanto dalla sua costituzione nel 1945, facendoci diventare un Paese “civile”, sta inesorabilmente detereriorandosi. Eppure, durante la pandemia, quante promesse… quanta importanza ha avuto in quel drammatico frangente ogni singola persona che lavorava nella Sanità.
Due cose sono fondamentali in un Paese: Istruzione e Salute; se essi mancano non vi è crescita, lavoro, ben-essere e quindi assenza di conflitti sociali e limitazione di reati.
L’aumento delle baby-gang nelle grandi città, la ghettizzazione delle periferie genera un nuovo tipo di conflitto sociale che si aggancia ai crescenti numeri della povertà assoluta che, secondo un rapporto Caritas al 7 dicembre 2023, è di 5,6 milioni di persone pari al 9,7% della popolazione italiana. Sempre nello stesso rapporto si mette il luce come la povertà sia diventato un fenomeno strutturale con i caratteri dell’ereditarietà. Ciò vuol dire che allargando lo sguardo, l’ascensore sociale non funziona più. Nel ceto medio c’è una deriva verso il basso della scala sociale, uno scivolamento anch’esso strutturale che palesa i suoi effetti, frutto delle vergognose cause del continuo svalutare il lavoro in termini remunerativi. Oggi come oggi un’ora di lavoro, di un amministrativo o un operaio, vale molto meno al netto dell’equivalenza del cambio valuta nel tempo rispetto a trent’anni fa. Pertanto non vi è un adeguato reddito prodotto dal ceto medio in relazione al costo della vita. Tutto al contrario di ciò che accade per i grandi redditi. È impossibile sostenere un adeguato welfare in queste condizioni e ciò è una preoccupazione che ha espresso anche il Capo dello Stato.
Infine il nuovo anno si apre con la conta delle prime vittime dell’odio inaudito “contro” le donne. Dico “contro” e non “verso” perché ormai é un vomitare malvagità in ogni forma e senza senso, che si palesa di continuo. Non voglio criminalizzare gli uomini, perché la maggior parte di essi non è assolutamente contagiato da questo “virus” che avvelena l’anima delle persone frutto di una cultura non “cultura” ma di credenze a sfondo patriarcale che ha poco a che fare con la crescita evolutiva – sociale – educativa che ci sarebbe dovuta essere nel corso dei secoli. Ma altri più esperti di me possono spiegare questo passaggio involutivo e magari adottare una divulgazione più ampia e serena su questo tema.
Ma quando il “virus” della benevolenza, della condivisione e della collaborazione potrà diventare altrettanto contagioso e sconfiggere questi attacchi inutili, peraltro verso una metà dell’Umanità? Per crescere e andare oltre, verso un futuro reale che sia foriero di ben-essere.
Perché noi, tutti noi, ci meritiamo un futuro migliore, dove non ci siano conflitti sociali, dove non sia utopia l’adeguato accesso alle cure come all’istruzione, dove non vi sia più schiavitù per un salario non “minimo” ma un giusto salario per tutti, senza il troppo e senza il poco e dove un uomo e una donna siano parimenti liberi di esprimere se stessi in ogni dove e in ogni modo con la stessa importanza. Quello che auguro è che il nuovo anno possa cambiare le nostre vite in positivo, in modo da iniziare un percorso strutturale diverso, che possa portare solo… Cose Buone a questa Umanità ancora troppo sofferente.
Mariantonietta Valzano
